mercoledì, 29 Giugno 2022

TUTTI AL MARE E IL TURISTA STA A GUARDARE

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Anche se l’assetto meteorologico ce lo fa sentire remoto, il ferragosto è stato appena quindici giorni fa. Abbiamo infatti ancora ben presenti alla memoria i gruppi di turisti erranti per il centro storico di Modica smarriti di fronte al tutto chiuso che gli si prospettava agli occhi. Li abbiamo visti vagare a gruppi, col naso all’insù rivolto ai cagnoli sotto i balconi, unica fruizione possibile. Li abbiamo visti disorientati di fronte alle saracinesche abbassate, di fronte alle porte delle chiese chiuse, di fronte all’Ufficio Turistico, a porte serrate.

Inutile sottolineare che, fermi davanti alla mappa della città, l’espressione dei loro volti era delusa, inutile aggiungere che chiedevano ai residenti cosa poter visitare per riempire le ore in attesa del pasto di mezzogiorno ormai prenotato presso le uniche strutture, insieme a qualche bar, aperte e predisposte all’accoglienza.

Inutile sottolineare l’imbarazzo dei residenti che hanno dovuto sostenere spiegazioni del perché del deserto; ciascuno ha snocciolato banali motivi legati al costume, alla religiosità popolare, dato che il quindici di agosto si festeggia la Madonna assunta in cielo. Motivazioni addotte con enorme stato di soggezione sapendo benissimo, dentro di noi, di mentire, ma la ragione vera, cioè l’arretratezza culturale e l’incapacità organizzativa, è indicibile al turista, non la capirebbe, ne rimarrebbe sconcertato.

Inutile dire che la porta dell’ufficio turistico chiuso non è solo una bocca serrata, ma anche un atteggiamento di noncuranza e d’inospitalità abbastanza offensivo. Altrettanto vale per le cattedrali e per il Museo Civico, per i palazzi storici come quello della Fondazione Grimaldi ecc. ecc.

Certo, l’orografia della città è suggestiva, la tortuosità delle viuzze è tale da affascinare, l’assenza di simmetria ad ogni livello costituisce motivo di ammirazione ed offre una suggestione affascinante, ma le porte chiuse e gli accessi interdetti suonano come un rifiuto.

Si dirà che il visitatore in qualche modo comprende perché la giornata è consacrata alla festa, ma a tutto c’è un limite, il tutto sbarrato dice solamente: me ne frego del turismo e del turista! Lo sa bene il settore della ristorazione che il perso è perso, infatti rimane aperta e pronta ai grandi numeri.

Rimanendo chiusa, il messaggio che la città dà è eloquente: accogliamo la vostra pancia perché ci interessano i vostri soldi, della vostra anima non ci importa niente, noi siamo convinti che con la nostra cultura non potremo imbottirci il panino, quindi ce ne andiamo al mare. I pochi italiani che circolavano l’atteggiamento lo capiscono, i numerosi stranieri no.

Si dirà che non è una novità, che è sempre stato così, che il ferragosto come il primo maggio sancisce il riposo per tutti i lavoratori. Inevitabile osservare che è tempo di ferie da potere trascorrere al mare per combattere la calura, che il godimento del mare per i residenti è tutto ciò che rimane, pertanto irrinunciabile, dato che la crisi economica limita le possibilità di viaggiare, cioè di godere delle ferie sotto altra forma ricreativa. Insomma le ragioni sono tante e certamente individualmente valide. Individualmente appunto, perché socialmente di questo atteggiamento non se ne può più, non è più tollerabile vedere assurgere a generalità i diritti della parzialità ignorando le dinamiche sociali. Questo atteggiamento ci rende  inadeguati agli occhi dei visitatori stranieri e ci  pone ai margini delle attività su cui a parole impostiamo la sopravvivenza della comunità.

Questa incoerenza tra il dire e il fare ci costa troppo cara, ci fa perdere risorse e tempo prezioso verso quel processo che dovrebbe portarci fuori dalla crisi economica che ci sta strangolando. Cosa dobbiamo aspettare per cogliere l’occasione? Chi deve darsi da fare se non noi stessi?

Certo una mente organizzatrice, un motore è necessario altrimenti un processo non si attiva. Nel caso in questione l’iniziativa poteva partire dall’Amministrazione comunale, ma anche da parte di soggetti privati, penso alle cooperative che operano in campo turistico, che di concerto col Sindaco avrebbero potuto lanciare l’idea di un’organizzazione di apertura delle chiese principali e del museo visitabili con l’assistenza di una guida, il tutto indirizzato dall’ufficio turistico comunale. Ricorrendo a un ticket per le visite in modo da contribuire al reperimento di risorse, il resto del contributo avrebbe potuto metterlo il Comune, il tutto sarebbe costato meno di una qualsiasi sagra.

Nessuno ci ha pensato, o forse tutti si sono arresi di fronte alle note resistenze dell’Ente comunale nella gestione del personale (indispensabile per Ufficio Turistico e Museo Civico).

L’atteggiamento dell’Ente nell’organizzazione dei lavoratori, tutto centrato sui diritti, è dannoso perché poggiato sulla cultura degli anni settanta, ma il tempo scorre, le sensibilità mutano, le esigenze di sviluppo della città anche e l’immobilità è segno di resa in tutti i sensi. Tra l’altro quest’atteggiamento è assolutamente settario: cosa dovrebbero dire I vigili del fuoco, gli infermieri, i medici, le forze dell’ordine e tutte le altre categorie di lavoratori che vengono utilizzati nell’ottica del servizio? Ma il turismo, se non è servizio, cos’è? E’ manna dal cielo?

Certo l’ente comunale ha le ristrettezze economiche che sappiamo e il bilancio non consente di pagare straordinari, verissimo, ma anche questo è un alibi, anzi un blocco mentale, nulla infatti vieta l’utilizzo del personale secondo turni e ricompense orarie comparabili all’impegno festivo, si veda il lavoro del Ministro Beni Culturali, non occorre inventare l’acqua calda, basta copiare.

L’insediamento recente dell’Amministrazione è solo un’attenuante, ci auguriamo che il prossimo appuntamento ferragostano venga pensato, programmato e concertato a partire da domani, in modo da avere tutto il tempo di fare le cose che si possono fare con le sole risorse mentali e con la passione civica e politica che la città necessita e domanda.

 Carmela Giannì

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