lunedì, 16 settembre 2019
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LE MAMME DI MODICA LEGGONO LA COSTITUZIONE

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Da qualche mese, un gruppo di donne modicane periodicamente si incontrano per cercare di superare l’isolamento individuale, ma anche per cercare di superare l’estraneità agli avvenimenti che si verificano nel contesto, insomma per realizzare familiarità e condivisione.

Il loro incontro non è vincolato da forme rigide e definite, è un vero e proprio libero movimento in cui le aderenti hanno trovato degli obiettivi comuni, tutte sentono di volere fare qualcosa contro l’abbandono del quartiere di Modica alta e soprattutto, proprio come mamme, cioè come datrici di vita, vorrebbero contribuire a costruire una realtà più solidale, più attenta a coloro che si trovano in condizioni di privazioni e svantaggio.

Non sono un movimento politico, non hanno mezzi, non hanno struttura, non hanno una piattaforma d’azione, hanno un sentire che le incastra, le tiene insieme, per quello che possono, per quello che i vincoli familiari e lavorativi gli permettono, insomma si incontrano quando possono.

Abbiamo accennato ad un sentire accomunante, ecco, a partire da questo sentire è scaturita l’iniziativa della così detta “coperta di S. Giovanni”, cioè la realizzazione di una coperta di lana realizzata all’uncinetto che poi verrò donata ad associazioni che si occupano di fornire mezzi di prima necessità a coloro che ne sono sprovvisti.

Un semplice gesto di dono che, prima di venire consegnato alle associazioni destinatarie, verrà disteso sulla scalinata della Chiesa di S. Giovanni per rendere visibile, tramite il contrasto dei colori, sgargianti e molteplici, della coperta, il “grigiore” segno di abbandono in cui versa tutto il quartiere alto della città.

Quest’idea della realizzazione della coperta ha riscosso consenso e attenzione anche al di fuori dal gruppo che periodicamente s’incontra, si sono accodate persone che si trovano anche fuori dal territorio, così da diverse realtà territoriali sono arrivati gomitoli, scatole di mattonelle di lana lavorate all’uncinetto già pronte per essere cucite e divenire coperte, nonché coperte già realizzate, insomma tutto lascia presagire che non sarà una sola coperta ad illuminare di colore la scalinata della Chiesa, cioè il luogo simbolo del quartiere alto, ma che a venire ricoperta sarà l’intera scalinata.

Al di là dell’effetto coreografico del sostituire il colore al grigiore, il calore della lana alla fredda nudità della pietra, atti dimostrativi che non scuoteranno il cinismo di chi amministra, quello che è più interessante è che mentre le coperte vengono realizzate, negli incontri in cui si lavora in gruppo, le donne si scambiano opinioni, riflettono sull’eco della loro piccola idea che cresce e travasa altrove, provano stupore nel vedere che esiste un sentire comune fra tante persone che non hanno grandi mezzi, anzi proprio non ne hanno, ma provano il desiderio di condividere il poco per condividere calore, fratellanza, spirito di umanità, senso di cristianità,  voglia di far apparire la loro città partecipe e non distratta verso chi vive disagio e manca del necessario.

Succede anche dell’altro durante questi incontri in cui si sferruzza, succede che si mette in comune lo sconcerto che molte provano nel sentire dalla bocca di una donna “capopartito” che i barconi con i migranti vanno affondati, succede che qualcuna rammenti che in passato noi siciliani, noi modicani, siamo emigrati in massa solcando mari per giungere in terre straniere in cerca di lavoro e di pane; succede che qualche altra aggiunge che anche adesso i nostri figli emigrano e non perché sono “schizzinosi”, ma perché lavorare nei campi sotto il sole cocente, con la schiena ricurva, per tre euro l’ora non consente vita dignitosa.

Succede insomma che sferruzzando si riflette insieme sulla cornice di cinismo e inumanità in cui è piombata l’umanità, succede che qualcuna ricordi che la generazione che ci ha preceduti ha dato la vita per edificare la Repubblica che poggia sulla “Costituzione” più bella del mondo, quella che mette al centro l’essere umano con le sue esigenze primarie: salute, lavoro, istruzione, libertà!

Succede che una di loro dica: con il nostro gesto noi stiamo cercando di onorare gli articoli 2 e 3 della Costituzione, succede allora che nasca il bisogno di leggerla insieme la “Costituzione”, di leggerla fuori, insieme ad altri, sulla scalinata di S. Giovanni.

Succede allora che all’appuntamento per leggere la Costituzione arrivano uomini e donne che non fanno parte del “movimento mammedimodica”, succede che alla lettura partecipino adulti e bambini e che, per creare l’atmosfera capace di contenere l’emozione che scaturisce dal sentirsi “compresi”, uomini e donne, cittadini e stranieri, laici e religiosi, famiglie e singoli, in un articolato “fondamentale”, a base della convivenza civile, vi concorra l’esecuzione dell’Inno di Mameli musicato con la fisarmonica da Giovanni Rosa e cantato da tutti i presenti.

Carmela Giannì

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