domenica, 26 maggio 2019
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CURCIO. STORIE DI GRANI

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IMG_1131IMG_1132IMG_1133Quando le radici non vengono tagliate, anche se il tronco cade e apparentemente cessa di vegetare, succede che dopo un po’ germogliano virgulti arricchiti da una linfa speciale, una linfa carica di storia, di passione, di valori antichi che magari sanno prendere nuova veste, conservando dentro l’essenza filosofica e il senso del sacro che la terra sa conservare ed elargire con generosità.

Ecco, la vicenda umana, professionale ed imprenditoriale di Salvatore Curcio è impregnata di questo humus.

Suo padre e suo nonno erano contadini, lui nasce e cresce in campagna perché i contadini modicani vivono insieme alla famiglia nel posto dove lavorano. Dimorano nel luogo di lavoro perché coltivano la terra e al contempo fanno zootecnia, quindi la loro vita non può staccarsi dal luogo di lavoro. I contadini vivono in simbiosi con la terra che coltivano, che curano e che amano, ma al contempo vivono in relazione con gli animali che allevano.

I contadini, in questo ambiente rurale, imparano la libertà e la disciplina, la regola e la misura, il rispetto e la sfida, in questo contesto si sviluppa il loro orgoglio e anche il coraggio, nonché l’umiltà e la pazienza, ma soprattutto il senso di responsabilità, cifra di cui non possono fare a meno, altrimenti il loro sistema crolla.

In questo contesto pratico ed esistenziale sperimentano le loro abilità e fanno i conti con le loro fragilità, mentre il contatto con la natura li mette a contatto con la bellezza, lo stupore, l’incanto verso la magnificenza dell’universo. A contatto con un lavoro duro sperimentano la logica della semplicità e la virtù della ponderatezza.

L’arte del contadino è una scuola di vita che insegna l’essenzialità, insegna la costanza, insegna il rispetto di ogni elemento della natura, regala il senso autentico delle cose.

Salvatore Curcio nasce in questo ambiente, cresce e si forma in questa scuola, poi studia anche altro, diventa ingegnere, fa diverse esperienze, ma quando il padre per ragione d’età lascia l’attività lavorativa lui sente il richiamo del ritorno, il senso di responsabilità fa il suo lavoro in silenzio ed in ombra. Salvatore sente che la terra non può essere abbandonata, sente che non può voltare le spalle a quel mondo che lo ha nutrito di pane e di valori, sente il bisogno di sedersi sotto quell’albero di carrubo che lo accoglieva da piccolo quando si trovava in conflitto coi genitori e lì si sedeva per riflettere, sente il bisogno di accogliere ed esaminare cosa vogliono dirgli la valanga di ricordi che bussano alla sua anima. Si ferma a riflettere, ad ascoltare le voci interiori che si manifestano non solo come ricordi, come atmosfere di libertà, ma anche come profumi, come sapori, quel mondo è presente dentro di lui, lì sono le sue radici e da esse ricava linfa psichica.

Allora l’ingegnere, guidato e supportato dalla memoria emozionale, nel 2003 torna alla terra per coltivarla, con il preciso intento di ricavarne quell’oro che ha negli occhi, quel grano di cui ha memoria nel tatto, per arrivare a quella pasta che cucinava sua madre di cui ricorda odore e sapore.

Il suo desiderio diviene netto e ben definito, desidera ritornare all’antico, desidera e vuole coltivare quei grani che crescono e fruttificano senza bisogno di fertilizzanti, senza l’ausilio di diserbanti, né di additivi chimici e pesticidi, vuole mettere su un’azienda “Bio-Etica”, desidera realizzare un’azienda di eccellenza per ritornare al gusto antico e ai principi nutritivi tollerati e benefici per l’organismo umano, vuole tornare a coltivare il grano che coltivavano il nonno e il padre, il grano a basso indice di glutine e ad alto valore proteico.

Purtroppo i grani che il nonno e il papà coltivavano nel frattempo erano scomparsi dal mercato perché i processi produttivi industriali avevano avuto bisogno di altre varietà di grani, quelli ad alto contenuto di glutine in grado di fornire farine il cui impasto presenta una elasticità maggiore e una più facile lavorazione per produrre i prodotti derivati.

Ecco allora che la tenacia del contadino e la cultura dell’ingegnere si danno la mano e si rivolgono all’Istituto di Grani-Coltura di Caltagirone dove sono conservate tutte le varietà antiche di grani che venivano coltivati in Sicilia. L’istituto ne conserva ben 54 varietà, tutte quelle che ben si adattavano alla varietà e diversità del territorio della regione.

In questa sorta di “Banca dei grani” trova la varietà autoctona della zona iblea il “Bidì”, ne prende un poco e lo semina, e, negli anni, tramite i raccolti, arriva ad avere la quantità necessaria all’autosufficienza dei suoi terreni.

Dieci anni circa di tenacia, costanza e pazienza per arrivare a realizzare il suo sogno: produrre grano a basso indice di glutine, cioè tollerabile dall’organismo umano. Poi, nel 2013, con audacia e coraggio parte la sua impresa che ovviamente si declina sul piano artigianale.

Il come passare dalla farina alla pasta è un altro tassello, è quello in cui coniuga l’audacia con la familiarità alla tecnologia, contatta un molitore, Filippo Drago, a Caltagirone, che possiede un mulino a pietra dotato di una tecnologia avanzata capace di pulire i semi dalle impurità che potrebbero dare retrogusto.

Ottenuta la farina integra di tutti i costituenti del grano, cioè la fibra, il germe di grano, gli oli essenziali, cioè il prodotto di eccellenza utile alla salute e ricco di sapore e di quel profumo che erano stati richiamo sensoriale ed emozionale, si rivolge ad un maestro pastaio, Spinello, con cui mette a punto il processo di produzione della pasta; anche qui vengono coniugate esperienza e tecnologia, un laboratorio dotato di trafilatura in bronzo che assicura la rugosità della pasta utile a trattenere i condimenti, e un’essiccazione a bassa temperatura in un tempo lungo in modo da asciugare lentamente, come quando la pasta veniva fatta a mano. Il prodotto finito è un prodigio che racchiude i profumi della biodiversità della campagna siciliana.

Una bella storia, la realizzazione di un sogno personale, ma anche un regalo che condivide con chi ama la genuinità e i sapori del passato.

Carmela Giannì

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