mercoledì, 29 Giugno 2022

VOLARE, OH OH…

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Dopo anni di rumorosi passaggi di elicotteri di Carabinieri, Finanza e Polizia, a volte recanti onorevoli inauguratori di Palazzi di Giustizia (virtualmente morti prima di nascere), di elisoccorsi, di ultraleggeri, di piccoli biposto da turismo, di rombanti e sinistri caccia americani, con viva e vibrante emozione una ventina di giorni fa ho sentito, e poi finalmente visto, un aereo civile di linea passare sopra Modica! Direzione COMISO!!! Robba che nun ce se crede… come si dice a Roma.

Nonostante l’ex base militare americana fosse perfettamente in grado, volendo, di essere riconvertita ad usi civili in tempi brevissimi, l’incubo degli allucinanti tira-e-molla, delle innominabili pastette fra opposti interessi politico-mafioso-campanilistici abilmente supportate dalla solita, immarcescibile burocrazia, che per anni hanno bloccato l’apertura dell’aeroporto, sembra essere finito. La diatriba bizantina sul nome – Pio La Torre o Vincenzo Magliocco – per adesso vede vincente la vecchia intestazione al generale fascista, come dedicate agli eroi volanti del Ventennio sono le strade interne all’aerostazione, da D’Annunzio a Italo Balbo: la cosa è abbastanza curiosa ma del tutto secondaria rispetto al fatto che adesso da Comiso SI VOLA.

Approfittando del fatto di dover far tornare a Roma un’anziana signora che non avrebbe potuto sopportare un viaggio diurno di dodici ore sull’unico treno rimasto in servizio dalla Sicilia al Continente – che parte da Siracusa con sole vetture di seconda classe in condizioni da quarto mondo, in sostanza una tradotta -, il giovane e baldo nipote prenota via Internet e paga con carta di credito un comodo volo Ryanair: dunque anche nella nostra bella e disperata Sicilia Saudita il futuro è iniziato.

Da Modica a Comiso la strada è poca, meno di quaranta chilometri, un nulla rispetto ai più di cento da farsi per Fontanarossa, però… che strada! Evitando, ovviamente, le atroci vutate ro’ Comiso – i micidiali tornanti – e l’attraversamento della cittadina, percorrendo la statale per Catania basta girare a sinistra al bivio per Chiaramonte e poi, sempre dritto fino all’aeroporto. Peccato che di bivi per Chiaramonte ce ne siano almeno tre, nessuno dei quali indica la direzione per il Magliocco. Le frecce con la scritta “aeroporto” compaiono solo dopo, piccole e sepolte tra cartelli pubblicitari e indicazioni di una quantità di contrade dai nomi pittoreschi. Essendo gli accompagnatori anzianotti e mentalmente incapaci di recepire le nuove tecnologie, sono ovviamente privi di navigatore satellitare e ricchi di supponente/sedicente conoscenza della rete stradale della provincia. Sbagliata l’uscita, i disgraziati si ritrovano persi in tortuose ex trazzere che sfociano in una serie di rotatorie che tutto indicano tranne quello che serve. Fortunosamente raggiunto lo scalo aereo, la meraviglia degli enormi parcheggi semideserti, la sorpresa di un aeroporto senza aeromobili!

L’aerostazione sfoggia una scenografica, ampia ma preoccupante scala a chiocciola dai gradini di cristallo guarniti di strisce di led blu: la trasparenza fa venire i brividi a chi ha timore del vuoto e fa vedere, oltre alla struttura metallica, anche le gambe ed altro delle signore con la gonna. C’è bisogno ancora di parecchie cose, dall’ascensore funzionante all’attivazione delle scale mobili. Pochi i posti a sedere nelle sale d’attesa, un paio di macchinette distributrici di bevande e merendine fungono da bar: all’esterno, vicino al parcheggio, si è ovviamente appostato un astuto furgoncino da cui esalano profumi di arancini e patatine… quando si può, il business è di rigore!

Il check-in è veloce: c’è in partenza il solo volo per Roma delle 18,35, che si effettua con lo stesso mezzo che arriva da Roma alle 17,45: dalla galleria visitatori, gremita di famigliole con un congiunto in partenza o semplicemente curiose della emozionante novità – c’è chi non ha mai visto da vicino un aereo – si assiste come a teatro all’atterraggio sulla pista deserta, alle manovre di stazionamento, allo sbarco di bagagli e passeggeri, al rifornimento di carburante e al successivo imbarco dei partenti. Infine, l’emozione del decollo.

L’atmosfera è un po’ fine anni ’50, scene così si potevano vedere a Ciampino o a Linate all’inizio degli anni del boom economico… Che i tempi invece siano diversi e che la recessione ancora non molla si può vedere dalla sola presenza di compagnie aeree low-cost, che offrono vantaggiosi prezzi al passeggero che viaggi con un solo piccolo e leggero bagaglio a mano, altrimenti la musica cambia, e di parecchio… Quindi niente marsupi, beauty-case, borsette, ombrelli, pc portatili, smartphone o tablet in mano: tutto in valigia o in tasca, o resti a terra! Altro segno dei tempi è dato dal personale di bordo: una hostess e uno steward che su gonna o pantalone blu e semplice camicia azzurra indossano un vistoso gilet verde mela catarifrangente, molto simile a quelli di sicurezza che tutti dobbiamo avere in auto. Come sono lontani i défilé delle sussiegose hostess Alitalia che in un’ora di volo cambiavano almeno tre toilettes firmate da Mila SchÖn!

Con la speranza che quanto prima siano attivati e completati servizi e arredi, che la segnaletica stradale venga resa chiara e inequivocabile, che ogni Comune della Provincia sappia approfittare dei benefici che l’aeroporto può portare a cittadini e turisti istituendo dei bus-navetta, che si attivi un cospicuo traffico merci che possa allargare  l’area di mercato dei nostri prodotti  e che sia capace di alleggerire il peso del trasporto gommato sulle strade, mi sento di dire che come inizio non c’è male, soprattutto vedendo l’entusiasmo e la speranza accendere i volti di tanta gente che appare vogliosa di fare, e di fare bene.

Per la nostra Sicilia, ad maiora!

Lavinia P.dNP

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