domenica, 17 ottobre 2021
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ECCO COME LE DONNE RIESCONO A FAR PARLARE ANCHE LE PIETRE…

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L’azienda familiare dell’imprenditore edile Salvatore Cappello ha sede nella Vanella 117, Contrada Aguglie, e si occupa di trasporti, scavi e frantumazione di pietre.

A prima vista sembra un frantoio come tanti altri, una montagna di pietre da frantumare con ai piedi i tantissimi suoi derivati da rivendere alle case edilizie, ai semplici operai ed anche alle persone che si dedicano ai loro giardini o al restauro della loro casa autonomamente.

Un frantoio, quindi, uguale a tanti altri ma con qualcosa di diverso (scopriremo di seguito cosa).

Visitando l’azienda, insieme al signor Cappello che orgogliosamente mi parla del suo frantoio, e osservando la montagna di pietre e tutto ciò che la circonda, mi rendo subito conto di quanto duro lavoro ci sia dentro, prima di far nascere, da una pietra, un sacco di cemento.

Soprattutto mi rendo conto che, se una persona dà la vita e lavora tra le pietre da tanti anni, deve per forza amare il suo lavoro.

Fra tutta quella polvere, infatti, l’amore si tocca con mano e si sente nell’aria che si respira.

Io personalmente mi sono chiesta come fosse possibile guardare quelle grandi pietre e scoprire che sono vive.

A spiegarmelo sono stati gli operai del frantoio, mentre a turno si davano il cambio sul posto di lavoro.

L’azienda esiste da quarant’anni, mi hanno spiegato, e se prima era un deposito di pietre, sia proprie  che di terzi, da vent’anni si occupa anche del trasporto, della  frantumazione e della modellazione delle pietre.

Tutt’attorno alla montagna è pieno di macchinari, tre i camion, due gli escavatori, uno con martellone pneumatico e benna caricatrice e uno con carrellone, due le pale meccaniche con le quali trasportano, estraggono e caricano la pietra dai propri terreni, dalle cave autorizzate, dai terreni agrari e sempre con l’autorizzazione del corpo forestale, adoperandosi inoltre così automaticamente alla sistemazione dei terreni.

Durante la visita al frantoio, mi spiegano come avviene il processo della frantumazione delle pietre e mi meraviglio della loro semplicità nello spiegare a me, donna, un lavoro che sembrerebbe alquanto maschile (ho poi capito perché).

Le pietre, dunque, trasportate sul posto prima dai camion, poi tramite le pale meccaniche che a loro volta caricano prima le pietre e poi le scaricano nella tremogena (una grande vasca) che le passa al vaglio tramite un nastro trasportatore, manovrato manualmente per mezzo di una leva posta all’interno della cabina di pilotaggio adiacente alla tremogena e collegata ad un motore idraulico, e (la tremogena) separa gli inerti (il materiale) passando quelli  idonei nel mulino primario che le modella.

Qui, gli inerti vengono selezionati in categorie: breccia di diverse qualità e misure, pietrisco, breccia levigata per i giardini, ciottolame levigato, sabbia per gli intonaci.

La sabbia per i calcestruzzi viene separata anch’essa e versata tramite un nastro trasportatore dentro a un vermiglione (contenitore) pieno d’acqua e qui lavata, divenendo così “sabbia lavata”.

Tutto ciò che rimane fuori vaglio, viene definito come un misto granulometrico ed è utilizzato per il manto stradale, precedendo l’asfalto.

Mediante un silos inoltre, nell’azienda si confezionano sacchi di tutto il materiale prodotto, facili per la rivendita a privati o ai magazzini di materiale edile.

L’azienda dispone inoltre di u’area d’intrattenimento per i clienti, dove, in caso di maltempo o di bisogno, si può sostare, ricevendo cortesia e, perché no?, anche un buon caffè; un ufficio per la contabilità e per il diretto contatto coi clienti; due bagni con relative docce, uno maschile e uno femminile.

Gli operai:

Enza Cappello, 35 anni, diplomata in ragioneria, sposata felicemente e mamma di un ragazzo da 9 anni, lavora col padre da circa 4 anni e si occupa maggiormente della manutenzione della cabina di pilotaggio e delle consegne ai clienti, trasportando il materiale richiesto col camion alle case edilizie;

Letizia Cappello, 28 anni, sposata con Simone Barbato, che lavora anche lui nell’azienda da 8 anni e che si occupa principalmente degli scavi e dei trasporti; è diplomata anche lei in ragioneria, lavora col padre da circa 10 anni, si occupa della contabilità dell’azienda e della pala del carico e scarico del materiale, principalmente per l’inserimento dello stesso nella tremogena.

C’è poi Maria, di anni 38, diplomata anche lei come le sorelle, sposata e mamma felice di un bimbo di 5 anni, disoccupata non per scelta, ma che, pur di stare un po’ insieme alla famiglia e un po’ per hobby, si diletta ad aiutare le sorelle e il padre ed è un tuttofare tra pietre e ufficio.

Ecco spiegato allora perché, fra tutta quella polvere di pietre frantumate l’amore si tocca con mano e si sente nell’aria che si respira.

Frantumare pietre quindi, senza dubbio, è un lavoro molto facoltoso, faticoso e polveroso, ma molto utile per le nostre case, i nostri giardini, le nostre strade.

Credo sia doveroso apprezzare le persone che fanno questo lavoro e delle quali spesso invece ci dimentichiamo quanto grande e importante sia la loro operosità, senza pietre, infatti, non potremmo costruire neppure la più piccola delle case per le nostre famiglie.

Un po’ presuntuosamente, penso proprio che la diversità del frantoio di pietre del signor Salvatore Cappello e della sua famiglia, stia proprio nell’amore, nell’instancabilità, nella determinazione e nella fiducia che un padre ha saputo donare alle proprie figlie e soprattutto, nella fierezza di queste tre piccole donne che, col sorriso, la gentilezza e l’amore per il proprio lavoro, riescono a far parlare anche le pietre.

Sofia Ruta

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