sabato, 3 Dicembre 2022

LA REPUBBLICA DEL RIDICOLO

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Il Comitato Pro Tribunale di Modica ha presentato alla Corte dei Conti un esposto per denunciare lo spreco di denaro pubblico generato dalla chiusura del nostro tribunale. Questa infatti costringe a un esborso non indifferente di denaro pubblico per l’affitto di locali per allocare alcuni uffici giudiziari che nel vecchio tribunale di Ragusa non trovano spazio. Non stiamo qui a riportare le cifre che già sono di dominio pubblico. Quello che ci chiediamo è come tale soppressione si possa conciliare con la prevista abolizione delle province. Sempre che di una reale abolizione si tratti, perché da decenni siamo abituati all’eliminazione di alcuni termini che però sono stati sostituiti da altri diversi ma dal medesimo significato. L’ha urlato recentemente Grillo, ma noi lo ripetiamo da anni su questo giornale e, di sicuro, non noi soltanto. Quindi, ammettendo che l’abolizione delle province si riveli effettiva, che senso ha scegliere come sede di tutti gli uffici giudiziari una sola città del comprensorio, e in specie quella cui la provincia faceva riferimento, anziché sfruttare immobili idonei sotto tutti gli aspetti anche se dislocati in comuni diversi? Non si era parlato di consorzi di Comuni? In un consorzio i consorziati non dovrebbero trovarsi tutti sullo stesso piano? Questa scelta ci convince pertanto che l’abolizione delle province non si vuole abbia luogo, perché non si ha alcun intento di ridurre gli sprechi (che, tradotti, s’identificano in ricche prebende per quei funzionari che fino a oggi ne hanno beneficiato in quanto rappresentanti e impiegati della provincia), ma solo quello di modificare i termini lessicali che questi sprechi consentono e nutrono per buttarci fumo negli occhi. Ma ci casca ancora qualcuno?

Nel caso specifico del tribunale di Modica poi, si raggiunge l’acme del ridicolo preferendo una struttura vetusta e totalmente priva di quegli accorgimenti che dovrebbero proteggerla in caso di terremoto a una moderna, costruita ad hoc e antisismica (e l’area iblea è a forte rischio sismico, non dimentichiamolo).

Viene naturale pertanto chiedersi se lo sfascio prodotto in Italia dal tentativo quanto mai maldestro di ripianare il debito pubblico impoverendo gli italiani al punto da metterli nell’impossibilità di risollevarsi, senza, per contro, rinunciare ai benefici e agli sprechi che giovano (finché dura!) solo a una ristretta classe dirigente e alla sua clientela, sia una dimostrazione di arroganza o d’incapacità. Non crediamo sia solo arroganza.

Per ora, vediamo che il nostro Paese è diventato lo zimbello dell’Europa e che i nostri governanti sembrano non accorgersene. E’ possibile che l’arricchimento immediato (ma probabilmente nemmeno duraturo) riesca ad accecare al punto da calpestare qualsiasi dignità?

Adesso dobbiamo fare i conti pure con l’aumento delle precipitazioni, un aumento che si sta verificando un po’ in tutto il globo e che provoca danni particolarmente catastrofici solo nei paesi del terzo mondo e nel nostro. Di chi è la colpa? Dei sindaci che non avvisano in tempo la popolazione, si accusa, ma la popolazione avvisata che cosa dovrebbe fare? Abbandonare la propria casa con tutto quel che ha perché le è stato consentito di costruirla là dove non si sarebbe dovuto costruire mai nulla? E poi? Aver salva la vita avendo perso tutto il resto non sempre mantiene vivi.

Forse in Europa la gente ha pena per le sventure di tanti poveracci travolti dalle piogge e dalle piene, ma se guarda i comportamenti dei governi che ci hanno guidati e che ancora, purtroppo, ci guidano oggi non può che vederne altro che il ridicolo.

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