domenica, 26 maggio 2019
l'editoriale di Luisa Montù

CHE FATICA RICOMINCIARE!

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Gli anni ’70 furono anni difficili, violenti. Persino andare all’Università era diventato rischioso, perché lì, come anche altrove, all’improvviso si poteva scatenare la guerriglia e non si sapeva mai come sarebbe andata a finire.

I giovani si scontravano con rabbia e con violenza, ma non era una violenza gratuita, era una violenza per sostenere delle idee, idee nelle quali credevano profondamente e per le quali erano anche disposti a morire.

Erano gli anni di piombo, sì, anni violenti, ma non di violenza gratuita, perché a muovere quella violenza, lo ripetiamo con forza, c’erano delle idee.

Erano anche anni di cambiamenti, su molti fronti. C’erano, sì, la destra e la sinistra, ma c’erano anche le femministe che si battevano per i diritti delle donne, c’erano i primi europeisti, che credevano profondamente come un’unione di tipo federalista tra i vari Sati europei avrebbe potuto portare benessere, pace, giustizia, c’erano gli animalisti che chiedevano anche per gli animali un trattamento più umano e rispettoso.

C’era violenza, è vero, ma non era violenza fine a se stessa, si lottava per qualcosa e non perché non c’era niente da fare.

Poi quegli anni finirono. Si pensò che combattere fosse servito a qualcosa, che la società e anche la politica fossero migliorate, maturate.

Ci si adagiò in questa convinzione, in questa illusione.

Arrivò il boom economico, arrivò internet, i giochi di ruolo, i social. Il quotidiano appariva sempre più banale e cominciammo a giocare per sentirci supereroi, non gente normale, qualunque, ci rifugiammo nei social per incontrare persone nuove ma soprattutto emozioni nuove, per sentirci diversi da quello che eravamo e, piano piano, soprattutto per apparire, per farci notare, per essere “Qualcuno”. Ottenere questo però ci portò a precipitare sempre più nella massa diventando, passo dopo passo e ben presto, “Nessuno”. Da qui la stupida necessità di diventare “visibili”, di farsi notare in qualche modo. Siccome però da anni la “politica” si era trasformata in gestione di interessi privati, quindi le idee si erano perdute per essere sostituite dai concetti di sopravvivenza da un lato e di massimo agio dall’altro, non c’era più un piano sul quale emergere se non arricchirsi, e questa è cosa di pochi. Non rimase che il vuoto e non è forse sul vuoto che poggia le sue basi il bullismo?

L’essere umano non nasce pacifico, generoso, sociale; nasce crudele, violento, egoista. E’ l’osservazione di quello che si trova attorno a noi che ci fa ragionare, ci fa sorgere la curiosità di scoprire, di capire, di imparare. E’ così che nasce la civiltà. Quando perdiamo questa curiosità di conoscere, quando crediamo che il mondo sia al nostro servizio e basta, quando pretendiamo di usare quello che sta attorno a noi invece di cercare di capirlo, allora torniamo indietro, allo stato brado, torniamo primitivi, selvaggi. E non certo il “servaggio” di Pascarella consapevole di sé! Normale dunque che ci si abbandoni alla violenza, proprio a quella violenza gratuita che ormai non dovrebbe far più parte del nostro mondo.

E’ questa la violenza che degrada oggi la razza umana e fa arrossire chi ancora ha in sé quel retaggio di civiltà coltivato per generazioni.

Eppure, proprio oggi, uno spiraglio di luce riusciamo a vederlo. Lo vediamo proprio in ciò che angoscia molti: è la resipiscenza di una mentalità fascista che si credeva ormai sepolta, alla quale si oppongono i progressisti, quelli cioè che alle conquiste del pensiero e del costume ci credono ancora. Insomma, stanno rinascendo le Idee Politiche.

Certo, dobbiamo ricominciare tutto daccapo e ricominciare è faticoso, ma vale la pena farlo. Oh, se ne vale la pena!

 

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