domenica, 25 Settembre 2022

FISCO E PREVIDENZA: CHIARIMENTI PER IL CITTADINO (a cura di Giovanni Bucchieri)

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In questi giorni si continuano a leggere sui quotidiani ed ascoltare in  televisione le affermazioni del Presidente del Consiglio che dichiara   che “i nostri conti sono in ordine e nel  2014 dobbiamo andare all’attacco della ripresa”. Segue l’altra affermazione del ministro Saccomanni che rassicura tutti gli italiani asserendo che “l’Italia sta uscendo dalla crisi”.  Ci si augura, per il bene della nazione, che le cose cambino davvero, ma molti sono ancora i segnali negativi. Uno studio approfondito del sistema fiscale italiano del giornale Usa, il Wall Street Journal, di questi giorni afferma che “in Italia la ripresa è soffocata dalle tasse ed è bloccata da un carico fiscale ai danni delle imprese che assomiglia più ad una oppressione vera e propria. Con un’economia che stenta a ripartire ed una disoccupazione a livelli  record, il peso delle tasse in Italia  potrebbe distruggere le prospettive di ripresa.” Il giornale Usa sottolinea  ancora che proprio  l’enorme peso delle tasse su aziende e lavoratori è una delle principali cause per la scarsa crescita  dell’Italia negli ultimi dieci anni, addirittura la più bassa tra i trentaquattro Paesi dell’area Ocse.

Secondo le recenti analisi sulle dichiarazioni dei redditi 2012 (imponibile 2011) del ministero dell’Economia, l’Irpef ha tolto dalle tasche dei contribuenti 152,2 miliardi e metà irpef arriva dal dieci per cento dei contribuenti. Infatti a pagare di più sono coloro che dichiarano redditi da duemila euro netti al mese. Questi risultano aver versato il 51,7 per cento del totale irpef, pari a 78,7 miliardi. Gli italiani quindi sempre più stritolati dalle tasse.  Per non parlare del pasticcio di date e percentuali degli acconti d’imposta del novembre/dicembre 2013, un vero salasso. Da un’approfondita analisi di questi giorni da parte di esperti economisti si evince che “la politica  fiscale del nostro Paese risponde sempre a esigenze di gettito e dimentica i principi  di stabilità  e certezza che dovrebbe  sempre  ispirare il legislatore. Il rispetto di questi principi eviterebbe al contribuente di subire in modo improvviso e molte volte del tutto sproporzionato la richiesta di sacrifici finanziari che impongono allo stesso una immediata  revisione dei propri programmi di un corretto sviluppo della propria attività economica.” Purtroppo questo modo di fare offre non solo ai contribuenti italiani ma anche agli investitori esteri una sensazione d’incertezza e di continua emergenza che non favorisce certamente gli investimenti e che penalizza quelle imprese che vogliono continuare ad operare  in Italia.  Ed ecco che le imprese protestano. I presidenti delle maggiori confederazioni datoriali italiane  affermano, anche con riferimento  agli acconti di imposta di questi giorni: “Così lo Stato mette in atto dei veri e propri  prelievi forzosi, forse espropri incostituzionali. Il Governo con gli incrementi degli acconti tributari a carico delle imprese, asse portante dell’economia, innalzati ampiamente sopra quota 100%, ha davvero oltrepassato il confine della decenza.”

In queste condizioni è proprio difficile lavorare.

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