lunedì, 16 settembre 2019
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IL DILEMMA DEL GHIACCIO

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In questo agosto siciliano, così caldo e così umido, capita che sia problematico persino trovare del ghiaccio non per dissetarsi ma semplicemente per tamponare una ferita lacero-contusa.

Questo almeno quanto capitato alla signora M.L. la quale, in seguito ad uno sfortunato incidente al capo, si è trovata nella situazione di aver necessità di cure e si è rivolta, in prima battuta, alla guardia medica di Marina di Modica. Giunta alle 20.05 di un normale giorno feriale – in stato confusionale, con un occhio tumefatto ed una sanguinante lacerazione all’arcata sopraccigliare dello stesso – si è sentita rispondere che il personale non era in condizione di aiutarla poiché giunta oltre l’orario d’ufficio. Le richieste di intervenire per tamponare il sanguinamento della ferita e magari di fornire del ghiaccio per mitigare gli effetti della contusione sono quindi cadute nel vuoto, anzi il consiglio ricevuto è stato proprio di evitare di applicare del ghiaccio sulla ferita.

Vista la malaparata la signora si è diretta al pronto soccorso dell’Ospedale Maggiore di Modica ove la sua situazione è stata giudicata da codice bianco, poi convertita in codice giallo per il persistere dello stato confusionale. Ciò non ha comunque impedito al personale di soccorrerla per una prima operazione di pulizia della ferita, l’applicazione di un cerotto adeguato al bisogno ed un intervento di pulizia da buona parte del sangue che nel tempo le aveva imbrattato viso e braccia.

Quasi da cabaret comico è stato il momento in cui il personale del pronto soccorso ha chiesto alla signora come mai, prima di recarsi al nosocomio, non avesse provveduto almeno ad applicare del ghiaccio sulla ferita!

Stante la numerosità delle richieste di intervento, diverse delle quali giudicate pretestuose dal personale dell’Ospedale, e la bassa priorità assegnatale, la risoluzione della problematica della signora M.L. è avvenuta ben oltre le ore 4 del mattino successivo, quando le sono stati applicati i punti di sutura necessari e sono stati refertati gli esami cui è stata sottoposta.

Raccolta la confidenza della signora M.L., la prima considerazione che viene in mente è che ad un comune cittadino rimane innanzitutto il dubbio se in una situazione in cui ci sia una ferita al sopracciglio si debba intervenire con del ghiaccio oppure no.

E, mentre si rimane in questo glaciale dubbio, non si può fare a meno di considerare come la presente stagione estiva venga ritenuta un grosso successo per Marina di Modica riguardo alle presenze turistiche. Un successo turistico, e quindi economico, cui non sembra fare da contraltare un’adeguata offerta di servizi al cittadino poiché il caso della signora M.L. fa riflettere.

Una Marina di Modica affollata come in queste sere estive merita, e necessita, che i servizi al cittadino siano effettivamente vissuti come “servizi” al cittadino e siano garantiti per un orario maggiore rispetto a quanto accade al momento. Risulta difficilmente comprensibile la motivazione per cui un servizio di guardia medica estivo possa terminare alle 20.00 in un centro abitato che, ogni sera, ancora per diverse ore si troverà affollato da persone le quali, usualmente, non sembrano godere di alcuna invulnerabilità agli imprevisti. Un buon funzionamento di un presidio di Guardia Medica si traduce in una minore pressione sui nosocomi dotati di servizio di Pronto Soccorso, luoghi in cui troppo spesso arrivano richieste per interventi banali facilmente risolvibili altrove.

Ma, poiché il filo conduttore del (dis)servizio pubblico sembra ormai inevitabilmente immutabile nella sua incapacità di rispondere alle esigenze degli esseri umani, coloro i quali dovrebbero riflettere maggiormente sono gli imprenditori che hanno beneficiato dell’attuale stagione estiva e contano di farlo nei prossimi anni.

Marina di Modica si sta faticosamente riprendendo da un oblio più che decennale in cui sarebbe meglio non ricadere.

L’imprenditore tipo ritiene esaurito il proprio dovere nei confronti della comunità una volta esercitato il proprio dovere/diritto di voto ed aver proceduto al pagamento delle tasse, ma la storia ha già dimostrato che tale comportamento rischia di rivelarsi miope e pregiudizievole nei confronti della propria attività imprenditoriale. Turisti e clienti, mai come adesso, sono attenti ai servizi che il territorio offre e, se la pubblica amministrazione non riesce a garantire quelli essenziali, la classe imprenditoriale non può limitarsi a sterili lamentele e proteste, ha il dovere, innanzitutto nei confronti di se stessa e dei propri dipendenti, di mettere in atto iniziative atte a risolvere i problemi e persino a progettare e realizzare servizi sostitutivi o paralleli che vadano a colmare le lacune lasciate dal servizio pubblico.

La strada alternativa è quella intrapresa, a poca distanza, da vicini poco lungimiranti che reputano sensato continuare ad innalzare i prezzi senza che a ciò corrisponda un incremento del livello di servizio offerto, un modello di business che sta già facendo vedere le prime crepe.

Una volta si usava dire: “A buon intenditor, poche parole”. Speriamo che a qualcuno sia rimasta la ‘ntisa.

Michele Purrello

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