sabato, 3 Dicembre 2022

I FICUS RIDOTTI IN MUTANDE

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IMG_7795Una volta esisteva la figura professionale del potatore, che, nella nostra lingua, veniva chiamato raricciaturi o mastr’ i ccetta.  Disponeva di un corredo di utensili che rispondevano egregiamente al lavoro che richiedevano le piante da frutto, nella loro molteplice variabilità. L’esecuzione dei lavori rappresentava quasi un rito e gli attrezzi si alternavano con un misterioso rigore. Le accette erano di dimensioni diverse e calibrate per le particolari rispondenze. Ogni accetta aveva il suo peso, la sua forma e un manico lungo. Era sempre presente in due o tre esemplari, per garantire la continuità del lavoro. Quelle grandi servivano per il taglio di grossi tronchi, mentre man mano, si riduceva il peso e la larghezza del filo, affilato al pelo, come un rasoio. Quelle più piccole, dal manico molto lungo, per allungare il raggio di azione e dal taglio a rasoio, venivano usate per tagliare i rametti sottili e chiamate ‘ccittuli ppi braccamiari cioè per sfrondare la ramaglia infittita, molto più velocemente di quanto si possa realizzare con una forbice da potare. Le piante di carrubo, che presentavano dei rami secchi e rami interni inutili, sotto il fogliame esterno erano sottoposte alla scampanatura, cioè a uno svuotamento dell’interno della pianta, che veniva lasciata come una campana, con una superficie ringiovanita, capace di fruttificare. Raramente veniva usata la forbice da potare, se non per dei lavori di rifinitura e per certe piante ricche come gli agrumi. L’evoluzione sociale ha fatto scomparire questo personaggio e sono comparsi i boscaioli, provvisti di un unico tipo di strumento: la motosega, nelle varie dimensioni. Non esistono più virtuosismi, si tagliano solo i rami di certe dimensioni e le piante vengono spogliate, riducendole in mutande.

Questo preambolo, in premessa, non serve solo a un nostalgico ricordo di un personaggio da me conosciuto, ma per analizzare le scelte progettuali del vede decorativo e le manutenzioni, nel rispetto della fisiologia delle piante e nel mantenimento degli effetti estetici.

L’evento odierno è la capitozzatura delle piante di ficus, presenti sul Corso Umberto, su Via Vittorio Veneto e sul Viale Medaglie d’Oro , che è motivata dalla presenza notturna di stormi di passeri migratori, con pericoli igienico-sanitari, determinati dagli escrementi e da molestie acustiche.

Da tempo assistiamo ad atti di cattiveria supportati da strane giustificazioni, nei confronti del verde pubblico.

In precedenza abbiamo assistito: alla potatura degli oleandri, in piena fioritura, nel mese di agosto; alla potatura delle palme dactilifere, nel mese di dicembre, quando presentavano frutti che potevano andare in maturazione, proponendo una nuova visione del verde decorativo, in associazione alle piante di melograno, di arancio amaro, olivo etc.

A fine ottobre 2013 assistiamo alla distruzione della struttura decorativa dei ficus, ridotta a uno scheletro che si manterrà tale per quattro o cinque mesi, per essere risagomato, probabilmente,  nel mese di  maggio del prossimo anno.

Ho definito “maltrattamenti e cattiveria”, verso le piante decorative, perchè non esiste una motivazione indiscutibile e un supporto culturale e scientifico per un intervento generalizzato a tutte le piante di ficus impiantate sul Corso Umberto, su Via Vittorio Veneto  e su Viale Medaglie d’oro.

Forse la finalità decorativa del verde non entra nel comune senso logico e contrasta con chi vorrebbe la propria città vestita sempre a festa. I turisti, che da un po’ di tempo visitano i nostri luoghi abbelliti da opere edilizie monumentarie, certamente hanno qualcosa da ridire, sulle insane opere di potatura in tempi non idonei.  Se le piante fossero state potate all’inizio della primavera, si sarebbero rivestite rapidamente. Inoltre, le piante a sagomatura obbligata, dovrebbero essere mantenute in una costante vegetativa, con interventi di manutenzione capaci di rispettare la sagoma scelta per l’effetto decorativo prefissato.

In altre occasioni ho definito il verde pubblico un esempio di convivenza, riferendomi alle conoscenze relative alla biologia delle varie essenze botaniche, scelte come elementi decorativi e complementari alle strutture edilizie. Le forme, i colori e i profumi, sono gli elementi da utilizzare, in armonia, per creare un ambiente a misura d’uomo, quasi a modello di città giardino. Purtroppo la malsana mistura di edifici moderni nel tessuto della città vecchia, ha già creato il primo abbrutimento di immagine, su cui si è imposto un verde decorativo con superficialità e con strani indirizzi di manutenzione.

Il comportamento dei passeri migratori è codificato da migliaia di anni e quindi è conosciuto. Gli antichi romani, più di duemila anni fa, traevano strani vaticini, dettati da divinità scomparse.

Oggi l’etologia studia il comportamento degli animali e conforta le scelte di convivenza con l’uomo. I passeri migratori a Modica, come gli storni a Roma e in altre città, la sera cercano un sostegno dove appollaiarsi; se la pianta lo offre, avviene il sovraffollamento, ma se la pianta ne è priva, si rientra in una presenza contenuta e sopportabile. Le piante di ficus erano state lasciate in una condizione di confusa presenza di ramificazioni interne alla sagoma assegnata, fitte ramificazioni interne che favorivano le scelte dei passeri. Ragionando e conoscendo i comportamenti degli animali, bastava svuotare la sagoma delle piante, per eliminare il problema, lasciando intatto l’effetto decorativo.

Un esempio banale: una volta i pidocchi si debellavano tagliando a zero i capelli dei bambini, trasformando i profili dai bei riccioli biondi, in immagini da extraterrestri, oggi non più.

La cultura estetica è conoscenza e la non conoscenza può essere considerata anche cattiveria.

Si è scelta la soluzione di “mettere in mutande” le piante di ficus, per una non conoscenza e una superficialità, sottovalutando i valori estetici del verde decorativo. Si perdonano quelli che non conoscono, ma, per la prossima volta, non bisogna sceglierli, per risolvere i problemi della società civile.

Abel

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