sabato, 13 Agosto 2022

IL COMUNE SENSO DELL’IGIENE PUÒ FAR MALE: SE NON RIDUCIAMO IL CONSUMO DI DETERSIVI LE “BOMBE D’ACQUA” SARANNO PIÙ FREQUENTI.

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IMAG0027Tempo fa mi sono interessato del ”comune senso dell’igiene”, riferito alla gestione igienica del corpo umano, segnalando le inopportune manie di usare dei detergenti, di discutibile composizione, degli antitraspiranti, contenenti anche sostanze chimiche di difficile eliminazione dalla pelle, come i siliconi, usati dagli artigiani per sigillare infissi o per impermeabilizzare superfici. Forse l’abuso di queste sostanze costringe l’utente a eliminare ricorrentemente questi impiastri, spiegando, così, la necessità di lavarsi più spesso e di usare dei detergenti, consigliati da incauti messaggi pubblicitari.

L’ingiustificata mania di fare la doccia una o due volte al giorno, più comunicata agli amici che effettuata, con detergenti di moda, diversi dal sapone di oli vegetali, può causare sensibilizzazioni alla pelle delicata, privata dei sistemi difensivi naturali.  La mancata traspirazione per la copertura con antitraspiranti crea anomalie negli equilibri circolatori e di ricambio. L’eventuale spostamento della traspirazione in altre parti del corpo, come i piedi, può causare altri inconvenienti, non nelle pubbliche relazioni, ma nella sanità dei tessuti di queste appendici. Se pensiamo ai tessuti colpiti da eccesso termico, come le scottature, anche solari, che se estese possono essere disastrose e mortali, solo perché la pelle è stata molto danneggiata, possiamo immaginare, nella gradazione variabile, i fastidi o le catastrofi di cui possiamo essere vittime.

Se consideriamo quelle alterazioni, che prendono l’appellativo di “allergie” di cui ancora sono incerte le affermazioni di alcuni ricercatori, dovremmo fermarci a ragionare.

Del resto, il corpo umano, come hanno affermato alcuni eremiti, è stato costruito a “immagine e somiglianza” dell’universo, e, se lo hanno detto questi sapientoni,  qualcosa di vero ci sarà.

Anche se gli eremiti dei deserti, vissuti in condizioni di asocialità e vittime di devianze esistenziali e rifiuto delle costanti di umanità, hanno profetizzato apocalittiche penalità per tutti gli esseri sociali, forse, nell’attribuire all’uomo la definizione di “figlio dell’universo” hanno avuto ragione, perché il piccolo obbedisce alle stesse leggi del grande o immenso. Se l’uomo ha problemi, anche l’universo può manifestare analogie, nelle sue porzioni inferiori come la nostra terra.

La nostra terra, se la osserviamo un po’ più attentamente, ha una sua pelle, rappresentata dal mare e dalla sua superficie solida.

Le relazioni con l’acqua sono analoghe a quelle del corpo umano e i metabolismi sono quasi analoghi. L’acqua ha i suoi circuiti, i suoi cicli, la sua circolazione e si sposta da luogo a luogo, come nel corpo umano. L’acqua del mare evapora e produce raffreddamento allo stesso modo della traspirazione della pelle, più o meno accentuata se c’è la febbre o si è in buona salute.

Il collegamento con questi due frammenti di universo è nato nella mia stanzetta, il mio pensatoio, il terminale del mondo dei sogni, mondo da cui nessuno mi può cacciare. Un mondo in cui la musica e le arti, la letteratura, le scienze e i sogni convivono in un equilibrio perfetto, in uno spazio molto ridotto.

Le dimensioni della mia stanza sono quasi quelle della grotta di quell’eremita, per cui mi posso definire un eremita di quartiere, non del deserto, e senza quelle intime devianze esistenziali ma con tutti gli attributi di umanità, soggetti a revisione periodica.

Da tempo m’interesso di fisiologia radicale e di microecosistemi, che si possono osservare in un vaso da fiori posto sul davanzale, come pure in un campo coltivato. I rapporti di acqua e aria sono alla base della vita di tutti gli esseri viventi, e se questi rapporti deviano, nascono i problemi, in gradazione fino alla morte.

Esaminando la vita delle piante carcerate in un vaso sono portato a verificare i rapporti vitali fra l’acqua e gli esseri viventi in quel micromondo, che in una simulazione amplificata danno un’immagine di quello che avviene nel nostro universo.

La traspirazione delle foglie, spesso coperte da sostanze estranee, o delle radici spesso costrette a vivere in un ambiente avvelenato, anche dai reflui delle città, mi ha portato a pensare alle analogie con l’acqua del nostro mare, proprio ora quando molti si chiedono il perché di quelle che, con un neologismo, chiamano “bombe d’acqua”. Certamente se cade tanta acqua, in poco tempo, in un territorio molto piccolo, non è la stessa cosa dell’azione dei tornado, in cui le forze della natura giocano un ruolo diverso. Qui siamo di fronte a fenomeni naturali analoghi ai vecchi temporali settembrini causati dai grossi cumuli ma di peso diverso, per una maggiore quantità d’acqua nell’aria, che esige una giustificazione.

Sospettando che le acque depurate contengano ancora delle sostanze detergenti, assieme ad altre che causano altri fenomeni disastrosi, ho messo a confronto due bicchieri di plastica, contenenti 170,20 grammi di acqua, di cui uno contenente dieci gocce di detersivo per i piatti e l’altro acqua pura. L’esperimento doveva dimostrare l’andamento della traspirazione della superficie dell’acqua naturale con quella in cui era il detersivo, che è un tensioattivo, cioè allenta la tensione superficiale e rende più libere le molecole d’acqua.

Il sospetto e l’ipotesi mi hanno dato ragione, infatti dopo cinque giorni, osservando il livello dell’acqua, ad occhio, si notava una certa differenza, e pesando i due bicchieri con una bilancia di precisione, ne è risultato che il bicchiere con acqua semplice pesava gr 144,90, mentre quello con detersivo pesava gr 141,90. La differenza fra l’evaporato dell’acqua pura, sempre che il certificato di potabilità dica la verità, con l’acqua addizionata a detersivo è di tre grammi in cinque giorni, riferita alla superficie del bicchiere. Se consideriamo che il bicchiere ha un diametro di sette centimetri, e di conseguenza una superficie di 38,465 centimetri quadri e che la differenza dell’evaporato è di tre grammi, in proporzione, nel nostro mare Mediterraneo, con la mole dei suoi chilometri quadrati sarà un numero significativo per dimostrare la presenza, nell’aria, di vapore acqueo in quantità maggiore, tale da far pensare ad una sfasatura e uno sconvolgimento nei movimenti delle masse. Se una massa nuvolosa contiene più acqua, pesa di più e obbedisce ad altre leggi di natura, nel gioco imprevedibile degli spostamenti, anche per effetto di coibenza termica, che determina una spinta in alto maggiore.

In cinque giorni il livello dell’acqua è sceso di circa otto millimetri, in un ambiente chiuso, non ventilato e a temperatura di 18-20 gradi centigradi. Se si considera l’ambiente naturale estivo, con temperature superiori e ventilazione associata al moto ondoso, i valori saranno di gran lunga maggiori, raggiungendo anche più di tre millimetri al giorno. Questa l’immagine del nostro mare, se guardiamo l’insieme degli oceani, i valori saranno incalcolabili.

Se si guarda il nostro cielo di settembre, parlo di quello visto dalla finestra di casa mia a Modica, si nota una diversa forma dei cumuli che si alzano a tramontana, nuvole che, una volta, i nostri nonni chiamavano “santuna” in analogia con le mostruose immagini di carta pesta degli Apostoli, che andavano in processione per San Pietro e che chiamavano “Santuna” cioè Santoni. I cumuli di questo periodo sono di sezione minore e vanno più in alto, per effetto dell’umidità maggiore che mantiene la massa più calda, quindi una massa di acqua maggiore, per cui, tanto santi non sono.

Che qualcosa dipenda dalla modificata tensione superficiale dell’acqua del mare, tralasciando quella dei fiumi, per la presenza del sostanze tensioattive, dei detersivi in genere, credo sia indiscutibile.

Purtroppo le vittime della pubblicità, che ormai consiglia di usare i detersivi per lavabiancheria, a gargarella dalla confezione e non col misurino, spesso, per raggiungere il bianco più bianco, esagerano e le conseguenze si pagano.

Sembra strano che nessuno finora abbia gridato “ al lupo, al lupo” indicando le multinazionali come responsabili dei disastri ambientali, forse perché sono dei mostri sacri o per semplice cecità culturale.

Succede anche nel mondo agricolo in cui si attua l’agricoltura dell’odio, per cui i nemici delle piante debbono morire, facendo rivivere le immagini bibliche del “Signore degli eserciti” che distrugge tutti i nemici, in atteggiamento di vendetta. Oggi dovremmo ritornare a un tentativo di convivenza e di accettazione, sia della biodiversità somatica come di quella intellettiva.

Abel

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