lunedì, 16 settembre 2019
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L’ HOMO VIDENS BATTE L’HOMO SAPIENS

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Di recente con una parte dei miei allievi, proprio quelli che si accingono ad affrontare il grande traguardo della maturità, attraverso la lettura di un brano tratto dal saggio di Umberto Galimberti, “La parola ai Giovani”, ci siamo interrogati sul grande valore che riveste la scrittura e la comunicazione per tutti noi oggi. Il brano che abbiamo letto e commentato spiega una lettera scritta da una studentessa universitaria che si pone il problema della difficoltà di scrittura ed espressione da cui sono affetti molti giovani d’oggi, carenze che sono state fortemente evidenziate da una relazione che più di seicento docenti universitari, accademici della Crusca, storici, filosofi e sociologi, hanno inviato al governo e al parlamento per denunciare il problema. L’allieva s’interroga sul problema della scrittura e ammette che all’università i professori lamentano gli errori gravi commessi negli scritti degli allievi e non si spiegano come possano essere giunti a questa fase della carriera scolastica pur avendo queste gravi lacune nell’elaborazione di un testo. La lettera della giovane studentessa continuava ricercando e spiegando una possibile soluzione, interessante la parte in cui si rivolge ai genitori chiedendo di non piazzare i figli sempre davanti alla TV o agli smartphone, di controllare i loro compiti, e magari la sera dedicare del tempo alla lettura di un libro con loro… La giovane poi si rivolge ai docenti e li invita a ricercare il “dialogo” con i loro studenti, li invita a mostrare tutta la passione per il loro lavoro, perché ciò che importa non è quanto bravi siano con la lavagna multimediale e con le nuove metodologie didattiche, ciò che conta veramente è l’amore che mettono nel proprio lavoro e la passione che li spinge ad amare ciò che fanno.

A questo punto dobbiamo proprio affermare che il problema della carenza comunicativa sta davvero investendo ogni ambito della formazione dei nostri giovani e di tutta l’intera società, è così, oggi si scrive male, si legge molto poco e si dialoga ancor meno… Non vorrei sembrare ripetitiva, ma non stiamo già raccogliendo i “frutti amari” di questa società della frenetica interpretazione del nulla? Un mondo dove l’homo sapiens ha ceduto il posto all’homo videns, un essere egotista che vive di immagini, di esibizioni, di “scena”. L’uomo videns non ha bisogno di parole ma di “cose”, appaga la vista ma non riesce neanche a dare un nome concreto a ciò che assapora dagli occhi, un uomo che “vede” ma non “osserva” e non riesce veramente ad assorbire la vera bellezza della vita, perché la vista è dei cinque sensi quello più avido e insaziabile, gli occhi appagano quella parte del cervello che viene investita da questi input continui che servono solo ad eccitare momentaneamente senza però destare nulla di più profondo e concreto: senza destare sensazioni reali e durature.  “Le parole sono sangue”, sosteneva Pavese, e credo che volesse dire proprio che senza le parole e il linguaggio l’essere umano non è più niente, retrocede al suo stato primordiale di essere bestiale! A questo punto mi chiedo se già non stia succedendo, anzi direi che ogni fatto ci fa pensare che l’homo videns stia già avendo il sopravvento e proprio dai giovani a mio parere parte l’allarme più forte, proprio loro sono i primi che hanno davvero capito che ciò che li ha resi così è questo grande VUOTO generato da una grande assenza di PAROLE nella loro vita da bambini, parole e gesti che implicano tempo, attesa, cura, amore… prerogative genitoriali perse nelle generazioni, ma che vanno necessariamente recuperate!

Graziana Iurato

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