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UN MODICANO DIVERSO? NO… COME LUI TANTI!

Nino Di Rosa è nato nel 1961, il 5 febbraio,vive a Modica, da cinque anni è immobilizzato su una sedia a rotelle, sposato ma, purtroppo, come succede anche a tante coppie “normali”, si è separato da quattro anni dalla moglie, ha un figlio che studia a Roma beni culturali, restauro e anche recitazione, Nino ne parla con tutta la fierezza di un padre!

Anche lui ha studiato, a suo tempo, e si è diplomato con la maturità scientifica nel 1979, ha poi conseguito la specializzazione d’infermiere e nell’83 ha lavorato per un anno all’ospedale Pio Albergo Trivulzio di Milano, nel reparto di geriatria, in seguito all’ospedale Civile di Ragusa nel reparto di cardiologia. Poi a Modica, all’ospedale Maggiore, nei reparti di geriatria e nefrologia, contemporaneamente al 118 di Pozzallo e fino al 2005 al pronto soccorso a Modica, infine all’ufficio vaccinazioni e per ultimo al sert.

Quando un giorno, nel 2008, colpito dal virus della mononucleosi e avendo in quel periodo il sistema immunitario molto basso, le conseguenze furono enormemente gravi, encefalomielite virale disseminata, febbre altissima, disorientamento e subito paraplegia agli arti inferiori, vescica e alvo neurogeni.

Affidatosi ai medici locali e trasferito poi anche al Policlinico Universitario di Messina, peggiorò di giorno in giorno e la sua malattia non fu capita né curata nel modo giusto e, soprattutto, cadde in depressione, non reagiva e si era lasciato andare, non accettava la sua immobilità, diventò apatico e voleva solamente morire.

Gli amici che lo andavano a trovare erano tanti e un giorno uno di loro gli regalò un libro: “Sulle ali della croce”. Il libro era di Nino Baglieri, morto (nel 2007) dopo quarant’anni di sofferenza e di prove vissuti con grande coraggio e fede, rimasto anche lui paralizzato anche negli arti superiori (aveva imparato a scrivere con la bocca) ad appena diciassette anni cadendo da un’impalcatura.

Passarono giorni prima che Nino si decidesse ad aprire il libro, lo guardava ma non voleva leggerlo, infine, incuriosito, un giorno lo aprì e all’interno vide subito una foto, stranamente notò che c’era lui dietro a Nino (stesso nome) Baglieri seduto sulla sedia a rotelle, che lo spingeva; non ricordava ma fu in quel momento che iniziò a reagire, cominciò a lottare e tornò a casa con più coraggio.

Purtroppo però, i medici e la sanità non lo aiutarono molto, lo trasferirono all’ospedale di Scicli e le sue piaghe, che intanto si erano moltiplicate ma che, a detta dei medici, non si potevano operare, lo facevano soffrire molto.

Ormai però la sua voglia di vivere aumentava di giorno in giorno e lui stesso cercò, tramite internet, informazioni sulla sua malattia, medici, pareri , finché un giorno conobbe  un chirurgo plastico, la dottoressa Cristina Napoleone di Chieti, che lo operò per le sue piaghe al Policlinico Universitario di Chieti e che lui chiama “uno dei miei  angeli custodi”, perché, gentilissima, è venuta poi anche a trovarlo a Modica.

Nino Di Rosa, che si è anche candidato quest’anno alla lista “con una marcia in più”, proprio perché gli piaceva lo slogan, sulla sua carrozzina adesso partecipa vivamente ad un gruppo di preghiera dedicato a Nino Baglieri, lo si vede in giro spesso per il paese, lo conoscono tutti, solo io l’ho conosciuto da poco,  a un evento organizzato dalla IngegniCulturaModica, alla quale non ha potuto partecipare, perché il locale in cui si svolgeva mancava di strutture per disabili. Ecco cosa fa adesso Nino: lotta per i suoi e per i diritti di chi è come lui!

Chiede solamente che, per esempio, in Corso Principessa Maria del Belgio, a Modica Alta, quando va in farmacia possa entrarci facilmente, anziché chiamare i vigili urbani per far togliere le macchine che si trovano  parcheggiate continuamente sullo scivolo della panchina e si dispiace quando per questo deve chiamare il carro attrezzi o vede fare la multa o togliere i punti sulla patente a persone che comunque stima e alle quali, per questo, consiglia di mettere delle fiorerie per evitare di essere lui stesso petulante con gli automobilisti o le istituzioni.

Poi chiede anche che al comune di Modica funzioni l’ascensore o che agli uffici comunali del Campailla si possa accedere senza bisogno di fare uscire fuori l’impiegato, o che si possa usufruire, da parte della sanità, di elementi indispensabili per la vita di un disabile. Un materasso anti piaghe, che avrebbe dovuto comprare per più di cinquemila euro, gli è stato regalato da un imprenditore di un’azienda catanese, l’Etnamed , lui lo chiama “uno dei miei angeli custodi”.

Nino Di Rosa si è ormai rassegnato alla sua malattia e la vive serenamente, anche se vorrebbe qualcuno accanto a sostenerlo. Ha detto “sono innamorato pazzo della vita e di Modica”, vorrebbe scrivere un libro e per questo essere aiutato da qualcuno amico.

Un modicano diverso? No, Nino Di Rosa è solamente un modicano che, come tanti che non sono come lui, lotta semplicemente per i diritti umani!

Sofia Ruta