sabato, 20 aprile 2019
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DENDROCLASTIA

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Cari amici lettori, scusate se ancora una volta siamo costretti a parlare di alberi e di gestione del verde pubblico, ma un ennesimo intervento brutale compiuto su povere piante che certo non hanno nessuna colpa da espiare ha suscitato un vasto coro di proteste indignate.

Stiamo parlando dell’orrendo spettacolo che, senza preavviso e senza spiegazione, i modicani si sono trovati davanti passando nella zona di snodo tra la SS.115 (Via Sacro Cuore/Polo Commerciale) e la SS.194 (direttrice Pozzallo/Marina di Modica).

Estirpate senza pietà siepi di oleandri, sparite le acacie saline, oscenamente capitozzati a colpi di benna i disgraziati eucalipti… una scena da day after.

Ancora una volta la gente si è trovata di fronte ad un fatto compiuto. Compiuto con una rapidità che ameremmo trovare nella soluzione di tante opere pubbliche che l’attendono da decenni.

Si ripropone un copione già visto anni fa nei pressi del polo scolastico della Sorda, al Dirupo Rosso e, più di recente, all’Ospedale Maggiore con l’abbattimento di filari di alberi, soprattutto pini (pinus pinea). Da un giorno all’altro fine dell’ombra, fine dell’aria balsamica.

L’abbondanza di pini, cipressi ed eucalipti presenti nel nostro territorio è frutto dell’opera della Forestale, che ha rimboschito le ripe scoscese e franose delle nostre cave, purtroppo con essenze non autoctone e paesaggisticamente non adatte. Ma tant’è, all’epoca questo passava il convento. L’economicità e la rusticità di queste essenze, unite alla scarsa conoscenza dello sviluppo radicale e della resistenza delle chiome al vento e all’eventuale sovraccarico meteorico, ne ha favorito la piantumazione urbana nella seconda metà del secolo scorso. Adesso siamo alla resa dei conti: molte piante sono a rischio di caduta per sradicamento da terreni inadatti, troppo spesso sottoposte al taglio delle radici superficiali che causano il dissesto di strade e marciapiedi, o a capitozzature estreme, intese a limitarne lo sviluppo della chioma.

Rassegniamoci: tra qualche tempo vedremo sparire le ficus benjamine sparse anni fa per tutta Modica, splendide piante dall’apparato radicale sotterraneo ed aereo possente e perciò del tutto inadatte ad essere usate come piante da bordura di viali urbani; figurarsi poi piantate a pochi metri dai palazzi del Corso e sulla spalla murata dei torrenti coperti, o in mezzo alla scala monumentale di San Giovanni!  Piangeremo per l’ombra sparita e per l’aspetto improvvisamente brullo, ma l’espianto sarà inevitabile per limitare i danni.

Sarebbe opportuno programmare tutti gli interventi sul verde pubblico e prevedere con sapienza e saggezza la sostituzione delle essenze giunte a fine vita: la vista dei fusti delle palme distrutte dal punteruolo rosso è terribile e deprimente.

Apprendiamo con piacere la proposta di dotare la nostra città di un Piano del Verde fatta dal consigliere M5S Marcello Medica in occasione dell’iniziativa “Alberi per il Futuro”, nella quale si è lasciata coinvolgere l’amministrazione comunale e tutta la maggioranza che la sostiene. Purché questo Piano, ammesso che riesca a vedere la luce, non finisca nel dimenticatoio come il Piano del Colore, il Piano del Traffico o le direttive per l’illuminazione artistica…

Nelle more della nascita di questo Piano, chiediamo però per l’ennesima volta al Sindaco di informare correttamente la popolazione sul tipo e sullo scopo di ogni intervento sul verde pubblico con congruo anticipo, per evitare l’effetto sorpresa che ha sempre un impatto negativo. Chiediamo soprattutto che tutte le decisioni vegano prese dopo una disamina attenta del caso, suffragata dal parere di esperti agronomi.

Saremmo veramente molto lieti che il nostro primo cittadino potesse essere ricordato non come “Mani-di-forbice” ma come epigono del mitico Johnny Appleseed (Giovannino Semedimela), che due secoli fa sparse semi e coltivò migliaia di meli in Ohio, Illinois ed Indiana.

Però il timore che anche stavolta le nostre siano parole al vento è forte, molto forte.

Lavinia de Naro Papa

Nota editoriale:

Il termine dendroclastiaè un neologismo fresco di giornata, creato da dendro(albero) e clastia(distruzione).

Sul tema della gestione del verde pubblico, La Pagina ha pubblicato diversi articoli: chi fosse interessato all’argomento e volesse prenderne visione può cercare nell’Archivio del giornale “Albero, bell’albero” del 2014 e “Modicani, gli alberi non sono nemici” del 2018. Numerosissimi poi gli interventi scientificamente qualificati diAbel, vero esperto del ramo ed appassionato divulgatore dell’amore per il regno vegetale.

 

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