lunedì, 16 settembre 2019
l'editoriale di Luisa Montù

CORSI E RICORSI

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Quando i governanti riescono a far vivere al meglio il loro popolo, la gente ne accetta e sostiene le scelte. In un governo democratico però i governanti cambiano, a quelli capaci ne succedono altri, che possono essere altrettanto capaci, ancora più capaci oppure, al contrario, in parte o del tutto incapaci. Quando si verifica quest’ultima situazione il popolo comincia a soffrire, diventa pian piano più povero, gli viene a mancare la sicurezza non solo economica ma di tutta la sua vita stessa, perché i governanti, forti del potere loro trasmesso da altri, dimenticano la funzione alla quale sono stati preposti per pensare sempre di più al proprio interesse e sempre meno a quello del popolo spingendo questo verso l’esasperazione e, di conseguenza, alla ribellione.

Se il governo è un regime di tipo dittatoriale, l’unica via per ribellarsi è la rivoluzione, ossia scendere in campo e abbattere il dittatore con la violenza; se il governo invece è di tipo democratico, allora lo si può cambiare attraverso il voto.

Nei nostri giorni la crisi economica, sociale, la perdita di certezza nell’applicazione delle leggi, da cui la sfiducia nelle istituzioni, hanno portato la gente a non credere più nella sinistra che governava e a cercare protezione nella destra. Da qui lo smarrimento di tutti coloro che nei valori, quelli veri, della sinistra avevano profondamente creduto e che non se la sentono di cambiare se stessi solo perché chi fino a quel momento li aveva rappresentati è cambiato e quei valori ha perduto.

Chi avrebbe voluto incarnare questi valori erano probabilmente i Cinque Stelle, ma, pur con le migliori intenzioni, hanno commesso un errore: dopo le elezioni, trovandosi di fronte a un popolo allo sfascio, volendo evitare il danno di ricorrere a nuove elezioni o quello, già tristemente sperimentato, di un governo tecnico, prolungando in tal modo la già grave crisi in corso, hanno accettato, ob torto collo, di governare unitamente alla destra. Questa è composta di politici con sulle spalle anni di esperienza, di gavetta, che quindi conoscono perfettamente le strategie da usare per conquistarsi i favori della massa, fagocitando in tal modo chi era armato da tante buone intenzioni ma totalmente privo dell’indispensabile malizia politica per attuarle.

Quello che ci pare sia prevalso in queste ultime elezioni europee è stata la stanchezza della gente, la perdita della fiducia, la disperazione, sì, quella disperazione che ti fa dire: basta, a costo di pagare in prima persona, bisogna cambiare.

Le notizie invero che ci arrivano da ogni parte del mondo ci rivelano che la società umana sta tornando su convinzioni e abitudini che avevano segnato il passato e dalle quali ritenevamo di esserci totalmente affrancati, pertanto vien da chiedersi se quel rinnovamento del nostro modo di pensare sia stato assimilato davvero dalle popolazioni o fosse solamente una ventata capace di trascinare ma non di mettere radici. Ci riferiamo, intendiamo precisarlo, non solamente a quanto constatiamo in Europa, ma anche, ad esempio, nei paesi musulmani, dove alcune tradizioni, dall’abbigliamento a certi comportamenti pragmatici, erano state in parte superate.

Forse quell’evoluzione da tanti auspicata e sostenuta e della quale ci sentivamo fieri era avvenuta troppo in fretta per le nostre limitate capacità di entrarvi appieno, pertanto ci era rimasta sulla pelle senza che ce ne sapessimo appropriare davvero, e ora, nel momento di crisi e di sofferenza, nel momento in cui ci si scopre abbandonati da chi avrebbe dovuto guidarci, la rinneghiamo.

Forse è anche questo il motivo per cui in tanti paesi del mondo la destra, con le sue idee, le sue tradizioni, le sue scelte di tipo patriarcale e antiprogressista, ha fatto un balzo in avanti. O forse, più banalmente, quando un popolo sta male e può cambiare chi lo governa lo fa, chi sia sia.

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