lunedì, 16 settembre 2019
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PAGARE PER PIANGERE

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Penso che i cittadini modicani debbano sempre essere informati sollecitamente su ogni cosa che diventa una tassa da pagare, per avere il tempo di metabolizzare e soprattutto di contestare per i propri diritti.

Abbiamo bisogno che ci spieghino perché nel nostro Comune, anche quando andiamo a trovare e a portare fiori ai nostri cari defunti che si trovano nell’aldilà, dobbiamo pagare per entrare.

Non bastava che, già nel momento del dolore più grande, quando perdiamo un figlio, una madre, un padre, un fratello, dobbiamo lasciare il pianto davanti a un corpo dentro a una bara e correre in prima persona a pagare la tassa fissa per fare entrare il morto al cimitero il giorno del funerale. Adesso, volenti o nolenti, potenti o impotenti, dobbiamo pagare oppure rinunciare a un diritto che spetta a tutti: il diritto di piangere o pregare davanti a una tomba.

Già, perché io ci ho dovuto rinunciare, esattamente qualche giorno fa, il 3 giugno, quando sono andata al cimitero a trovare i miei cari ma ho trovato la porta chiusa.

Inutile cercare qualcuno per spiegare che, anche se ho 55 anni e apparentemente sto bene, sono diversamente abile ma non ho il tesserino che viene rilasciato gratuitamente a chi ha già un certificato di disabilità. Ricordo a tutti che come me ce ne sono a migliaia anche più giovani o più anziani e non tutti hanno un tesserino da esibire.

Nessuno è perfetto in questo mondo, non tutti possiamo avere un attestato di disabilità, spesso motivi burocratici e di sanità non informata non lo permettono, perché tante malattie sono poco diffuse e conosciute o vengono ignorate appositamente. Ma non è questo il punto.

Il punto è:

– perché dobbiamo pagare per entrare in un luogo dove il silenzio del pianto è l’unica cosa che si sente?

– perché dobbiamo essere umiliati e umiliarci a cercare un diritto che ci spetta semplicemente perché ci mantiene in vita e mantiene vivo il ricordo di una persona cara, a pagamento?

Non bastano forse tutte le farse, le bugie, le tasse che paghiamo e strapaghiamo per mantenere ogni giorno in vita con i nostri sacrifici un Comune che tutto prende e niente da?

Ricordiamoci che nessuno è perfetto e che la disabilità è una sensibilità d’animo da conquistare con amore, non da ignorare arrogantemente e senza cuore.

A seguito delle proteste della cittadinanza, si è deciso di intervenire consentendo ai disabili e a chi dimostri con certificato medico problemi di deambulazione la concessione del tesserino gratuitamente, salvo, in caso di richiesta di duplicato, il pagamento di dieci euro. Certo, non si è tenuto conto delle tante persone che si possono trovare in difficoltà deambulatorie senza avere un attestato medico, come nel mio caso, oppure per periodi piuttosto brevi e che quindi non possono attivare la procedura per ottenere il tesserino (vedi una brutta storta, un attacco di sciatica o di lombaggine o problemi simili) e che ugualmente vorrebbero recarsi da un loro caro in occasione di una precisa e dolorosa ricorrenza. Ma ci rendiamo conto che in questa occasione si è cercato, almeno in parte, di venire incontro ai cittadini e l’apprezziamo. Però resta sempre una cosa triste constatare che anche per piangere bisogna pagare.

Sofia Ruta  

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