mercoledì, 29 Giugno 2022

LETTERA AL DIRETTORE

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Gentile Direttore,

sono tra quelli che oggi si sono sorbiti la lunghissima cronaca della seduta al Senato per la fiducia al governo Letta. Anche stavolta i nostri politici si sono distinti nel corso di questo evento che ha avuto momenti di varietà da avanspettacolo: gli insulti alla senatrice piangente ex 5stelle, il numero comico del solito Scilipoti, le violente dichiarazioni anti-Letta dei pidiellini alternate alle astute e pungenti parole pro-Letta proferite da un Monti ormai scafatissimo. Ma il colpo grosso lo ha sferrato, al solito, Berlusconi, campione di giramento di frittate pro domo sua in zona Cesarini. Dalle facce stravolte dei suoi accoliti si è capito che la decisione di votare la fiducia l’ha presa da solo, all’ultimissimo momento, in barba a tutto quanto affermato fino a pochi minuti prima e in totale dispregio anche della più debole parvenza di democrazia interna. In questo mi sembra singolarmente simile a Beppe Grillo, suo acerrimo nemico. Ambedue sono convinti che si possa governare l’Italia solo possedendo nutrite ed obbedienti truppe cammellate. Ma al di là di queste notazioni di colore, chiedo il suo parere su una mia impressione: credo che tutto il dibattimento, comprese le schermaglie, i voltafaccia, le dichiarazioni violente e gli insulti della vigilia, si sia consumato esclusivamente tra personaggi in qualche modo democristiani. Ho una certa età e ricordo ancora le dispute tra Dorotei, Morotei, Forlaniani… il Preambolo e le convergenze parallele: quanta lana caprina! Penso che oggi abbiamo assistito alla rinascita della DC, che dopo anni di diaspora, sparpagliata in tutti i partiti, ha trovato adesso, con la caduta di Berlusconi, il ricompattamento nel grande Centro. Per carità, niente di male! Purché il Centro sia capace di governare per gli Italiani e non contro di essi, con buon senso, umiltà, senza paternalismi né nepotismi. In fondo è ciò che sta facendo papa Bergoglio, uomo di grande intelligenza e lungimiranza. Egli ha capito che, per sopravvivere, la Chiesa deve adattarsi ai tempi che non le consentono più poteri assoluti sulle coscienze, intrighi di corte e sfoggio di porpore. Dunque meno Curia, meno Vaticano e più comprensione e carità, per tutti e in tutto il mondo. Un papa così non avrà tempo da perdere né interessi particolari per le misere cose d’Italia: i novelli DC siano coscienti del fatto che non avranno più coperture o comode imposizioni dal Vaticano e che non potranno essere più realisti del re: Francesco dimostra di avere aperture mentali su temi spinosi come sessualità e bioetica inimmaginabili fino a poco tempo fa. Da grande politico ha deciso di elevare agli altari nello stesso giorno il reazionario santosubito Wojtyla e il grande vecchio rivoluzionario Papa Buono (anche senza il secondo miracolo!), ambedue amatissimi dal popolo cattolico benché totalmente antitetici. Ce la faranno questi neo democristiani ad essere capaci di fare qualcosa di buono, tra l’altro in quasi totale assenza di oppositori sia di destra che di sinistra decentemente strutturati? Se chiedessimo al Vaticano di prestarci Francesco per il tempo necessario ad istruire i nostri politici? Che ne dice di “Bergoglio for President”?

Con simpatia,

L. Valguarnera

Mi chiede di dire proprio quel che penso? Non credo che ce la faranno, perché ogni giorno che passa mi convinco sempre di più che nessuno di loro abbia il minimo interesse per le sorti del popolo italiano e dell’Italia. Tanto, se in Italia non si potesse sopravvivere, basta migrare (a bordo di uno yacht, mica di un barcone sgangherato!) e chi resta in qualche modo si arrangerà.

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