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L’ATTESA E’ FINITA

Dopo una lunga attesa il Cinema Aurora riapre le porte. L’inaugurazione, con una numerosa presenza di pubblico, è avvenuta sabato 14 dicembre. La città di Modica torna così ad avere il suo cinema.

Potrebbe apparire un evento ordinario, ma in tempi di crisi economica stagnante, in tempi di tagli di spesa lineari da parte del Governo nazionale che fanno scomparire anche istituzioni secolari come il Tribunale, diventa un evento, una scommessa, un atto di coraggio che punta sulla cultura, cioè nell’ambito negletto che a parere dei politici che hanno governato l’ultimo ventennio non serviva ad imbottire il panino. Come si vede, non ci hanno convinto: la riattivazione del vecchio Cinema Aurora ne è un esempio concreto. E’ un esempio di resistenza alla denigrazione e sottovalutazione del capitale umano che il senso della vita umana e una civiltà degna di questo nome dovrebbero tenere al centro. La cultura è infatti essenzialmente questo, è l’investimento sullo specifico dell’essenza umana, è la fabbrica di ossigeno che consente il benessere dell’attività psichica di cui l’essere umano è dotato, attività senza la quale non c’è vita.

A scommettere sull’apertura del cinema sono dei ragazzi, ciò non è un caso. La società cui hanno dato luogo si chiama “Novecento”, in omaggio al cinema non poteva darsi nome più appropriato perché il cosiddetto secolo breve è stato quello in cui il mondo è cambiato, in cui è davvero avvenuto di tutto. Nel Novecento, grazie allo sviluppo della tecnologia, l’umanità ha abbattuto le distanze e travalicato confini e poi il 900 è il secolo del cinema per antonomasia. Nella denominazione scelta dalla società ci potrebbero essere riferimenti più specifici alla produzione cinematografica e teatrale, qualcuno ve li ha subito collegati, ma ciò fa parte delle libere associazioni che un nome così emblematico genera negli individui.

L’opportunità del ritorno all’apertura del cinema è un’opera corale, i proprietari dello stabile hanno effettuato i lavori necessari a ripristinare i servizi rendendoli adeguati, mentre la sala è rimasta come era prima della chiusura; è stato restaurato e reso giustamente accogliente l’ambiente d’ingresso grazie alla collaborazione tra la società “Novecento” e il Centro Commerciale Francavilla, entrambi interessati a rimettere in funzione lo storico cinema e a rivitalizzare il quartiere per promuovere sviluppo socio-economico all’intera città. Il lavoro di ripristino è avvenuto ad opera di maestranze locali col concorso di professionalità dell’architetto Francesca Timperanza.

Un concorso di generosità inoltre è avvenuto da parte di molte ditte locali che hanno sponsorizzato l’iniziativa. Ovviamente la parte del leone spetta ai ragazzi della società Novecento con l’investimento di capitale privato stipulando un mutuo con la Banca Agricola Popolare per acquistare l’impianto di proiezione adeguato all’attività principale della struttura. L’Aurora infatti non sarà solamente cinema, ma una struttura al servizio della cultura sotto diversi aspetti: teatrale, ma anche scuola di recitazione, di scrittura, di sceneggiatura, questo almeno è il proposito dei ragazzi che per tale obiettivo si avvarranno dell’esperienza comprovata di Carlo Cartier, un altro modicano che sul territorio scommette.

Un’attività annunciata che ci ha fatto particolarmente piacere sentire è quella di attuare il filone del cinema didattico, ovvero una serie di proiezioni destinate ai bambini. Quest’attività verrà ovviamente concordata con le scuole che faranno da apripista portandovi le scolaresche.

L’attività di proiezione cinematografica è già iniziata con il film “La mafia uccide solo d’estate” e continuerà con regolarità. E’ iniziata anche l’attività di cineforum con l’appuntamento del mercoledì. Questo primo ciclo di proiezioni del cineforum, denominato significativamente “Resistenze Cinematografiche”, avviene grazie all’Associazione AVIS ed è affidato al cineclub “La città nascosta”.

Il cineclub “La città nascosta”, che si era già visto costretto a saltare la rassegna estiva, ha potuto lavorare a questa programmazione solo grazie allo spontaneo sostegno dell’Avis di Modica, che – nell’ottica delle “resistenze” – sceglie coraggiosamente di investire sui progetti culturali. “Lo abbiamo fatto – dichiara il presidente dell’Avis di Modica Carmelo Avola – con la certezza che la cultura del dono di cui noi ci facciamo promotori sia strettamente legata ad un più diffuso radicamento di un senso di cittadinanza attiva e critica e di disponibilità ad un allargamento dei propri orizzonti. Per questo già da qualche anno abbiamo deciso di destinare l’intero ricavato del 5 per mille che moltissimi privati e imprese generosamente ci donano per dare un supporto alle iniziative culturali: per noi è come restituire al territorio tutto ciò che il territorio quotidianamente ci dà: e non c’è modo migliore di farlo che attraverso la cultura”.

Come si vede, la sinergia territoriale è avviata a tutto tondo con l’intento di vedere il vecchio cinema ritornare ad essere quella presenza attiva che è stata in passato.

Al vecchio cinema era infatti successo quello che succede alle persone anziane, la tentazione di lasciarsi andare, per noia e per stanchezza aveva ceduto alla tentazione di mollare, magari pensando di essere inutile solo perché tecnologicamente superato. Questo mollare aveva creato un vuoto enorme, e, come sempre accade quando si verifica una riabilitazione, l’opera la compiono i giovani mettendo in atto passione, entusiasmo e progettualità, che sono caratteristiche specifiche della gioventù.

Un gruppetto di giovani, quelli della società Novecento, ha infatti deciso di scommettere non solo sul servizio cinema, indispensabile per una città come Modica, ma anche sulla memoria e sull’identità che l’Aurora rappresenta. Con il loro entusiasmo si sono accostati al vecchio che aveva mollato e lo hanno accarezzato come si dovrebbe sempre fare coi vecchi, hanno curato il suo corpo, ripristinato la sua igiene, operato chirurgicamente su ciò che era stato causa di crollo. Sono insomma riusciti a farlo risentire e ripercepire vivo, lo hanno cioè persuaso a ritornare in campo per attuare l’azione virtuosa di congiunzione e sommatoria di saperi, quelli dell’esperienza e quelli della modernità tecnologica.

Adesso il lavoro lo faranno i giovani con le loro fresche forze, ma il vecchio metterà a disposizione il capitale di un vissuto che costituisce radici e porterà linfa.

 Carmela Giannì