mercoledì, 29 Giugno 2022

SULLE TRACCE DELLA MODICA ANTICA, UOMINI E STORIE, SEGNI E PAROLE – “L’UTTIMI SCUGGHITURA”

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Altra tappa organizzata dall’Associazione IngegniCulturaModica  il 23 agosto, presso il Circolo “ G. Di Vittorio”, associazione che sin dal 1958 è stato punto di riferimento socio-politico e crocevia privilegiato dei braccianti, lavoratori agricoli, cosiddetti viddani, della Costa, di  Piano Gesù e del  Consolo e prossimo alla Piazza San Giovanni.

Mario Incatasciato, presidente dell’Associazione, ha presentato in un contesto suggestivo e a tratti emozionante per le testimonianze dei personaggi quasi centenari, come don Sariddu Zocco di 99 anni, Vannuzzu Scivoletto, Giovanni Romilla, che in un dialetto stretto, aiutati dalle domande dell’avvocato e attore Giovanni Favaccio che li ha aiutati nel dialogo miscelando il  dialetto modicano alla lingua italiana, hanno raccontato di quando partivano coi muli o cu du soddi ri scecca e che, già arrivando a Ragusa, gli animali erano stanchi e li dovevano tirare fino ad arrivare alla  prima tappa a Gela e poi si avviavano nelle città vicine, Caltanisseta, Enna, fino anche a Palermo, accompagnati dalle loro donne che partorivano delle volte anche sotto i carretti e portavano appresso  bambini di pochi mesi o anni.

Andavano quasi ogni anno negli stessi posti, perché comunque i braccianti modicani erano benvoluti dai proprietari dei terreni che si facevano costruire da loro stessi i mura a siccu  e anche i bagni per le donne, cosicché potessero tornare contenti ogni anno per la raccolta delle spighe.

Il frumento veniva mietuto a mano da squadre di contadini allineati e muniti di falce, che seguivano a ritmo il caporale e nessuno doveva fermarsi per raccogliere una spiga caduta, questo compito spettava alle donne, le spigolatrici.

Essi si consideravano fortunati di poter portare qualche sacco di frumento ricavato dallo spigolare nelle loro case che poi erano dammusi o grotte, disseminate su tutta la parte alta di Modica (oggi sono cultura e attrazione turistica ).

Olio di ariciunu o saimi in cambio di un uovo sodo e pane impastato dalle donne nei campi accompagnato dalla cipolla erano i loro pasti.

Si è ascoltato anche il contributo artistico dell’avvocato Giovanni Favaccio, che ha letto uno scritto sugli spigolatori di Raffaele Poidomani, pubblicato ne Il Mattino di Modica il 9 luglio1961 e reso dallo stesso in versione teatrale, mentre il duo Carmelo Cavallo alla fisarmonica e Saro Spadola, attore, ha presentato  “U cantu re scugghitura”, proposto a suo tempo dal compianto Duccio Belgiorno, dalla figlia Emanuela e da Gino Carbonaro, documentando con la musica e con parole struggenti la realtà dello spigolatore modicano, un canto che lentamente si trasforma in una sorta di preghiera: “O scogghiri ni n’iemu assai luntanu-partiemu tutt’ansiemi di lu cianu-e po, si voli Diu n’arrampicamu-cu lu frumientu ca n’arrichugghiemu…”.

Peppe Casa, ex comandante dei vigili urbani (da quando è  in pensione si dedica pienamente alla ricerca di tradizioni e cultura dialettale e alle sue liriche dialettali) e che a febbraio con la presentazione della sua opera  “Viddani, Mastri e Cavalieri ri Muorica” ha dato il via alla rassegna culturale di IngegniCultura tenutasi presso la Società di Mutuo Soccorso, è stato l’ideatore della serata ed, emozionato lui stesso, ha emozionato i presenti con le sue riflessioni sulla spigolatura e con versi della sua poesia “U scogghir”, che sono stati recitati da Saro Spadola.

Il professor Enzo Ruta, regista, attore e fondatore del Piccolo Teatro di Modica, ha recitato, accompagnato alla fisarmonica da Carmelo Cavallo, l’eccidio del 1921 a Passo Gatta, quando, dopo una manifestazione di un centinaio di braccianti, i fascisti attesero questi lavoratori o cianu u cunsulu (Sant’Antonio),  uccidendoli senza pietà;  fra loro c’era anche Turiddu Ciaramunti, uno dei pochi testimoni rimasto illeso, classe 1896, socialista, che fece anche costruire una lapide in onore dei compagni. Interpretazione, quella di Enzo Ruta, che ha fatto commuovere i presenti facendo rivivere in tutto il suo strazio la lotta per i diritti umani (mai raggiunta forse) dei braccianti e la loro tragica morte mai dimenticata e rimasta senza colpevoli pur sapendo!

Una riflessione socio-politica sul ruolo del Circolo Di Vittorio è stata fatta dal presidente del Circolo Enzo Roccasalva (che ha anche raccontato ai presenti di essere stato prete) e dal già deputato Peppino Giannone che si è soffermato in particolare sul problema dell’unità degli operai e dei braccianti agricoli, che in quel periodo erano la punta avanzata in tutta la provincia della riforma agraria, per il lavoro, per la rinascita e la pace.

Non è mancata la presenza di Simona Incatasciato, specialista in economia del recupero e della valorizzazione dei beni culturali.

Unico neo della serata, un disabile su una sedia a rotelle ai piedi della scala dell’entrata al Circolo, che voleva assistere all’evento e non ha potuto, perché svoltosi al primo piano dell’antico stabile, con scale ripide e naturalmente mancante di strutture per disabili, comprensibile forse,  ma che lede un diritto.  Stranamente (o forse no?), nessuno, ascoltando le sue giuste lamentele, si è prestato magari a prenderlo in braccio e portalo su per poter così partecipare ai ricordi antichi degli spigolatori modicani e alle loro lotte per i diritti umanitari. E si parlava di diritti…!

Sofia Ruta

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