domenica, 17 ottobre 2021
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MODICA DIMENTICA…

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Sarà perché Modica  è una città molto antica, fondata assai prima di Roma, ma è già da parecchio tempo che sembra accusare i sintomi di una tremenda malattia degenerativa legata proprio all’età: il morbo di Alzheimer. Questo infame malanno colpisce la memoria, cancella i ricordi, annulla le esperienze: il malato vive solo dell’adesso e qui; privato dell’angoscia che spesso la memoria di cose e di eventi spiacevoli porta, a suo modo è, incoscientemente, felice.

Modica dimentica in fretta e, a volte, sembra essere preda anche di un pizzico di demenza senile. Altrimenti, come potrebbe consentire che si continui a costruire nell’alveo dei torrenti, lasciati peraltro in condizioni d’inaudita trascuratezza? Alla recente rievocazione della tragica alluvione che ai primi del ‘900 causò morte e distruzione, avvenuta lo scorso settembre a S. Maria a cura di Carlo Cartier, oltre all’emozione suscitata nel pubblico presente, nessun segno di resipiscenza si è avuto a livello istituzionale. Le caditoie continuano ad essere ostruite, i torrenti pieni di sterpaglie e immondizie, le strade trasformate in fiumane di fango alle prime piogge: visto che grazie all’operato dell’Homo Sapiens Sapiens (!) l’equilibrio del pianeta sta andando in malora, ormai le precipitazioni atmosferiche somigliano sempre più a quelle tropicali, con trombe d’aria, vagonate d’acqua e grandine a volontà. Per effettuare almeno quelle manutenzioni minimali ma essenziali, dettate dal buonsenso del padre di famiglia, dobbiamo vedere di nuovo morte e desolazione? Le varie Madonne, lacrimanti e non, da tempo mandano messaggi circa “la morte per acqua” che colpirà l’umanità: ci si creda o no, potremmo almeno tentare di allontanare da noi il pericolo imminente. Perché se nel 1908 bastarono rami d’albero e pezzi di legno ad ostruire i ponti, oggi cosa potrebbe succedere con una slavina di carcasse d’auto, elettrodomestici, pallet, materassi e quant’altro intasati sotto corso Umberto?

Per carità, c’è la crisi economica e tutti ci stiamo, volenti o nolenti, ridimensionando. Se questa crisi riuscisse a modificare in meglio il nostro rapporto con i concetti di superfluo, di spreco, di equità, di uguaglianza, insomma se riuscisse a renderci più civili, che sia benedetta. Ma quando essa diventa lo scudo di protezione di cattive abitudini inveterate, non ci possiamo più stare. Lo dimostrano i tagli autocastranti per la Nazione nel campo della cultura, della scuola, della ricerca, dell’assistenza: un ora – fortunatamente – ex ministro delle finanze, bocconiano dall’erre moscia, arrivò ad affermare che con la cultura non si mangia! Ci penseranno i cinesi ad occuparsi della nostra unica ricchezza, i beni culturali… hanno cominciato con Pompei! Qui da noi ancora non dismettiamo i monumenti ma tagliamo comunque cose importanti: e qui torna il discorso della perdita di memoria. Il nome del piccolo Brafa non vi ricorda niente?

L’orrore di quella tragedia finì su tutti i media: Modica e Scicli furono esposte al pubblico ludibrio per la maniera vergognosa di come il problema del randagismo era stato non-gestito dalle amministrazioni comunali ed anzi scaricato sulle spalle di un uomo che si sapeva non essere affidabile.

Sull’eco della morte di Giuseppe e dell’aggressione avvenuta il giorno dopo sulla spiaggia di Sampieri ai danni della ragazza tedesca – in seguito morta suicida perché incapace di sopravvivere orrendamente sfigurata dai randagi – il Comune di Modica riuscì a costruire un canile comunale e ad istituire un servizio veterinario per la sterilizzazione e la microchippatura dei cani.

La struttura, pronta e completa, costata bei soldi dei contribuenti, non è però mai stata aperta! Solo l’abnegazione di uno sparuto gruppo di volontari è riuscita ad ottenere di poter usare una piccola parte del canile, dove poter ospitare solo una decina di cani adulti e una quindicina di cuccioli. Il tutto, pare, a loro spese!

Adesso il canile ufficialmente mai aperto è stato definitivamente chiuso, e la struttura sanitaria veterinaria di contrada Musebbi, dichiarata non idonea per motivi d’igiene, anch’essa chiusa. I soldi per mantenere efficienti questi servizi non ci sono, con buona pace per l’anagrafe canina! La città e le campagne brulicano di branchi di poveri animali famelici, e non basta la buona volontà di chi posiziona qua e là ciotole di mangime e d’acqua per evitare che questi cani possano diventare nuovamente pericolosi per gli umani e per il bestiame. Senza la microchippatura, obbligatoria per legge, gli abbandoni saranno sempre più facili perché non perseguibili, e la mancanza di un servizio pubblico per la sterilizzazione, gratuito o almeno a basso costo, vedrà aumentare il numero di randagi in maniera esponenziale.

Possibile che non si possa distaccare a questi servizi un po’ di personale comunale, che è così abbondante e spesso sottoccupato? Dovremo aspettare che qualche altra tragedia si compia?

Modica ha la memoria corta, e dimentica in fretta la vergogna di cui si è coperta per insipienza e stupidità: che peccato!

L.de Naro Papa

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