domenica, 18 agosto 2019
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“FEMMINA” PRESENTATO A MODICA

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Venerdì 3 maggio, presso la biblioteca S. Quasimodo di Modica, è stato presentato il nuovo libro di Nausica Zocco, FEMMINA, edito da LFA Publisher.

L’evento, inserito nella cornice del “Maggio dei Libri”, è stato organizzato dalla Consulta Femminile di Modica sotto l’egida del Comune di Modica e della direzione della Biblioteca.

La vicenda narrata da Nausica Zocco è il ritratto di una donna nata nei primi del 900, in una famiglia numerosa e povera, lei è la più piccola, la tredicesima.

Quando ha soli 13 anni rimane orfana di padre, è cresciuta insieme ai fratelli e alle sorelle da una madre forte e industriosa che con tenacia e duro lavoro riesce a sfamarli e a farli crescere.

I fratelli e le sorelle man mano formano una loro famiglia e vanno via dalla casa materna fin quando rimangono solo lei e la madre. Poiché nel dopoguerra alla normale condizione di povertà si aggiungeva anche la carestia da assenza di produzione, per la sistemazione di Peppina si pensa ad un matrimonio combinato, una sistemazione per assicurarle un futuro.

Peppina non è contenta, si sente, come dire, “scaricata” come una merce, il suo animo è grigio, ma tace. Dapprima subisce la situazione cercando di convincersi che il destino delle donne è quello di essere moglie ubbidiente e madre amorevole, cerca di autoconvincersi che se i parenti le prospettano questo matrimonio è certo per il suo bene, insomma subisce muta, ma non è contenta.

I preparativi per le nozze vanno avanti, ma lei non riesce a lasciarsi coinvolgere, fino a quando il giorno della vigilia della celebrazione di nozze, mentre tutta la famiglia è immersa nella sistemazione del corredo e nei preparativi delle vivande da impiegare per il pranzo di nozze, succede il colpo di scena, succede l’inaspettato.

Peppina è sola in casa e riceve la visita dello zio Tano, il fratello del padre. Tano da quando è morto il fratello ha vegliato sulla famiglia della cognata rimasta sola a tirare avanti, ha dato il sostegno che ha potuto, si è sentito responsabile sia verso la vedova rimasta sola, sia verso i nipoti orfani. Li ha tenuti d’occhio vedendoli crescere e rendersi autonomi, li ha sorvegliati, li conosce a fondo tutti e tredici, ma verso Peppina ha un’attenzione particolare, non solo perché è l’ultima della nidiata, ma perché gli somiglia, perché vede in lei un di più di intelligenza, di temperamento e di maturità, insomma verso Peppina non prova solo affetto, ma anche stima.

Tano si reca a trovare la promessa sposa per vedere come sta e si rende conto subito che i suoi occhi non brillano, quindi la interroga e, vedendola dissimulare, la incalza, allora Peppina cede, apre i lacci dei suoi sentimenti sciogliendosi in un pianto eloquente. Lo zio l’abbraccia, la fa calmare e poi le dice: prendi adesso la decisione, perché fra qualche ora sarà troppo tardi e vedendo negli occhi di lei lo spaesamento per le conseguenze la rassicura dicendole che alle conseguenze penserà lui, vuole solo vederla seguire la volontà del cuore e se vuole sottrarsi alle nozze lui sa dove mandarla per sottrarla alla baraonda del momento.

Detto fatto, Peppina prende la corriera e si allontana dal matrimonio combinato e dall’angoscia che le procurava. Con questo parafulmine affettivo riesce a sottrarsi al destino imposto, e dopo, lavorando gagliardamente come sapeva fare, riesce ad attendere un matrimonio d’amore che la rende felice.

Ecco, Peppina non si è rassegnata alla consuetudine, ha lottato mettendosi in gioco, rischiando, fino ad approdare ad una situazione dove il destino lo ha seguito, ma quello tracciato dalle proprie mani.

Lo ha potuto fare grazie ad uno zio amorevole e non bigotto che ha preso su di sé il ruolo di parafulmine pur di vederla felice. Era quella una società in cui regnavano valori di solidarietà familiare che venivano agiti con responsabilità consapevole, e solo grazie a ciò è potuta sfuggire all’ineluttabile.

Oggi è impensabile l’atteggiamento di questo zio-padre amorevole, oggi l’individualismo impera e le donne hanno dalla loro diritti codificati a cui appellarsi, ma la forza che devono mettere in campo è sempre quella della soggettività che non cede alla rassegnazione, ieri per dire no bisognava che qualcuno proteggesse, oggi bisogna proteggersi da sole, oggi occorre un di più di consapevolezza e di forza per fronteggiare l’ondata di oscurantismo che cerca di ricacciarle nella condizione di schiave tacite e mute.

Oggi i no possono essere affermati ed agiti, ma la situazione è più dura di allora tant’è che molte ci rimettono la vita, perché il costume non segue i diritti scritti sulla carta, segue ancora e sempre la forza bruta per sottomettere.

Ribellarsi al destino predeterminato è una scelta di vita che richiede forza e coraggio, ieri come oggi, la manna, si sa, non cade dal cielo, bisogna raccoglierla a terra, bisogna chinarsi e rialzarsi, bisogna esporsi, bisogna assumere responsabilità consapevole, la Peppina protagonista del libro scritto da Nausica ce lo mostra e insegna, lei corre il rischio, ma alla fine, dopo la lotta arriva la ricompensa.

Carmela Giannì

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