lunedì, 16 settembre 2019
donna

NON È LONTANA DA CASA NOSTRA LA VIOLENZA

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Lunedi 2 settembre, nel ragusano, una giovane che torna verso le due di notte dal suo compleanno appena festeggiato, si ferma perché un (apparentemente…) uomo, sbracciando al centro della strada, le chiede aiuto, perché la moglie sta male e deve chiamare i soccorsi. Prova lei stessa subito a chiamare i soccorsi, ma quell’essere le prende prima il telefono infilando la mano dal finestrino poi abusa per diverse ore di lei costringendola ad assecondarlo.

Non entro nei particolari per rispetto alla giovane donna e al suo terrore e dolore atroce che si porterà addosso per tutta la vita, ma, arrabbiata come tutte le donne, grido.

Grido perché accade ogni giorno di sentire e leggere notizie di stupri e violenza sessuale. Ci informano come se fosse del tutto normale uscire di casa ed essere violentati, ma non lo è normale, questa è pura pazzia disumana e anche l’informazione a volte lo è disumana!

Grido perché si deve parlare di questi orrori e si deve anche ammettere di stare sbagliando in tutto, anche nel non dire i motivi, i perché, i come e i quando accadono e se ci sono colpe istituzionali, perché sono certa che ci sono, prima fra tutte la superficialità con la quale sottovalutano ogni denunzia fatta o la stessa omissione di accertamenti e controlli dovuti nei confronti del denunciato per stupro, violenza o minacce.

Grido perché non dobbiamo aspettare che siano le telecamere a confermare un abuso. Dobbiamo anticipare i soprusi impedendoli prima che vengano compiuti da uomini che di umano non hanno nulla anche se apparentemente hanno tutto.

Ma chi sono questi disgraziati?

Sono coniugi, fidanzati, amici, sconosciuti, quelli che in un attimo violentano e spesso uccidono le donne. E non dico la propria moglie o fidanzata e neppure amica o sconosciuta, perché non appartengono a loro neppure dopo un sì detto in Comune o in una chiesa.

Questi esseri appaiono come persone normali, inserite bene nella società, eppure sono dei mostri. Sono come tutti i pedofili che si nascondono dietro un ruolo che non gli appartiene ma che svolgono approfittandosi di una divisa, tunica, camice o vestito che indossano o anche solo del fatto che indossano un pantalone “bucato” come il loro cervello.

Ripeto, sono malati, sono da curare, sono drogati di rabbia, sono cattivi anche se appaiono buoni, sono brutti anche se si presentano belli ed eleganti, sono uomini nati per sbaglio e nessun essere vivente sano di principi e valori vorrebbe mai stare o prendere il posto loro.

Riconoscibili, se davvero guardassimo tutti negli occhi prima di ascoltare le loro parole.

Hanno una doppia personalità, sembrano esseri umani ma non lo sono.

Non possiamo definirli animali, perché gli animali sono di gran lunga migliori per cura e per amore verso un proprio simile.

Magari hanno anche una famiglia che abbracciano e riempiono di sorrisi davanti alla gente mentre la vorrebbero tenere chiusa in cassetto, perché hanno paura della forza che potrebbe trovare se non sottomessa ai doveri di un padrone.

Lontano dalle mura domestiche o senza famiglia al fianco però questi esseri si sentono perduti, ed ecco che spunta loro, così, il lato peggiore che tengono nascosto e che emerge paurosamente per la paura di essere niente e nessuno.

Si vendicano stuprando donne e bambini indifesi senza alcuna pietà, devono apparire e sentirsi forti quando tornano a casa, in una famiglia impaurita alla quale non possono mostrare la loro frustrazione e insicurezza.

Questi uomini, che uomini non lo sono, sono dei falliti senza sani principi e senza valori.

Sono figli sconosciuti alle loro stesse madri che li hanno messi al mondo, sono bambini cresciuti nella miseria più profonda e più bassa della terra. Una terra mai coltivata ma da sempre calpestata.

Appartengono a quella categoria di esseri che si nascondono svolgendo un ruolo in società che non gli compete ma che hanno intrapreso proprio per non farsi scoprire.

Molti di loro lavorano all’interno di istituzioni, quelle che dovrebbero proteggerci da questi soprusi o quelle che dovrebbero per prime accorgersi di questa malattia: la diseducazione al valore della e nella vita di ognuno di noi. Invece indossano una divisa, un camice, una tunica. Si infiltrano tra le persone normali, quelle che lavorano per passione e per aiutare i più bisognosi semplicemente per dare protezione.

Si nascondono e si vendicano per quello che non sono mai stati, stuprando donne e bambini indifesi che non possono neppure immaginare di dover incontrare un giorno, in un piccolo paese o in una grande città, dei mostri così luridi e cattivi.

Il possesso fra noi esseri umani, animali, viventi tutti sulla terra, non esiste, perché chi crede di essere possessore dell’altro è inutile e fallito e dovrebbe chiedere aiuto lui stesso per riuscire a uscir fuori da questa sporca ossessione chiamata violenza sessuale.

Sofia Ruta

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