lunedì, 16 settembre 2019
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DEI DIRITTI E DELLE PENE

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DEI DIRITTI E DELLE PENE

La cronaca quotidiana del nostro martoriato paese riporta sempre più spesso brutte storie di violenza e d’intolleranza che vedono sempre nel ruolo di vittima persone o situazioni di estrema fragilità. Purtroppo c’è anche chi sta molto peggio: la Carta dei Diritti dell’Uomo è ormai diventata la carta dei diritti negati, e sembra valere come la carta che tutti noi teniamo in rotoli nel bagno.

Sarà forse anche colpa dei mutamenti climatici se in troppi escono fuori di testa, ma padri che ammazzano figli anche piccolissimi “perché piangeva sempre”, nonne massacrate da avidi figli o da nipoti tossici, mogli e fidanzate accoltellate, sparate, investite, strangolate, stuprate o sfigurate con l’acido da uomini che dichiaravano di amarle, fanno ormai parte del nostro tran tran. C’è il rischio di assuefarsi a questi orrori e di non essere capaci di altra reazione se non quella dello sfogo furibondo, ricco di insulti e di minacce sui social, spesso protetto da nick name, e comunque risibile per la comprovata inutilità, ad eccezion fatta che per sentirsi a posto con la propria coscienza, e poi via!, mettiamo un altro like al gattino di turno o all’ennesima ricetta della “vera” pasta alla carbonara… per carità: no al bacon e niente panna!

Intanto maestre esaurite picchiano i bimbi all’asilo, infermieri sadici brutalizzano i vecchi all’ospizio, bambine decenni vengono date in moglie a uomini anziani, eserciti di schiavi negri raccolgono pomodori, centinaia di disgraziati tentano la fuga da guerre e miseria, manipolati da sciacalli sfruttatori che li imbarcano a caro prezzo su gommoni fatiscenti, operai costretti alla cassa integrazione, impiegati licenziati via sms, e via così.

Praticamente non c’è un solo diritto che venga rispettato.

Certo, siamo tutti uguali, però se hai un colore di pelle diverso dalla mia, se preghi un dio diverso dal mio, se hai tendenze sessuali che io non condivido, se pretendi di guadagnare gli stessi soldi che guadagno io per il medesimo lavoro ma sei una donna, se il tuo handicapp mi dà fastidio, io sono sicuramente meglio di te.

Ad ogni diritto negato corrisponde una pena. La pena di chi è vittima di discriminazioni, di soprusi e di violenze fisiche e mentali è enorme: il caso della diciassettenne olandese che non ha più voluto vivere per i traumi causati da violenze sessuali multiple, e che ha scelto di lasciarsi morire di fame e di sete è paradigmatico. Anche se l’eutanasia, che in Olanda è legale, le è stata negata, fortunatamente per lei nessuno si è frapposto alla sua volontà di lasciare questo mondo, né familiari, né preti, né medici: almeno quest’ultimo, definitivo diritto è stato rispettato. Qui da noi, in mancanza di una legge che disciplini il diritto di fine vita, la povera Noa sarebbe stata passata al tritacarne dei media e sottoposta a giudizi morali impietosi e ad interventi medici coattivi.

A quali pene va incontro chi nega i diritti altrui?

In alcuni paesi retti da regimi totalitari o teocratici il problema di punire chi non rispetta i diritti altrui non si pone nemmeno: le carceri turche o iraniane sono stracolme di intellettuali, giornalisti e insegnanti colpevoli di aver espresso pareri non conformi al regime, condannati a lunghi anni di detenzione e sottoposti a torture.

Da noi assistiamo sempre più spesso a comportamenti della magistratura che ci sembrano inspiegabili. Stalker pericolosi, magari con l’obbligo di firma, sono di fatto lasciati liberi di uccidere, uxoricidi ammessi a fruire del rito abbreviato e che escono di galera con sconti di pena e con arresti domiciliari o affidamento ai servizi sociali in tempi veramente troppo brevi, malfattori stranieri pluricondannati con provvedimento di espulsione che però vengono lasciati liberi di sparire…

Il recentissimo caso del nigeriano che ha aggredito con violenza inaudita e senza alcun motivo un portantino al Policlinico di Roma non solo fa discutere, ma mette definitivamente in dubbio il diritto alla giustizia e la certezza della pena, in un momento in cui il secondo potere dello Stato è squassato da scandali di infima qualità. Il bruto, uscito dal carcere dopo aver scontato solo un anno e quattro mesi per lesioni, violenze sessuali e resistenza a pubblico ufficiale, sulla cui testa pendeva il provvedimento di espulsione, ha aggredito i carabinieri che lo dovevano trasportare a Potenza per l’espulsione, si è causato una ferita alla testa nella cella di sicurezza e, lasciato a piede libero dal magistrato nonostante il reiterato comportamento violento nei confronti dei militi, è andato al pronto soccorso per farsi curare ma lì ha preso a pugni il portantino ed è fuggito senza problemi. Dopo una settimana e solo in seguito ad un’altra aggressione, stavolta vittima una donna alla stazione Termini, il delinquente è stato arrestato. Chissà se il baldo ministro dell’Interno riuscirà, tra un selfie con Nutella e un cambio di felpa propagandistico, a recarsi al Viminale a fare il suo dovere in coerenza con quanto sbandierato in promesse elettorali?

La giustizia italiana sarà capace di mettere fine a questa storia di ordinaria follia? Follia non solo di un individuo violento ma anche di un ordinamento legislativo che consente una inaudita discrezionalità nel comminare pene. Troppo spesso la legge non è uguale per tutti: tanti ragazzi finiscono dentro per reati minori e attendono per mesi il colloquio col magistrato, ma se sono personaggi noti vengono trattati con guanti di velluto e lasciati a piede libero anche se beccati in flagranza di reato. Liberi poi di andare a farsi coccolare nei salotti televisivi di dame come la D’Urso…

Noi, eredi dei creatori del Diritto Romano, abbiamo un ordinamento che consente di condannare all’ergastolo sulla base di un processo meramente indiziario, e che premia bancarottieri fraudolenti condannati con seggi senatoriali e posti di comando governativi.

Per quanto tempo ancora subiremo l’onta della negazione dei diritti fondamentali e la sofferenza delle vittime irrisa e mortificata da sentenze paradossali?

Ma come ci siamo ridotti! Pecoroni, su la testa!

ldnp

 

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