mercoledì, 29 Giugno 2022

LA RUBRICA DEL CUORE (a cura del dott. Giuseppe Campione, specialista in cardiologia già appartenente alla S.I.C. Sport)

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Negli ultimi tempi alla problematica del riscontro occasionale di valori pressori elevati in giovani durante la visita medica sportiva, se ne sono aggiunte altre, alcune delle quali, come quella della gestione degli sportivi ipertesi d’età media ed avanzata. Non vi sono sino ad oggi prove inconfutabili che lo sport influenzi in senso negativo il decorso della malattia ipertensiva. Il rischio di emorragia cerebrale durante sforzo è, ad esempio, estremamente raro e limitato solo agli sport di potenza. Ciononostante l’ipertensione arteriosa viene considerata un fattore di rischio accertato per morte improvvisa soprattutto conseguente a cardiopatia ischemica. Ciò giustifica ancor di più la necessità di predisporre criteri di valutazione diagnostica e prognostica prima di inviare, dopo il riscontro di ipertensione arteriosa, uno sportivo alla pratica sportiva intensa. In particolare viene ritenuta ipertensione arteriosa il riscontro di 140/90 o 160/95.

Per questo motivo diverse sono le valutazioni da fare e gli esami da compiere in primis: un holter pressorio e cioè una valutazione dei valori pressori nelle 24 ore, un ecocardiografia color doppler per misurare i diametri delle cavità cardiache ed in ultimo una prova da sforzo per vedere durante lo sforzo l’andamento dei valori pressori.

 

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