sabato, 20 aprile 2019
l'editoriale di Luisa Montù

FORZA RAGAZZE, BISOGNA RICOMINCIARE!

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Le considerazioni aberranti, in quanto totalmente cretine, fatte da un cronista sportivo sull’arbitro donna hanno, sì, suscitato l’indignazione di qualcuno, ma nemmeno di tanti, quasi fosse una cosa scontata il cliché del “maschio” che venderebbe sua madre pur di non perdersi la partita e della “femmina” che di calcio sa appena che si tratta di ventidue uomini in mutande che tirano calci a un pallone e li trova molto noiosi. Non è così: ci sono persone che amano il calcio e altre che non lo amano, così come avviene per qualsiasi altro spettacolo, dalla musica alla prosa, dal balletto alla mostra d’arte. Persone. Non uomini o donne. Persone.

Nel post-femminismo si era creduto che questo tipo di ghettizzazione fosse ormai superato, si era creduto che l’umanità avesse fatto un passetto avanti nella logica e nel buonsenso, ma non si erano fatti i conti con gli errori dei governi che, non riuscendo a dare alle popolazioni quel minimo benessere che la civiltà esige, hanno preferito (sicuramente per le scarse capacità dei governanti) depredarle impoverendole e non rispettando i loro diritti, quindi rendendole infelici e l’infelicità, è assodato ormai, rende stupidi.

Siamo tornati alle divisioni: uomini e donne, bianchi e neri, cattolici e islamici, persino ricchi e poveri, anzi soprattutto ricchi e poveri. Mancano solo i nobili e i plebei, giusto perché molti ex plebei sono diventati ricchi e molti ex nobili sono diventati poveri, ma nel mondo chi conta davvero, si sa, è il ricco.

L’infelicità, s’è detto, rende cattivi e noi siamo diventati infelici perché vittime di governi che hanno saputo solo toglierci senza darci niente in cambio, però hanno preteso di “educarci”. Ma come l’hanno fato? Attraverso gli slogan, spesso slogan fuori luogo e addirittura in contrasto con la realtà. Eppure lo sanno tutti che esiste un solo modo di educare: l’esempio. Se tu derubi generi dei ladri, se tu non impartisci la giustizia nel modo corretto generi profittatori, truffatori, assassini, se tu stupri le anime generi stupratori.

Ma torniamo alle donne, che avevano creduto troppo presto di aver vinto la loro battaglia e forse si erano adagiate sulle conquiste ottenute. Adesso devono rimettersi in marcia e si troveranno di fronte non il nemico storico, bensì un nemico incattivito dall’aver dovuto cedere per un po’ quella supremazia che era convinto gli fosse dovuta in nome di una superiorità che non era mai stata reale, ma nella cui illusione aveva creato la convinzione della propria forza, favorito in questo, spesso, anche da una madre debole e sciocca.

Rivalsa e vendetta, ecco in cosa si traduce oggi la pretesa superiorità maschile. Inutile l’esistenza di leggi, buone leggi, a corretta tutela della donna, perché poi saranno i giudici ad applicarle e lo faranno con tutta la loro fragilità di esseri umani. E le donne, quelle che non hanno capito che “parità” vuol dire dignità di essere se stesse e non emulazione dei peggiori comportamenti maschili, si orienteranno verso convinzioni corrotte dalla paura e dall’ignoranza.

Quindi forza, ragazze, adesso occorre ritornare in piazza a rivendicare i vostri diritti, senza slogan ma con assoluta consapevolezza, a difendere la dignità che vi compete e a pretendere quel rispetto che vi è nuovamente negato e ogni volta che l’arbitro donna dimostrerà di essere più competente e corretto dell’arbitro uomo non permettete mai più i commenti vergognosi di chi ha l’uso della parola pur se gli è stato negato quello del cervello. Quelle parole imparate a ricacciargliele in gola come fecero un tempo le vostre madri, che avevano lottato nella speranza di dare a voi un mondo più consapevole e più giusto. Non perdete tempo a modificare la lingua italiana per femminilizzare termini dal significato neutro, usatelo, il vostro tempo, per cambiare il mondo!

 

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