giovedì, 20 giugno 2019
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IL DEBITO PUBBLICO CORRE VERSO ECONOMILANDIA

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Il debito pubblico da anni, nonostante tante politiche economiche attuate, continua a non crescere.

A questo punto è lecito domandarsi perché?

Fermo restando quanto sopra, la nostra analisi registra errori nelle scelte di politica economica messi in atto da questo governo giallo-verde.           Registriamo infatti un mero analfabetismo economico di una classe politica sicuramente non adatta, o diciamo non pronta, a guidare un Paese così complesso come il nostro. Ecco il primo perché.

Secondo: Salvini e Di Maio sono partiti col piede sbagliato sfidando la Commissione Europea in occasione della presentazione del Def 2018, ben sapendo che il documento finanziario italiano era privo di sostanza.

Infatti i 5 Stelle (e in parte la Lega) anziché occuparsi delle infrastrutture, dei problemi delle fabbriche che chiudono, o ridurre la pressione fiscale sul ceto medio, o ridurre il tasso di disoccupazione e, ancora di più, anziché impegnarsi a ridurre l’elefantiaco debito pubblico (che qui ci impegna) cosa hanno fatto? Di Maio e compagni sono saliti a festeggiare sul balcone di Palazzo Chigi gridando vittoria per la scelta del Consiglio dei ministri di chiedere il 2,4% (e non l’1-1,5%) di deficit all’Ue, ben sapendo che era una forzatura suicida. Ecco un altro perché.

Ricordiamo anche i “NO” alla Tap, alla Tav e altre scelte economiche come lo sbocca cantieri. I “NO” che oggi stanno strangolando la crescita di questo Paese.

Ma non è finita qui. I due partiti in esame cosa fanno? Scelgono di intestarsi – e ci riescono – due riforme, Quota 100 e Reddito di cittadinanza, con coperture a deficit (cioè a carico del Debito pubblico). Ecco un altro perché.

Oggi il debito pubblico – grazie a tutti questi perché – viaggia intorno a 132,2% e con un trend dato al rialzo.

Ecco l’allarme Ue e la lettera di Dombrovskis e Moscoviti arrivata in questa settimana dopo le elezioni dove si mettono in luce i nostri mancati “progressi e regole violate”.

Secondo quanto è trapelato a Bruxelles, i Commissari scrivono che l’Italia non ha fatto sufficienti progressi, rispetto agli impegni presi dal precedente governo Gentiloni. Precisiamo che il problema del maxi-debito pubblico italiano è serio e va avanti da molti anni.

Le elezioni europee si sono concluse con una grande avanzata della Lega e di contro un doloroso tonfo del M5S.

Ora Salvini chiede pegno.

Infatti il team della Lega chiede di far approvare la flat tax (legge piatta) per favorire il ceto medio tanto danneggiato in questi anni.

Il M5S risponde rispolverando il tema della pensione di cittadinanza.

Entrambe sono richieste di riforme lodevoli e di grande valenza sia sotto il profilo fiscale che sociale. Ma? Purché entrambe abbiano adeguate coperture.

Invece, da quanto ci è dato capire, entrambe le riforme (come quota 100 e reddito di cittadinanza) saranno finanziate a deficit. Ecco perché il debito pubblico continua a crescere anziché diminuire.

Politiche economiche così fatte fanno salire lo spread (da un anno a circa 300 punti base), che vuol dire mancanza di fiducia, e di conseguenza spingono verso l’alto gli interessi che lo Stato deve pagare per finanziarsi.

Insomma, per uscire da tale mortale spirale occorre una seria inversione di marcia.

Questo governo ha scambiato le leggi dell’economia con quelle che animano la vita di FANTASILANDIA

Se Salvini e Di Maio continuano su questa strada il governo a breve andrà a sbattere.

Precisiamo inoltre che sono state disattese le promesse circa la legge Fornero che andava smantellata, ma è ancora lì; e poi che dal primo gennaio 2019 nessun pensionato avrebbe avuto meno di 780 euro al mese.

Inoltre, come ciliegina sulla torta, questo governo si è macchiato di un’operazione discutibile, molto discutile. Quella che – per fare cassa – ha tosato le pensioni superiori a tre volte il minimo.

Questo governo così facendo fa sì che i giovani una pensione se la sognano.

Concludo con Leopardi e il suo pastore errante, che continua a chiedersi: “Ove tende questo vagar mio breve”.

Riflettete, tribuni, prima di parlare di economia (senza averne dimestichezza) e di finirla poi a fare a gara a chi la spara più grossa! Perché tutto ha un prezzo.

Salvatore G. Blasco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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