lunedì, 16 settembre 2019
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LA DURA “LEGGE DI MURPHY”

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“Ognuno tende a superare il limite delle proprie capacità”

Tra le cosiddette Leggi di Murphy, questa qui enunciata è una delle più tragicamente vere. Ne abbiamo avuto conferma durante i giorni della crisi di governo appena risolta.

Fase I: Nel nome di Italo Calvino

Il Visconte dimezzato

La mossa di Matteo Salvini di presentare la mozione di sfiducia al governo, a sgradita sorpresa financo dei suoi collaboratori più stretti, unita alla richiesta di “pieni poteri” rivolta al popolo dei suoi seguaci accecati dal mito dell’uomo forte al comando, si è rivelata essere un formidabile boomerang lanciato male. Il colpo sferrato gli si è rivoltato contro per le immediate dimissioni del capo del governo, Giuseppe Conte. Salvini, al quale vanno riconosciute grandi doti di rozzo ma efficace affabulatore/manipolatore di opache masse reazionarie e capace di vivere in perenne campagna elettorale, essendo furbo ma non intelligente ha creduto di poter gestire nuove elezioni dal Viminale. Con le dimissioni di Conte ha immediatamente persa la poltrona, peraltro fisicamente assai poco usata visto che è stato per quattordici mesi impegnato a imbonire il popolo con campagne mirate a diffondere terrore e odio, ma senza, di fatto, governare alcunché ad eccezione della faccenda delle navi delle ONG lasciate in mare per giorni per la chiusura dei porti. Agendo sul filo dell’incostituzionalità e attribuendosi poteri non suoi con invasioni di campo e interventi a gamba tesa sui colleghi della Difesa e degli Esteri, è stato messo alla berlina dagli interventi della magistratura volti a tutelare salute e dignità dei migranti soccorsi, e dal continuo sbarco di piccoli gruppi di immigrati sulle coste di Lampedusa, ma anche siciliane, sarde, calabresi e pugliesi, avvenuti senza clamore mediatico e andati tutti a buon fine, senza controlli e in barba al Decreto Sicurezza bis. Tutte le altre promesse fatte ai suoi elettori le ha gambizzate col suo improvvido, arrogante e saccente intervento: si allontanano la flat tax e l’autonomia richiesta dalle regioni del Nord… anche i ricchi piangono!

Il Cavaliere inesistente

In tutto il marasma scatenato in Parlamento ma anche riguardo ad una opinione pubblica totalmente spiazzata e sbandata, ha brillato l’inconsistenza politica, per non dire l’assenza, di Luigi Di Maio, che si è limitato ad una presenza muta ma compiaciuta e sorridente a fianco di Conte.

Il Barone rampante

In queste circostanze dettate da fatti imprevedibili e forieri di seri pericoli per il Paese, Giuseppe Conte si è spogliato del grigio abito di avvocato prestato alla politica e, come Clark Kent all’uscita da un’ospitale cabina telefonica/spogliatoio, si è rivelato super eroe. Ha vinto su tutta la linea, aspettando con pazienza che il bullo si mettesse nei guai da solo. Ha ottenuto il reincarico dal presidente Mattarella, allontanando così una tornata elettorale potenzialmente devastante non solo per alcune parti politiche, ma soprattutto inutile e pericolosa perché rivolta ad un elettorato diviso tra fanatismi irrazionali e delusioni annientanti, con un tasso di astensioni elevatissimo, e foriera di un periodo lunghissimo di impossibilità di formare un governo democraticamente almeno accettabile. L’ascesa di Conte comincia qui.

Fase II: Scemo & più scemo

Quando dalle consultazioni presidenziali del Quirinale è comparsa la concreta possibilità di formare un governo tra Movimento5stelle e Partito Democratico, alleanza già possibile l’estate scorsa ma bloccata dall’allora Segretario del PD Renzi, ex enfant prodige anche lui vittima di se stesso, c’è stata la gara a chi le sparava più grosse senza vergogna e a chi s’inventava preziosismi bizantini. Il povero Berlusconi, forse preda di malanni legati all’età, sente ovunque odore di comunismo e ha ritirato fuori la convinzione, che oramai solo lui conserva, della presa di potere dei bolscevichi che disseteranno i loro cavalli alle fontane di Piazza san Pietro. Dopo aver fatto lunga corte a Salvini perché con la Meloni si potesse far rinascere un centrodestra vincente, visto il disinteresse del leghista in preda a delirio di onnipotenza tipicamente milanese del “fasso tutto mi”, riveste adesso la parte del padre nobile: non corteggia più il ragazzaccio e, circondato dallo sparuto manipolo delle sue fedelissime capitanate da miss Trucco&Parrucco e ciglia di peluche Annamaria Bernini, veglierà sul futuro dell’Italia e risolverà ogni problema dal seggio al Parlamento Europeo…

Matteo Renzi, emblema della coerenza, senza minimamente ammettere di aver fatto errori quantomeno di valutazione, caldeggia la collaborazione del PD coi 5stelle per tornare in sella. Non chiede nulla per sé né tantomeno per i suoi sodali d’antan, per avere le mani libere e scaricare ogni responsabilità sulle spalle di Zingaretti, nel ruolo dell’utile idiota.

Da parte sua Di Maio, ad onta dei sondaggi d’opinione che lo vedono messo male assai, ora che si sente col sederino al caldo ha esordito nel dialogo con Zingaretti snocciolando con arroganza liste di “punti irrinunciabili”, prima dieci, poi venti e infine ventinove (!), suscitando nel presunto futuro socio impuntature e contro capricci che hanno rischiato di far fallire la trattativa.

Ultima pericolosa stupidata, la consultazione degli iscritti M5S sulla piattaforma Rousseau, cosa privata della Casaleggio Associati, effettuata a governo fatto ma capace, secondo il Movimento, di mandare tutto all’aria se il parere di qualche migliaio di votanti avesse disapprovato l’alleanza col già NemicoGiuratoPD .

Solo la mano occulta, ma non tanto, di Sergio Mattarella dev’essere riuscita con qualche scappellotto ben assestato a riportare su una linea decentemente ragionevole le due parti, non fosse altro che agitando lo spettro dell’ormai prossima legge di bilancio col temuto aumento dell’IVA.

Fase III: Conte, chi sei?

Sciolta la riserva dopo trattative snervanti tra bambini impegnati a giocare a braccio di ferro, Conte ha presentato la lista: 21 ministri, quasi tutte facce nuove e, al solito, poche donne (ma due almeno si presentano toste e competenti all’Agricoltura e agli Interni), scelti col bilancino per non scontentare nessuno. Mentre Lega e Fratelli d’Italia urlano in piazza contro l’inciucio, contro i poltronisti, contro gli alleati delle banche, contro i pupazzi voluti dalla Merkel e da Macron, contro coloro che aumenteranno le tasse e il debito pubblico, contro coloro che riapriranno le nostre frontiere all’invasione dei negri palestrati e delle zingaracce, con Salvini convinto di essere solo lui il bersaglio da colpire – a Roma gli direbbero per sfottere: Ma chi sei, Cacini? – Conte ha tenuto il suo discorso di presentazione del nuovo governo.

E a questo punto c’è da farsi qualche domanda.

Avendo accolto nel programma tutti i punti richiesti dalle due parti politiche interessate, non è chiaro come potrà far uscire qualcosa di concreto dal libro dei sogni. All’interno della sua compagine sono presenti in folto gruppo i piddini che Renzi dirige a piacer suo: riuscirà l’avvocato di tutti a stoppare le infinite lotte intestine che da anni stanno dilaniando i miseri resti di una sinistra completamente democristianizzata? Ora che ha ottenuto la fiducia dal Parlamento e che si è liberato dalla presenza di due ingombranti vicepresidenti, potrà governare da solo, ma come? C’è in atto una disgustosa lotta per i sottosegretari degna dell’applicazione pedissequa del famigerato Manuale Cencelli caro alla Prima Repubblica: riuscirà ad evitare uscite estemporanee, interviste e tweet capaci di sfasciare tutto da parte dei suoi collaboratori così forzosamente assortiti?

L’appoggio di Trump, la nomina del nobiluomo Gentiloni Silverj al posto del, almeno per noi, fastidioso Moscovici da parte della gentildonna Ursula von der Leyen, il gradimento delle borse e delle agenzie di rating unito al calare dello spread, sono il segno che, come dicono le destre, Conte ha venduto l’Italia e il made in Italy in blocco alle multinazionali?

Caro Conte, hai dimostrato pazienza e lungimiranza, sei riuscito a liberarti del populismo, abbiamo capito che se vuoi puoi: ma siamo sicuri che tu hai scelto di caricarti sulle spalle il peso enorme di un paese alla deriva sociale, economica ma soprattutto morale, senza una contropartita che non sia l’eventuale gloria futura? L’opposizione farà di tutto per screditare ogni tua azione, verrai attaccato sul piano personale e forse neanche la tua famiglia se la passerà bene. Diranno che sei massone, che sei affiliato all’Opus Dei, che sei il pilastro del gruppo Bilderberg…

Per la salvezza del Paese non possiamo che sperare che tu abbia le virtù di un novello Cincinnato, che seppe rendersi utile nel momento della necessità e che seppe ritirarsi ad emergenza finita e ritornare ad arare modestamente il suo campo. O non sarai anche tu vittima dell’ambizione a salire sempre più su fino a raggiungere il limite delle tue capacità per poi precipitare come hanno fatto in tanti prima di te?

Non vorremo mai più sentire frasi come Après moi le déluge o Muoia Sansone con tutti i Filistei. Grazie.

Lavinia de Naro Papa

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