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IL CHOCOMODICA DI ENZO BELLUARDO




CARO BABBO NATALE…

Caro Babbo Natale non ti chiedo un regalo ma voglio… che ti porti via, dentro il tuo sacco, tutte le cose brutte successe durante il 2013.

Troppe disgrazie sono accadute in quest’anno e io, incredula, mi chiedo se ci sono giustificazioni e se esiste almeno un  perché.

Penso e credo che qualsiasi ragione sia ingiustificabile ma sono certa che il perché esiste e non è solo uno ma tanti. Si vedono, si toccano e si sentono nell’aria. Si leggono negli occhi della gente che incontriamo per strada, nei discorsi sempre più freddi e irrazionali, nelle nostre corse giornaliere dove riusciamo solamente a giudicare e a disprezzare tutto e tutti coloro che attraversano la nostra strada.

E’ quindi cattiveria vera e propria la nostra, incuria, indifferenza, avarizia, arroganza, gelosia, testardaggine, prepotenza, ignoranza…

Indisciplinatamente, ne abbiamo combinate davvero tante ma non conosciamo la vergogna!

Abbiamo fatto sì che la natura si ribellasse alle nostre ottusità, negligenze e mancato rispetto nei suoi confronti, inquinandola, disboscandola, violentandola, abbandonandola alla deriva.

Alluvioni terrificanti, infatti, si sono ripetute a distanza di anni e hanno devastato interi nuclei familiari e interi paesi. Hanno sconvolto la nostra coscienza che ha fatto orecchie da mercante pur sapendo di esserne l’artefice!

Guerre infinite tra uomini nascosti da civiltà, culture e religioni differenti ma proprio per questo  indifferentemente uguali, hanno sterminato interi popoli trucidando senza alcuna pietà donne e bambini che già erano quasi  morti di stenti ma che avevano ancora una grande voglia di vivere e si sono ritrovati tra bombe, kamikaze e gas “umano”!

Migranti annegati nel mare divenuto cimitero. E dimmi tu adesso, come possiamo tuffarci ancora in mare e dimenticare che al posto del corallo e dei pesci nel suo fondale giacciono i cadaveri di uomini, donne e soprattutto bambini. Cercavano solamente una vita migliore e hanno trovato, invece, lo sgomento ipocrita di una morte annunciata ma perennemente ignorata!

Suicidi di massa, grandi lavoratori che dopo una vita di sacrifici non ce l’hanno fatta più. Si sono visti svuotare le tasche, rubare la casa e soprattutto il lavoro, trovando la porta delle istituzioni chiusa. Beffati e truffati dai loro simili. Credo per questo che non siano stati suicidi bensì omicidi di umiliazione profonda che ha prima ferito la dignità dell’uomo onesto e poi lo ha ucciso!

Roghi e morti in ogni luogo, dunque, sulle strade, all’interno delle aziende, delle industrie, fra gli zingari, nelle case. Bambini, donne, uomini e anche animali, sfruttati sul lavoro e maltrattati, hanno accettato umiliazioni “fraterne” pur di sopravvivere ma si sono ritrovati bruciati tra i vivi, senza  neppure avere il tempo di gridare al mondo intero tutto il loro disappunto!

Nonnini abbandonati a se stessi, dai figli, dalla malasanità, dalle case di riposo, dalla società tutta. Hanno “rubato” al supermercato per un po’ di pane o di formaggio o una caramella da regalare magari  a un nipotino e sono stati guardati a distanza come delinquenti, derisi e definiti oltraggiosamente  “ladri”. Adesso, come i bambini, piangono senza pudore e dignitosamente aspettano nel silenzio del sonno che la morte li prenda per mano e li porti lontano dal disprezzo stampato sulla faccia degli uomini!

Caro Babbo Natale, tranquillo, di cose belle ne sono accadute anche e sicuramente sono più di quelle brutte ma non le ricordo tutte. Forse perché credo che il bello è soggettivo e quando accade si tiene stretto in fondo al cuore e non si lascia andare. Il brutto è collettivo invece, si sputtana ad alta voce facendo a gara a chi ne ha di più e si cerca di riversarlo sugli altri!

E’ così, le cose belle ognuno di noi le desidera più della sua stessa vita e fa in modo che accadano!

Come Anna Carta, per esempio, parlo di lei, perché, secondo me, è tra le cose più belle accadute in quest’anno disgraziato! L’hanno chiamata “mamma coraggio” e lo è davvero. E’ l’esempio della disperazione di tutte le mamme che lottano dignitosamente per il diritto alla vita del proprio figlio. E questa mamma modicana, con coraggio, forza e determinazione ha lottato e lotta ancora per suo figlio Mauro di soli 23 anni che da dieci è affetto da atassia spino cerebellare. Per lei, il figlio Mauro è la sua vita e il suo respiro. Ed è per lei e per suo figlio e per altri 23mila malati in attesa delle cure compassionevoli che la solidarietà umana ha avuto il sopravvento. Infatti, aiutati da diverse associazioni, fra queste Cittadini Modicani, che hanno organizzato una grande manifestazione, i modicani (il sindaco però, Ignazio Abbate, mi è sembrato in questo caso un tantino distratto nella sua presenza, 5 minuti ed è scappato via) e i cittadini tutti italiani sono scesi in piazza e hanno manifestato anche in altre piazze d’Italia,  per chiedere il diritto alle cure staminali ed il diritto alla vita.

Sai, i tempi sono cambiati, ormai, se ci si ammala o si nasce già disabili, non si può più correre dal medico o in ospedale se prima non si chiede il permesso a un giudice per poter iniziare una cura che, forse,  può non essere a norma con la legge della scienza e delle lobby farmaceutiche ma almeno ti regala la speranza di un sorriso stampato sul viso e vissuto più a lungo insieme a chi ami di più al mondo!

Continuo coi tanti bravi lavoratori che hanno contribuito a rendere quest’anno migliore. Sono riusciti a scrollarsi  di dosso la famosa crisi di cui si parla tanto, incuranti di chi invece ha voluto infliggercela!

Associazioni culturali, come IngegniCulturaModica che ha coinvolto giovani, adulti e anziani facendo rivivere eventi e storie trascorse dai nostri avi, incentivando così pure il turismo nella nostra città che ultimamente è scemato.

Artisti di strada, artisti di cinema e artisti di teatro si sono susseguiti durante le varie stagioni e, noncuranti del malcontento, hanno saputo coinvolgere platee bisognose di sane distrazioni. Fra questi Carlo Cartier, attore e grande divulgatore artistico, ma anche tantissimi altri che hanno reso il palcoscenico della nostra vita per un momento… migliore!

E grandi sono stati gli artigiani nelle loro prestazioni al ChocoModica (molto criticato come evento) e soprattutto durante tutto l’anno lavorando nelle loro piccole aziende. Fra i tanti, Aldo Puglisi, il gigante del cioccolato modicano, ha messo in mostra le sue sculture di cioccolato che, associate alle creazioni artistiche in pasta di zucchero di Melinda Adamo, sua giovane collaboratrice, hanno reso la manifestazione emblematicamente creativa.

Io personalmente ho ammirato le loro opere di cioccolato più delle luci natalizie che il nostro sindaco ha voluto fossero per quest’anno alquanto speciali! 55.000 euro, infatti, sono stati spesi per le luminarie natalizie del nostro paese e relative frazioni e circa 60.000 sono i cittadini modicani. Perciò chiedo: e se invece li avesse spediti suddividendoli prima in tante piccole parti a tante piccole famiglie in difficoltà? Sicuramente sarebbe stato un gesto apprezzato da tutti e avrebbe illuminato il volto di tanti!

Ad illuminarci però ci ha pensato papa Francesco, che nei suoi primi nove mesi di pontificato ci ha contagiati col suo sorriso e con le sue discrete ma profonde parole. Sta rivoluzionando la Chiesa, la politica, noi tutti!

Caro Babbo Natale, auguro a te un Buon Natale e spero (ma so per certo che per tanti non lo sarà) lo sia anche per tutti noi.

Portati via, per favore, il nostro difetto più grande… l’egoismo e riportaci un pregio che abbiamo perso: la bontà dell’amore, solo questo ti chiedo, perché la povertà non è opera di Dio ma solo dell’egoismo umano!

Sofia Ruta

 

 

 

 

 




LE MEDICINE DELLA NONNA FRA NOSTALGIA E DUBBI DI EFFICACIA

Nei ricordi di un bambino, ormai ottantenne, spesso affiorano dei ricordi di rimedi alle piccole affezioni patologiche, vissute in un tempo molto diverso da quello attuale. Quasi tutte le malattie infantili si curavano col calore del letto e con una dieta, ai limiti della sopravvivenza: na lattuchedda, ugghiateddha ugghiateddha e stamu o virri (una lattuga bollita con un po’ di olio in più e stiamo a vedere). S’intuiva la saggezza di chi non aveva armi diagnostiche capaci di individuare il male e metteva un organismo nelle condizioni di liberarsi di ciò che era stato incautamente mangiato, più per un dovere di sopravvivenza che per piacere e, talvolta, in eccesso, per un’occasione imprevista. Certamente le affezioni gravi si evidenziavano in altro modo, anche indiscutibile.

I medici di allora parlavano il siciliano e vivevano la vita di quartiere. Conoscevano i costumi alimentari e la cucina povera della nonna, una cucina sana e appetitosa, ma con ingredienti di cui non si doveva o poteva fare abuso, anche per la ridotta quantità disponibile. C’era tutto ciò che poteva accontentare un bambino, dai cos’aruci ‘e cos’i mangiari, cioè da ciò che era dolce, purchè dolce, a ciò che si poteva mangiare, se aveva una certa sostanza ed era accettabile nel sapore. È nata così la dieta mediterranea, nella ricerca di ciò che poteva sfamare e nello stesso tempo tamponare le difficoltà di sopravvivenza.

Purtroppo non tutti i bambini avevano le stesse capacità di accettazione e di assimilazione degli alimenti e la sottonutrizione portava a casi morbosi ricorrenti. La medicina popolare era, spesso, più seguita, sia perché era quasi a costo zero, sia perché il più delle volte funzionava.

Oggi nel mio periodo di terza età, vivo la vita del nonno e mi confronto con i nonni del mio periodo, ricordandoli. Non ho avuto la fortuna di conoscere i miei nonni, ma ho trascorso i miei anni di infanzia con le mie nonne e ne ricordo i metodi  di cura dei piccoli problemi sanitari.

La tosse veniva curata con uno sciroppo vegetale: u sciropp’ u trunzu, uno sciroppo ottenuto con fettine sottili di cavolo rapa impilate sopra un bicchiere, sorrette da due assicelle realizzate da due culmi di grano (usa) e intercalate da un cucchiaino di zucchero.

Il tessuto del cavolo, sotto l’azione dello zucchero, trasudava un liquido, che gocciolava nel bicchiere ed era pronto per la sera, quando si era già a letto, o quando la tosse diventava stizzosa. Era uno sciroppo estemporaneo che si rinnovava, spesso in successione continua, per mantenerne la presenza. In casi più ostinati si ricorreva alla bevanda calda di acqua e miele di timo.

Le otiti causate da colpi d’aria, frequenti per il riscaldamento con bracieri e scaldini, che davano un calore vicino e diretto, molto sensibilizzante con le temperature esterne, per cui si soffriva di mal d’orecchio, si curavano con  i cannileddhi realizzati con striscioline di stoffa di cotone, ricavata da lenzuola dismesse, imbevute di cera calda e avvolte in un culmo di pianta di liama cioè di ampelodesma tenax, le cui foglie tenaci venivano usate come legacci per i covoni di frumento. I culmi di liama offrivano tutte le sezioni per adattarle al buchetto dell’orecchio e se ne facevano dei tubicini lunghi circa venti centimetri. Queste candeline, si accendevano da un estremo, mentre l’altro estremo veniva introdotto nell’orificio dell’orecchio. La fiammella creava una depressione e si aspirava un po’ di cerume, ammorbidito, preventivamente con olio di oliva. Bastavano due o tre candeline, per risolvere il piccolo problema. Era una cura spettacolare che affascinava i bambini di allora, anche da spettatori.

I raffreddori ostinati, con emissione di muco denso, venivano curati con gocce di olio caldo introdotto nelle narici del bambino, la sera, a letto, in posizione supina. In quella posizione il naso scaricava in gola, e le gocce di olio caldo, dovevano raggiungere la gola. La mucosa nasale, durante la notte, si decongestionava e l’indomani il naso era più pulito.

Quando ho cominciato a fare pesca subacquea, all’età di quattordici anni, ho scoperto l’effetto dell’acqua di mare ed ho iniziato la cura del raffreddore invernale, con lavaggi con acqua di mare, come un elefante, tirando l’acqua di mare col naso, fino alla tolleranza e scaricandola, per ripetere l’applicazione fino a nettatura, o a letto, con gocciolamento di acqua di mare e finitura con le vecchie gocce di olio caldo.

Le affezioni polmonari avevano un sistema curativo ancora in uso: i pruffuma cioè le fumigazioni con vapori medicati da erbe balsamiche, come il timo e l’eucalipto.

I dolori di nota e ignota causa si curavano con cataplasmi si semi di lino, catabbrasimi ri linusa. Il termine catabbrasima (catà brasmos nella lingua greca arcaica, significava “che bolle sopra”), era rimasto in uso nella nostra lingua modicana. Ho rifiutato di utilizzare il temine “dialetto”, perché una fonia espressiva ricca di più di trentamila voci non può chiamarsi più “dialetto”.

Con i semi di lino pestati in un mortaio, si confezionava un impacco caldo chiuso in un  fagottino, realizzato con frammenti di stoffa di vecchie lenzuola, che si sovrapponeva alla parte dolente, con le dovute precauzioni di accettazione, fino alla diminuzione della temperatura, sostituendolo con un altro, che veniva accettato sempre più caldo, fino a quando se ne riteneva efficace l’applicazione, ma non meno di mezz’ora. L’apporto termico localizzato determinava lo stesso effetto degli attuali cerotti o impiastri riscaldanti.

I semi di lino erano stati riconosciuti idonei dai nostri antenati, qualche migliaio di anni fa, non solo per la loro coibenza termica, ma anche per alcune proprietà curative legate ai contenuti di olio siccativo, l’olio di lino, un emolliente, usato anche in pittura. Oggi purtroppo, il sistema funziona ancora, ma, non essendo dinamico, come i cerotti irritanti, è stato anche dimenticato.

Le ferite superficiali e le abrasioni, che facilmente s’infettavano, venivano subito guarite con le famose erbe vulnerarie, da usare in crudo o cotte. Molto in uso e di sicuro effetto era il marrobio, un’erba comune nei luoghi umidi, le cui foglie venivano bollite e si ponevano ad impacco, sopra la ferita infetta, la sera. L’indomani la ferita si presentava pulita e il tessuto roseo. Si procedeva al lavaggio col brodino e si fasciava con qualche fogliolina di copertura. La successiva ispezione serale poteva consigliare un’altra applicazione di verdurine, che chiudeva il ciclo.

I foruncoli, che dovevano spurgare il contenuto infetto, venivano anticipati nella maturazione con un impacco crudo di pasta di foglie di rassuddha, il giusquiamo nero che qui cresce in tutto il territorio, dalle scogliere agli incolti collinari: è una pianta velenosa, ma sulla pelle dà dei messaggi significativi agli agenti infettivi, e ne determinano uno spurgo e una nettatura della piccola o grande saccatura purulenta.

Le scottature o le ferite si coprivano con una pezzuola intrisa di olio di iperico e se ne anticipava la cicatrizzazione.

Il verme tenia aveva un originale e strano sistema di eliminazione, da me collaudato all’età di sette anni. Gli ingredienti erano: semi di zucca crudi, con tutta la buccia e melograno, succo, semi e parenchima connettivo giallo, molto amaro. Durata della cura: tre giorni. Per tre giorni, l’unico alimento erano queste due sostanze, da mangiare a volontà. Il ragionamento giustificativo era: la parte amara del melograno serviva a intontire o a consigliare uno spostamento al verme, le bucce dei semi di zucca e i semi di melograno, impastati col succo del melograno, costituivano un tappo abrasivo sull’intestino, tale da distaccare la testa del verme e da ancorarlo e spostarlo fino all’uscita. Un ragionamento logico, per qualcuno incredibile e fantasioso, ma io, con molta sofferenza alimentare, l’ho collaudato con successo.

Lo spavento, per qualche evento di una certa gravità si curava con u vinu stutatu, cioè con un bicchiere di “vino per adulti”, della gradazione di 15/16 gradi in cui veniva spento un frammento di carbone acceso. In questo caso era la narcosi etilica a vincere lo stato di eccitazione.

Le verruche (purretta), che una volta erano molto più frequenti di ora, si curavano con un atto di stregoneria. Un incaricato prendeva dei nodi di culmi di frumento, li legava a due a due con un filo di cotone in numero di una coppia per ogni verruca e, dopo averli accuratamente strofinati nella rispettiva verruca, li doveva abbandonare in un ignoto pozzo o cisterna, mai intercettata dal  paziente. La terapia funzionava, anche perché, essendo affezioni benigne, da virus, venivano eliminate per attività auto immunitarie. La mia esperienza in merito alla cura delle verruche è unica. Ne ho avute due, uno sul mignolo e una sul palmo della mano destra. Quella sul mignolo è stata divelto da un utensile con cui lavoravo. La seconda, sul palmo della mano, si è goduta tutta la gamma dei rimedi: il brucia-porri, l’acido acetico glaciale, il nitrato d’argento, la cauterizzazione solare con lente d’ingrandimento  e alla fine, con successo, “l’impiccagione” , cioè un cappio di seta fissato alla base, in una scanalatura fatta con le forbicine. La stretta rinnovata ad intervallo di tre giorni, finalmente l’ha eliminata.

Ho voluto raccontare questi ricordi per ritornare bambino e vivere la vita dei nonni.

Abel




Le ricette della strega (a cura di Adele Susino)

Natale… profumo di vaniglia, cannella, caramello. Arance e mandarini lucidi e splendenti, bottiglie di vino pronte per essere bevute in buona compagnia e ancora torrone e cobaita, un carosello di dolci e cibo che ci accompagna e sottolinea questo magico periodo. Di seguito alcuni suggerimenti per piatti semplici e sfiziosi da proporre in famiglia e agli amici.

Antipasti:

Cannoli salati

Ingredienti:

Per la pasta: 200 gr di farina, 30 gr di olio evo, 1 uovo, 1 cucchiaino di zucchero, un pizzico di sale

Per la farcia: 300 gr di ricotta, 200 gr di ragusano dop 2/3 grattugiato,1/3 a scaglie, 100 gr di pistacchi di Bronte, 100 gr di pomodori secchi, q.b. di origano fresco, sale, pepe nero, olio evo.

Preparazione:

Impastare tutti gli ingredienti della pasta e farla riposare per 1 ora coperta da pellicola trasparente. Formare i cannoli e friggerli in olio di arachidi. Tostare i pistacchi e tritarli, tritare anche i pomodori e unirli alla ricotta, aggiungere il ragusano, l’origano, sale e pepe, amalgamare bene per ottenere una crema liscia. Farcire con questo composto i cannoli poco prima di servirli.

Mattonella di pan carrè

Ingredienti:

un pane a cassetta fresco da 1 kg, 150 gr di tonno sott’olio, 100 gr di caprino semi stagionato, 3 filetti di acciughe diliscate, una falda di peperone rosso e una di peperone giallo arrostiti e spellati, 100 gr di olive verdi e nere, 3 cetriolini sott’aceto, 150 gr di prosciutto, q.b. di latte e burro, il succo di mezzo limone

Preparazione:

Con un coltello lungo e bene affilato, asportare la calotta superiore del pane, incidere la mollica tutto intorno lasciandone 1 cm attaccata alla crosta. Con un coltellino o una paletta asportare la mollica cercando di non bucare la crosta. Inzuppare la mollica nel latte e strizzarla, dividerla in due parti. Una parte amalgamarla con metà caprino, il tonno sbriciolato, le acciughe spezzettate, metà olive e cetriolini e il succo di limone. L’alta parte mescolarla con il prosciutto tritato e il resto degli ingredienti. Con una spatola spalmare il burro morbido l’interno del pane, mettere il composto al tonno livellandolo, coprire con una falda di peperone, aggiungere il composto al prosciutto, l’altra falda di peperone, pressare e coprire con la calotta imburrata. Avvolgere il pane nella pellicola trasparente e conservare in frigorifero per 2 o 3 ore. Servire tagliato a fette spesse un paio di cm con accanto  un’insalatina  di germogli freschi, songino, rucola e lattughino, condita con un’emulsione di olio evo, limone, 1 cucchiaio di senape all’antica, sale e pepe.

Patè di fegato

Ingredienti:

1/2 kg di fegato di vitello, 4 etti di burro, 1 foglia di alloro, 1 rametto di salvia, 1 di rosmarino, 1 grossa cipolla, 1 bicchierino di marsala secco,1 di cognac, gelatina, q.b. di olio evo

Preparazione:

Far rosolare la cipolla con una parte di burro e olio, aggiungere il fegato, sfumare con il marsala, condire con sale, pepe, le erbe aromatiche e far cuocere per 3/4 d’ora. Eliminare le erbe e frullare il tutto aggiungendo tutto il rimanente burro e il cognac. Versare in uno stampo rettangolare la gelatina, farla solidificare e aggiungere il composto livellandolo bene. Tenere in frigorifero tutta la notte. Per servire, sformare il patè, guarnire con i pistacchi tritati e servire con crostini caldi.

Polpo con melagrana

Ingredienti:

un kg di polipetti di scoglio, 1 grossa cipolla di Tropea, 1 melagrana,

q.b. di sale e pepe, 1 cucchiaio di zucchero di canna, q.b. di olio evo e aceto di vino bianco

Preparazione:

Cuocere i polpi in acqua e succo di limone. Affettare sottilmente la cipolla e condirla con olio, aceto, zucchero di canna e sale. Cotti i polipetti farli raffreddare nell’acqua di cottura e poi tagliarli a pezzetti lasciando la pelle. Condirli con il succo e i semi della melagrana e aggiungere la cipolla con la sua marinatura, mescolare bene e far riposare almeno un’ora prima di servire.

Preparare dei pani particolari da servire con affettati e formaggi: pane alle noci, turbante ai semi di papavero, panini aromatizzati alle erbe, alla curcuma

Impasto: 250 gr di farina tipo 0, 250 gr di farina rimacinato di grano duro (oppure 250 di farina integrale o di farro e 250 di rimacinato), 1 bustina di lievito naturale secco biologico, 1 cucchiaio di miele, 10 gr di sale, 50 gr di olio evo, 200 circa di acqua

Impastare tutti gli ingredienti e lavorare fino ad ottenere una consistenza morbida. A questo impasto si possono aggiungere: noci spezzettate, erbe aromatiche, curcuma per colorarlo, semi di girasole e di sesamo e quant’altro ci suggerisce la fantasia. Dopo aver fatto riposare la pasta per 20 minuti coperta, dare la forma desiderata e far lievitare fino al raddoppio. Metter in forno caldo a 200/250° fino a coloritura.

Pizzette per i più piccoli e… non solo

Ingredienti:

500 gr di farina 0, 125 gr d’acqua, 12 gr di latte, 45 gr di burro, 10 gr di olio evo, 1 bustina di lievito di birra secco, 5 gr di sale, 10 gr di zucchero

Preparazione

Mescolare in una ciotola gli ingredienti liquidi, aggiungere il lievito e lo zucchero e poi la farina con il sale. Lavorare bene l’impasto, formare una palla e metterla a lievitare in una ciotola per 1 ora. Stendere la pasta con il mattarello dello spessore di 3 mm, con un coppapasta tagliare le pizzette e condirle con salsa di pomodoro e parmigiano, mozzarella e origano. In forno caldo a 200° per 10 minuti.

Lasagne radicchio e noci

Ingredienti:

200 gr di lasagne, 400 gr di radicchio, 1 grossa cipolla di Tropea, 15 noci, q.b. di olio evo, sale e pimento, 2 cucchiai di pistacchi di Bronte tritati, 1 cucchiaio di semi di sesamo, bechamel aromatizzata alla noce moscata circa 500 gr

Preparazione:

Tagliare il radicchio a striscioline e la cipolla a fette molto sottili e metterle in un tegame a stufare con olio evo. A metà cottura aromatizzare con 1/2 bicchierino di cognac, sale e pepe. A cottura ultimata mescolare la preparazione alla bechamel e iniziare a comporre il piatto alternando in una pirofila sugo, lasagne e noci spezzettate. Completare con il sugo e spolverizzare con i pistacchi e il sesamo, cuocere in forno a 200° per 20 minuti.

Calamarata al pesto di agrumi

Ingredienti:

500 gr di calamarata, 200 gr di noci, 50 gr di capperi,

2 arance e 1 cedro possibilmente non trattati, un mazzetto di timo fresco, un mazzo di finocchietto, q.b. di sale olio evo e pepe

Preparazione:

Lavare e tritare il finocchietto e metterlo a bollire insieme alla pasta. Con un pelapatate togliere la buccia alle arance e al cedro, tagliarle a Julienne e farle sbollentare per togliere l’amaro, ripetere l’operazione per tre volte, poi farle leggermente caramellare in una padella antiaderente con 1 cucchiaino di zucchero di canna. Frullare la polpa degli agrumi con gli altri ingredienti, l’olio evo e un po’ d’acqua di cottura della pasta. Scolare la pasta con il finocchietto e condirla con il pesto, amalgamare bene tutto, completare con le scorzette caramellate e una spolverata di pepe.

Spaghetti alla chitarra con cicale di mare

Ingredienti:

1 kg di cicale freschissime, 500 gr di spaghetti alla chitarra, 2 spicchi d’aglio, 2 cipollotti, un mazzetto di prezzemolo, uno di timo fresco e qualche rametto di mentuccia, q.b. di olio, sale affumicato, peperoncino, un bicchiere di vino bianco secco

Preparazione:

Lavare le cicale e inciderle con la forbice da un lato per estrarre la polpa, lasciarne 2 o 3 intere per decorare il piatto. Conviene fare questa operazione sopra un ciotola in modo da raccogliere i succhi che intensificheranno il sapore. Con i carapaci preparare un sughetto ristretto mettendoli in tegame con 1 spicchio d’aglio, i gambi del prezzemolo e un cucchiaio d’olio. Farli abbrustolire a fuoco vivo e bagnarli con acqua ghiacciata, aggiustare di sale e fare restringere. In un altro tegame fare saltare l’aglio e il peperoncino con l’olio, aggiungere la polpa delle cicale e sfumare con il vino. Scolare la pasta conservando una tazza di acqua di cottura e mantecarla nel tegame delle cicale, aggiungere il sughetto ristretto e completare con un’abbondante spolverata di erbette tritate e un filo d’olio a crudo.

Filetto di salmone con salsa ai lamponi

Ingredienti:

4 filetti di salmone, 4 cucchiai d’olio evo, 2 cucchiai di salsa di soia, scorza di un lime, 600 gr di lamponi (anche surgelati), 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaio di senape, q.b. di sale pepe e olio, 1/2 bicchiere di aceto bianco

Preparazione

Far marinare per una notte i lamponi nell’aceto e i filetti di salmone in olio, salsa di soia e scorza di lime. Tritare l’aglio a pomata e unire la senape e il sale, aggiungere i lamponi mescolare e unire l’olio a filo montando con la frusta come per la maionese, regolare di sale e pepe e aggiungere qualche foglia di citronella tritata. Scolare il pesce dalla marinata, farlo arrostire rapidamente e servirlo su un letto di salsa ai lamponi.

Calamari ripieni

Ingredienti:

1 kg di calamari, 100 gr di formaggio grattugiato, 1 limone, 1 spicchio d’aglio, 1 mazzetto di prezzemolo, uno di timo, 1 cucchiaio di capperi, 100 gr di olive taggiasche, 50 gr di uvetta, 50 gr di mandorle tritate, 50 gr di pomodori secchi, 1 bicchiere di latte, q.b. di vino bianco secco, pan carré, uova

Preparazione:

Tritare i tentacoli dei calamari e farli saltare in padella con aglio, olio e prezzemolo. Ammollare il pane nel latte e strizzarlo, tritare  le erbe aromatiche, i capperi, le olive, l’uvetta e i pomodori, aggiungerli al formaggio e alle mandorle e mescolare, unire i tentacoli, il pane e le uova (2 o 3). Mettere il composto ottenuto in un sac a poche e riempire i calamari, chiudere con gli stuzzicadenti. Farli cuocere in un tegame ampio, senza sovrapporli, con olio e un trito di aglio e prezzemolo, sfumare con il vino. Servirli caldi o tiepidi con il loro fondo di cottura.

Pollo ripieno

Ingredienti:

1 pollo disossato di circa 3 kg, 500 gr di prosciutto cotto, 2 panini morbidi, 3 cucchiai di pistacchi,1 cucchiaio di mandorle,1 cucchiaio di noci di macadamia, 100 gr di parmigiano grattugiato, mezza tazza di prugne secche, datteri, castagne, frutti della mostarda di Cremona, frutti rossi, 1 bicchierino di marsala secco, 1 bicchiere di vino bianco, 1 bicchiere di latte, 2 uova, 1 mazzetto di prezzemolo, q.b. di sale, pepe, brodo, olio evo, 4 scalogni

Preparazione:

Per prima cosa preparare la farcia tritando il prosciutto e  la frutta secca, ammollare i panini nel latte e strizzarli, unirli al trito, aggiungere il prezzemolo, il parmigiano e legare tutto con le uova. Strofinare il pollo, dentro e fuori, con un limone, salare e pepare e riempire con la farcia. Legare bene il pollo e metterlo in teglia, aggiungere il vino e infornare a 180°. Dopo 30 minuti aggiungere il marsala, gli scalogni tagliati a pezzi grossi e il brodo. Far cuocere almeno 2 ore. A cottura ultimata, togliere il pollo dalla teglia e coprirlo con alluminio, frullare il fondo di cottura, aggiungendo del brodo se necessario, e montarlo con l’olio. Servire il pollo tagliato a fette irrorato dalla salsa con contorno di patate al forno e insalata mista.

Broccoli affogati

Ingredienti:

1 broccolo viola da 1 kg, 1 grossa cipolla, 4 acciughe diliscate, 100 gr di olive nere, 100 gr di pecorino semistagionato, 50 gr di uvetta, 1 bicchiere di olio evo, 500 ml di vino rosso, q.b. di sale e pepe

Preparazione:

Dividere il broccolo in piccole cimette, affettare la cipolla. Tagliare una metà del pecorino a cubetti, grattugiare l’altra metà. In un tegame dai bordi alti versare metà dose di olio e disporre a strati il broccolo, la cipolla, le acciughe spezzettate, le olive e i pecorino, aggiustare di sale e pepe e continuare gli strati fino ad esaurimento degli ingredienti, completare con l’olio, bagnare con il vino, chiudere il tegame con il coperchio e far cuocere per una decina di minuti a fiamma alta, poi abbassare al minimo e continuare la cottura per un’ora. Scuotere ogni tanto il tegame senza togliere il coperchio, verso la fine controllare la cottura e, se necessario, aggiungere poco brodo vegetale. La preparazione deve risultare morbida ma senza liquido.

Come contorni suggerisco le classiche patate al forno, la zucca rossa in agrodolce, il purè di patate magari aromatizzato alla paprika affumicata o presentato sotto forma di patate duchesse, le insalate di tutti i tipi, il radicchio e la belga grigliati, l’insalata russa e tutto ciò che la fantasia del momento suggerisce.

Stesso discorso per i dolci, dai classicissimi panettone e pandoro ai mille dolcetti che le nostre eccellenti dolcerie preparano in questo periodo, per non parlare dei dolci della tradizione che ogni famiglia conserva gelosamente.

Vini

Muller thurgau di Fazio, Santagostino bianco di Firriato, Bianco di caselle di Benanti, Anthilia di Donnafugata, Franciacorta satèn, Sauvignon Collio, Eloro doc di Curto, Sire nero di Rapitalà, Sedara di donnafugata, Dolcetto d’Acqui, Ben Ryè, Acantus moscato di Noto di Valenti, Asti spumante millesimato Fontanafredda

 




FISCO E PREVIDENZA: CHIARIMENTI PER IL CITTADINO (a cura di Giovanni Bucchieri)

Siamo arrivati a Natale. Con un percorso pieno di difficoltà siamo riusciti ancora una volta a sopravvivere alle innumerevoli difficoltà. Secondo il Centro Studi di Confindustria pare che la recessione sia finita, ma i suoi effetti sembra che dureranno ancora. A lanciare l’allarme è proprio la struttura della Confindustria, la quale afferma che “l’Italia ha subito un grave arretramento ed è diventata troppo fragile anche sul fronte sociale. Infatti il nostro Paese si presenta all’inizio del 2014 con pesanti danni commisurabili solo con quelli di una guerra”. E i dati parlano chiaro. Dall’inizio della crisi, e cioè da dicembre del 2007, si sono persi un milione ed 810mila unità di lavoro equivalente a tempo pieno. Purtroppo ad oggi le persone a cui manca lavoro in maniera parziale o totale sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Con questi scenari diventa sempre più difficile il lavoro del Presidente del Consiglio Letta, e del suo Governo, che sta cercando, con una serie di provvedimenti, di arginare le grosse falle del sistema e tutti ci auguriamo che ci riesca. Comunque è indispensabile non scoraggiarsi e tutti insieme risalire la china.

Dopo queste brevi considerazioni cerchiamo di fare il punto su alcune disposizioni che entreranno in vigore dal 2014.

Il tasso d’interesse legale scenderà all’1% a far data dal  primo gennaio 2014. Ricordiamoci che fino al 31 dicembre prossimo il tasso applicato è del 2,5%.

A fronte di questo dato positivo c’è n’è uno negativo per le piccole e medie imprese. Infatti dal primo gennaio 2014 rincara il costo del lavoro per aziende e lavoratori. Sia i datori di lavoro che i dipendenti dovranno versare un’aliquota contributiva aggiuntiva pari allo 0,5% (0,23% a carico dei datori di lavoro e 0,17% a carico dei lavoratori) finalizzata all’avvio del fondo di solidarietà presso l’Inps. Il rincaro interessa le aziende ed i settori non coperti dalle norme sull’integrazione salariale.

Interessante anche la norma che prevede che non verrà applicata nessuna sanzione né interessi per i versamenti del saldo imu 2013. Tutto questo grazie ad un emendamento alla legge di stabilità 2014, in base al quale non saranno applicabili sanzioni ed interessi nell’ipotesi di insufficienti  versamenti del saldo Imu 2013 regolarizzati entro il versamento della prima rata dovuta per il 2014.

Per le tasche dei cittadini importante è anche la  disposizione che abolisce il bollo fisso di 34,20 euro sul conto corrente ed il conto titoli per correntisti con giacenze medie sotto i 17 mila euro.

Comunque riprenderemo nei dettagli quanto verrà definitivamente approvato dalla legge di stabilità.

Il mio augurio per tutti è quello di trascorre un sereno Natale 2013 e, speriamo, un prospero 2014.




IL CALENDARIO DEL CINEFORUM

E’ iniziata la stagione del cineforum promosso da “La città nascosta”, che si terrà ogni mercoledì al cine teatro Aurora. Qui di seguito il calendario completo.   

resistenze cinematografiche

rassegna cinematografica curata da

 La città nascosta cineclub in collaborazione con AVIS MODICA

18.12  LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche

La Vie d’Adèle I Francia, 2013 I 179 min.

Il primo sguardo tra due persone destinate a innamorarsi può essere un evento sconvolgente. Eppure la storia di Adele, 15 anni,  non è solo una storia d’amore. È una storia di vergogna, di negazione, di rabbia, di insicurezza: perché lo sguardo che l’ha stregata è quello di Emma. E in un mondo intriso di pregiudizi, questo può provocare fratture emotive insanabili. Palma d’Oro a Cannes 2013.  

 08.01 THE GRANDMASTER di Wong Kar-wai

Yi Dai Zong Shi I Cina, Hong Kong 2013 I 123 min.

Ip Man è stato uno dei più importanti e celebri maestri d’arti marziali del Novecento e leggendario maestro di Bruce Lee. Il film che Wong Kar-wai ha deciso di dedicargli trascende le tradizionali coordinate di una biografia, per farsi magniloquente affresco che alla storia di un uomo intreccia quella di una nazione e di un popolo e che diventa manifesto di uno stile di vita e di pensiero.

 15.01 LA PRIMA NEVE di Daniele Segre

Italia 2013 I 105 min.

La prima neve è quella che tutti in valle aspettano. È quella che trasforma i colori, le forme, i contorni. Dani però non ha mai visto la neve. È un immigrato, arrivato in Italia in fuga dalla guerra in Libia. Ha una figlia di un anno e un dolore profondo. Michele ha 10 anni e anch’egli un dolore da elaborare. Prima che la neve arrivi, Dani e Michele potranno imparare a conoscersi e ad ascoltarsi.

 22.01 QUALCOSA NELL’ARIA di Olivier Assayas

Après mai I Francia 2012 I 122 min.

Parigi, primi anni Settanta. Gilles è un liceale che, come molti suoi coetanei, viene contagiato dalla febbre politica del dopo ‘maggio francese’ del 1968. Ma la sua vera aspirazione è l’arte. In un viaggio che attraverserà l’Europa, Gilles e i suoi amici dovranno fare scelte decisive per trovare se stessi in un’epoca tumultuosa che ha cambiato per sempre il modo di guardare il mondo.     

29.01 COME PIETRA PAZIENTE di Atiq Rahimi

Syngué Sabour I Afghanistan, Francia, Germania 2012 I 103 min.

In un paese devastato dalla guerra, una donna accudisce il marito privo di conoscenza. A poco, a poco la donna si apre, confida al marito ricordi e segreti inconfessabili. L’uomo al suo fianco diventa dunque la sua pietra paziente a cui, secondo la tradizione popolare afghana, è possibile raccontare tutti i  segreti e sofferenze fino a quando non si frantuma rendendoci liberi.    

 05.02 GLORIA di Sebastián Lelio

Cile, Spagna 2013 I 94 min. 

A cinquantotto anni, Gloria vive da sola. Il marito l’ha lasciata da tempo e i figli pensano più a sé che a lei. Ma Gloria ha una voglia ancora intatta di amare. Quando incontra Rodolfo, e con lui una passione rinnovata, la felicità le sembra vicina. Ma non tutti hanno la sua stessa forza e coraggio di vivere. Un ritratto di donna profondo e intenso che non rinuncia all’ironia e alla leggerezza.    

2.02 HOLY MOTORS di Leos Carax

Francia, Germania 2012 I 110 min.

Una limousine bianca si muove per le strade di Parigi. A bordo, Monsieur Oscar. È un dirigente, un mendicante, un innamorato, un assassino, una vittima e altro ancora. Ogni volta che esce dalla macchina assume una nuova identità, una nuova vita. Un viaggio nel cinema, un atto d’amore per il corpo dell’attore, una dichiarazione di resistenza poetica

– Modica, nuovo cine teatro Aurora, proiezione unica ore 21,00

– ingresso € 5,00 con tessera F.I.C. (tessera F.I.C. valida un anno € 2,00)

– ingresso per i donatori AVIS muniti di tesserino € 4,00 – abbonamento 7 film € 35,00 

 




BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTI VOI!




BUON NATALE, ITALIA!

Il colpo di grazia alla credibilità del nostro Paese è arrivato come doppio dono di Natale: la fuga del serial killer da Marassi e l’orrore di Lampedusa. In ambedue i casi, ampiamente sviscerati da media manipolati e manipolatori, dunque obiettivamente lontani dalla ricerca della verità ed invece vicinissimi alla tutela degli interessi di parte, quello che salta agli occhi è la criminale stupidità di certe leggi emanate in odore di garantismo-a-tutti-i-costi, ma fatte male, capaci di generare sofferenze e ingiustizie ancora peggiori del problema che si intendeva risolvere.

La legge Merlin abolì la vergogna dello Stato puttaniere, ma ha gettato migliaia di donne sulla strada, schiave di sfruttatori violenti e spietati e senza tutele sanitarie. Si sarebbe dovuta regolamentare la professione, riconoscendole diritti e doveri, ma la natura peccaminosa di essa non poteva essere ufficializzata nell’ambito rigidamente cattolico dominato dalla DC.

La legge Basaglia fece chiudere i manicomi, che erano vere e proprie fucine di orrori, ma ha rimpallato sulle famiglie, spesso impreparate o impossibilitate a sopportarlo, l’insostenibile onere della cura e della sorveglianza degli alienati, talvolta con esiti infausti. Prima di gettare dei malati psichiatrici in mezzo  a un mondo incapace di accoglierli, sarebbe stato meglio predisporre dei servizi di appoggio o delle strutture adeguate a supportare chi si sarebbe dovuto far carico del problema.

La legge Bossi-Fini non riesce a fermare il flusso dei migranti, lascia che vengano accolti ma poi, a tutti gli effetti, li carcera incolpevoli per periodi lunghissimi nei centri di accoglienza per il riconoscimento e il rimpatrio. Sul perché di questi tempi biblici c’è da farsi la solita domanda: cui prodest? Chi è che specula sulla pelle di questa povera gente, sprecando i soldi dei contribuenti? Se è vero che la comunità europea ha stanziato dei cospicui fondi per aiutare l’Italia a migliorare l’accoglienza, perché non sono stati spesi? Dove sono finiti? Nei centri sovraffollati di gente che si ritrova prigioniera ovviamente succede di tutto, e le rivolte spesso producono danneggiamenti gravi alle strutture che, tuttavia, devono continuare ad “accogliere”. La povera Lampedusa, costretta dalla sua posizione geografica ad essere presa di mira da tutti quelli che fuggono dall’Africa e dal Medio Oriente, è continuamente sotto i riflettori: inondata da strazianti manifestazioni di pietà (e di politici in passerella…) per le centinaia di vittime del naufragio più tragico della storia recente del Mediterraneo, fonte di sdegno per la sorte degli scampati, che non potendo fisicamente essere messi al coperto, erano costretti a sguazzare nel fango sotto la pioggia battente, riparati da sacchi di plastica e da materassi di gommapiuma fradici, infine additata al pubblico ludibrio per le scene della disinfestazione, degne di un lager. E’ chiaro che questa piccola isola lontana dalla terraferma non può e non deve essere ridotta a luogo di pena: i lampedusani accolgono volentieri chi è nel bisogno, anche nelle proprie case, ma non possono essere lasciati nel totale abbandono. Piuttosto che accogliere per poi carcerare e respingere, meglio sarebbe, in accordo con i paesi dell’UE se non addirittura dell’ONU, impegnarsi a fare in modo che la gente non sia costretta a migrare. Il volontariato internazionale è fortemente impegnato sul fronte della sanità, dell’educazione scolastica, dell’agricoltura, ma ci sono cose che esso non può fare. Solo bloccando le speculazioni e i monopoli che sfruttano a morte le risorse naturali di questi paesi, ed evitando di fomentare conflitti locali vendendo armi alle fazioni in guerra si potrà dire di aver fatto qualcosa di costruttivo, ma per ora è pura fantascienza.

Infine, la Giustizia. La lunghezza dei processi è di per se stessa garanzia di ingiustizia e fonte di sovraffollamento delle carceri. Certi reati minori non dovrebbero portare in prigione ma ai domiciliari con l’obbligo del lavoro in campo di assistenza sociale: tenendoli lontani dalle galere, vere università del crimine, tanti ragazzi potrebbero essere recuperati. Il patteggiamento consente ai colpevoli di ottenere un consistente accorciamento della pena, così come il pentitismo: questo porta all’incertezza della pena e alla scarsa tutela delle vittime. I permessi che consentono l’uscita temporanea dei detenuti sono mal regolati, tanto da consentire a un pluriassassino stupratore rapinatore, già evaso cinque volte, di filarsela armato! Izzo, uno dei mostri del Circeo, in permesso premio uccise una madre con sua figlia, non dimentichiamocelo. I fascicoli di certi personaggi non possono essere sconosciuti a chi può concedere un fatale permesso premio. Non lamentiamoci poi se c’è chi vorrebbe la pena di morte, ma non si potrebbe buttare la chiave ?

Nel paese di Pulcinella se rubi una mela ti sbattono dentro e si dimenticano di te, se rubi forte allo Stato finisci in Parlamento, e per schiodarti dalla poltrona ce ne vuole assai. Se ammazzi qualche trans e qualche prostituta sei incapace di intendere e di volere e te la cavi con pochi anni di manicomio criminale, se spari ad un rapinatore che ti sta massacrando di botte e lo stendi, finisci dentro per omicidio volontario da eccesso di difesa. Mah…

Buon Natale, Italia!

Lavinia Paola de Naro Papa

 




Assolti con formula piena

Gli imputati del processo connesso all’inchiesta “Modica bene” sono stati tutti assolti in secondo grado con formula piena. Si tratta di Giancarlo Floriddia, Massimo La Pira, Vincenzo Pitino, Giovanni Vasile, Giorgio Aprile, Giuseppe Drago e l’ex sindaco di Modica Piero Torchi.

Questa è cronaca e noi, essendo il nostro un quindicinale, di cronaca ci occupiamo relativamente, privilegiando gli approfondimenti e le riflessioni sui problemi della gente e della nostra città. I nostri lettori non hanno mai visto queste pagine urlare la notizia di arresti eccellenti perché in questi casi l’approfondimento serio e ponderato è praticamente impossibile; troppo spesso infatti, anzi sempre, le notizie reali vengono stravolte dal pettegolezzo (ma sarebbe più giusto chiamarlo col suo nome: calunnia), un pettegolezzo (o calunnia) che si rende, purtroppo, difficilmente distinguibile dalla concreta informazione, perché in Italia siamo bravissimi a scodinzolare davanti ai potenti e a buttare fango su chi cade in disgrazia. Il giornalista, per poter raccontare i fatti ai suoi lettori, s’informa a sua volta presso fonti che ritiene veritiere, ma, quando si tratta di arresti eccellenti, le fonti stesse sono ingannate da una molteplicità di notizie vere e false mescolate in maniera talmente intrigata che fare una cernita razionale presenta un rischio d’errore del cento per cento. D’altro canto, crediamo fermamente nel principio cardine del nostro ordinamento penale secondo il quale chiunque deve essere ritenuto innocente finché una sentenza definitiva non l’abbia dichiarato colpevole, per questo preferiamo aspettare la decisione dei giudici.

Oggi diamo notizia di una sentenza d’assoluzione e sappiamo perfettamente che l’argomento non aumenterà il numero dei nostri lettori, perché la gente ama tuffarsi nel torbido quando quel torbido appartiene a qualcun altro e un’assoluzione con formula piena è un riconoscimento d’innocenza che ai detrattori di uno o dell’altro degli imputati può suonare come molto sgradevole.

Agli avversari dei personaggi politici in questione sarà sempre concesso di criticarli per il loro operato, ci mancherebbe!, ma si potrà parlare solo di scelte politiche che qualcuno ha apprezzato e altri no, si potrà parlare di errori o di successi, di superficialità o lungimiranza, non di altro. Giusto per fare un esempio, l’ex sindaco Torchi da qualcuno è stato definito come il peggior sindaco che Modica abbia mai avuto, mentre tanti, che all’epoca non l’avevano nemmeno votato, oggi lo rimpiangono e pure parecchio. Decidete voi…

Le sentenze di assoluzione trovano poco spazio nei media italiani, secondo noi invece dovrebbero averne moltissimo, perché la dignità umana viene prima di ogni cosa e rispettarla è compito di tutti noi, giornalisti, cittadini, uomini.




PAESE MIO, TI LASCIO, VADO VIA…

Così cantavano i Ricchi e Poveri con José Feliciano tanti, tanti anni fa a Sanremo. Era il 1971 ed eravamo entrati nei cupi “anni di piombo”, inevitabile conseguenza delle follie del boom economico degli anni ’60. Ma eravamo giovani, c’erano ancora le ideologie che, nel bene e nel male, ci facevano sentire vivi e partecipi nel processo di formazione del futuro. Quante attese e quante speranze furono tradite: non riuscimmo a cambiare il mondo e il mondo invece riuscì a trascinare via dal movimento tantissimi eroi della prim’ora, e a corromperne l’anima per sempre. Vennero gli anni ’80: per reazione agli eccessi degli opposti estremismi e agli orrori che essi avevano generato, ci portarono al liberismo ed al consumismo più becero.

Adesso ci ritroviamo tutti in braghe di tela, sbandati, senza nessuna luce che brilla in fondo al tunnel, in balìa di efferati ladroni di Stato sempre più avidi che ancora prosperano in mezzo allo sfascio dello stato democratico e delle sue istituzioni. Anche per costoro, tuttavia, sembra che l’aria stia cambiando: checché ne dicano Letta o Alfano, i Forconi, assieme a tutti gli altri manifestanti orgogliosamente senza padrinaggi politici, sono ampiamente rappresentanti della realtà dello stato di sofferenza del Paese e potrebbero cacciare porconi e forchette dal Parlamento. La manifestazione di Roma, anche se Piazza del Popolo è rimasta semivuota, è stata un successo considerando che è stata indetta in un giorno feriale e senza organizzatori di partito o di sindacato pronti ad offrire viaggio, cestino, bandiere e cappellini, senza il gettone di presenza che, pare, qualche danaroso è uso elargire a chi è convocato ad applaudirlo.  Chi ha potuto c’è andato con i suoi mezzi e a sue spese, anche a rischio di potersi trovare in mezzo ad infiltrati violenti: chi non ha più nulla da perdere…

Mentre Standard & Poors declassa l’Europa tutta intera – Germania compresa! – incapace di uscire da una crisi dovuta anche alla sua straordinaria cocciutaggine in campo economico e alla persistente tragica inconsistenza politica, gli Italiani vengono sommersi da fiumane di parole: dal logorroico Renzi, dal parolacciaio Grillo, dalle spocchiose supporter di SILVIOFOREVER e dai conduttori di talk show che costruiscono intere serate di chiacchiere su gossip e illazioni, insomma sul nulla.

E’ drammatico constatare che tanto le parole che le azioni di protesta non riescano ancora a produrre una ricetta per almeno cominciare a curare questa società malata. Intanto la gente ha fame, si suicida o delinque perché non ci sono né credito né lavoro mentre si continua a perdere tempo a cercare nuovi nomi per tasse vecchie.

In mezzo a questo sfasciume, chi può se ne va. Vanno via braccia e cervelli – la meglio gioventù – ma anche fabbriche ed imprese e, come d’uso, i capitali in sempiterna fuga dal fisco. Se ne vanno i ragazzi a cercare un futuro migliore, se ne vanno anche i pensionati che scelgono la possibilità di vivere decentemente con le loro magre pensioni in paesi dell’Est o in sperduti arcipelaghi tropicali piuttosto che restare qui a fare la fila alla mensa della Caritas.

Forse è un pensare da vigliacchi, ma l’idea di lasciare questo paese tanto bello e  così irrimediabilmente disgraziato, mi continua a frullare per la testa…

L. P.