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L’ATTESA E’ FINITA

Dopo una lunga attesa il Cinema Aurora riapre le porte. L’inaugurazione, con una numerosa presenza di pubblico, è avvenuta sabato 14 dicembre. La città di Modica torna così ad avere il suo cinema.

Potrebbe apparire un evento ordinario, ma in tempi di crisi economica stagnante, in tempi di tagli di spesa lineari da parte del Governo nazionale che fanno scomparire anche istituzioni secolari come il Tribunale, diventa un evento, una scommessa, un atto di coraggio che punta sulla cultura, cioè nell’ambito negletto che a parere dei politici che hanno governato l’ultimo ventennio non serviva ad imbottire il panino. Come si vede, non ci hanno convinto: la riattivazione del vecchio Cinema Aurora ne è un esempio concreto. E’ un esempio di resistenza alla denigrazione e sottovalutazione del capitale umano che il senso della vita umana e una civiltà degna di questo nome dovrebbero tenere al centro. La cultura è infatti essenzialmente questo, è l’investimento sullo specifico dell’essenza umana, è la fabbrica di ossigeno che consente il benessere dell’attività psichica di cui l’essere umano è dotato, attività senza la quale non c’è vita.

A scommettere sull’apertura del cinema sono dei ragazzi, ciò non è un caso. La società cui hanno dato luogo si chiama “Novecento”, in omaggio al cinema non poteva darsi nome più appropriato perché il cosiddetto secolo breve è stato quello in cui il mondo è cambiato, in cui è davvero avvenuto di tutto. Nel Novecento, grazie allo sviluppo della tecnologia, l’umanità ha abbattuto le distanze e travalicato confini e poi il 900 è il secolo del cinema per antonomasia. Nella denominazione scelta dalla società ci potrebbero essere riferimenti più specifici alla produzione cinematografica e teatrale, qualcuno ve li ha subito collegati, ma ciò fa parte delle libere associazioni che un nome così emblematico genera negli individui.

L’opportunità del ritorno all’apertura del cinema è un’opera corale, i proprietari dello stabile hanno effettuato i lavori necessari a ripristinare i servizi rendendoli adeguati, mentre la sala è rimasta come era prima della chiusura; è stato restaurato e reso giustamente accogliente l’ambiente d’ingresso grazie alla collaborazione tra la società “Novecento” e il Centro Commerciale Francavilla, entrambi interessati a rimettere in funzione lo storico cinema e a rivitalizzare il quartiere per promuovere sviluppo socio-economico all’intera città. Il lavoro di ripristino è avvenuto ad opera di maestranze locali col concorso di professionalità dell’architetto Francesca Timperanza.

Un concorso di generosità inoltre è avvenuto da parte di molte ditte locali che hanno sponsorizzato l’iniziativa. Ovviamente la parte del leone spetta ai ragazzi della società Novecento con l’investimento di capitale privato stipulando un mutuo con la Banca Agricola Popolare per acquistare l’impianto di proiezione adeguato all’attività principale della struttura. L’Aurora infatti non sarà solamente cinema, ma una struttura al servizio della cultura sotto diversi aspetti: teatrale, ma anche scuola di recitazione, di scrittura, di sceneggiatura, questo almeno è il proposito dei ragazzi che per tale obiettivo si avvarranno dell’esperienza comprovata di Carlo Cartier, un altro modicano che sul territorio scommette.

Un’attività annunciata che ci ha fatto particolarmente piacere sentire è quella di attuare il filone del cinema didattico, ovvero una serie di proiezioni destinate ai bambini. Quest’attività verrà ovviamente concordata con le scuole che faranno da apripista portandovi le scolaresche.

L’attività di proiezione cinematografica è già iniziata con il film “La mafia uccide solo d’estate” e continuerà con regolarità. E’ iniziata anche l’attività di cineforum con l’appuntamento del mercoledì. Questo primo ciclo di proiezioni del cineforum, denominato significativamente “Resistenze Cinematografiche”, avviene grazie all’Associazione AVIS ed è affidato al cineclub “La città nascosta”.

Il cineclub “La città nascosta”, che si era già visto costretto a saltare la rassegna estiva, ha potuto lavorare a questa programmazione solo grazie allo spontaneo sostegno dell’Avis di Modica, che – nell’ottica delle “resistenze” – sceglie coraggiosamente di investire sui progetti culturali. “Lo abbiamo fatto – dichiara il presidente dell’Avis di Modica Carmelo Avola – con la certezza che la cultura del dono di cui noi ci facciamo promotori sia strettamente legata ad un più diffuso radicamento di un senso di cittadinanza attiva e critica e di disponibilità ad un allargamento dei propri orizzonti. Per questo già da qualche anno abbiamo deciso di destinare l’intero ricavato del 5 per mille che moltissimi privati e imprese generosamente ci donano per dare un supporto alle iniziative culturali: per noi è come restituire al territorio tutto ciò che il territorio quotidianamente ci dà: e non c’è modo migliore di farlo che attraverso la cultura”.

Come si vede, la sinergia territoriale è avviata a tutto tondo con l’intento di vedere il vecchio cinema ritornare ad essere quella presenza attiva che è stata in passato.

Al vecchio cinema era infatti successo quello che succede alle persone anziane, la tentazione di lasciarsi andare, per noia e per stanchezza aveva ceduto alla tentazione di mollare, magari pensando di essere inutile solo perché tecnologicamente superato. Questo mollare aveva creato un vuoto enorme, e, come sempre accade quando si verifica una riabilitazione, l’opera la compiono i giovani mettendo in atto passione, entusiasmo e progettualità, che sono caratteristiche specifiche della gioventù.

Un gruppetto di giovani, quelli della società Novecento, ha infatti deciso di scommettere non solo sul servizio cinema, indispensabile per una città come Modica, ma anche sulla memoria e sull’identità che l’Aurora rappresenta. Con il loro entusiasmo si sono accostati al vecchio che aveva mollato e lo hanno accarezzato come si dovrebbe sempre fare coi vecchi, hanno curato il suo corpo, ripristinato la sua igiene, operato chirurgicamente su ciò che era stato causa di crollo. Sono insomma riusciti a farlo risentire e ripercepire vivo, lo hanno cioè persuaso a ritornare in campo per attuare l’azione virtuosa di congiunzione e sommatoria di saperi, quelli dell’esperienza e quelli della modernità tecnologica.

Adesso il lavoro lo faranno i giovani con le loro fresche forze, ma il vecchio metterà a disposizione il capitale di un vissuto che costituisce radici e porterà linfa.

 Carmela Giannì

 




Lettera al Direttore

letteraUna giornata di domenica, precisamente il giorno 1° dicembre, trovandomi vicino la cartolibreria Prefetto,  ho imboccato la Via Iozzia dall’inizio, ho notato un cartello di dimensione non indifferente il quale  indicava “percorso turistico”; incuriosito mi sono inoltrato per un po’ vedendo, all’estremità, dei cassonetti per la raccolta differenziata, accanto ai quali si trovavano accatastati molti scatoloni di cartone, di cui alcuni contenevano delle bottiglie vuote di birra, in altri c’erano le targhette che indicavano il nome  del negoziante che li aveva fatti depositare in quel luogo. Ho chiamato un vigile urbano che in quel momento si trovava nei dintorni, perché si rendesse conto di persona dell’indecenza di questo vergognoso spettacolo. Questi gentilmente ha costatato di persona e ha scattato qualche foto dei cartoni dove c’era l’indicazione, rilevando chi poteva essere il responsabile. Poi mi sono recato assieme al vigile nel posto di polizia urbana ed ho esposto per iscritto quello che assieme abbiamo notato. Dopo circa mezz’ora mi si avvicina una coppia di anziani forestieri, che mi chiede dove poteva trovare dei servizi igienici. Gli ho indicato quello più vicino, all’ex posta, ma era chiuso (ore 11,00). Mi viene di indicargli quell’altro che si trova in Via Santa Elisabetta, anch’esso chiuso. Ma, io dico, così vogliamo accogliere i turisti a Modica? E’ così he vogliamo tenere pulita la nostra città? Dopo questa mia segnalazione, speravo si fosse risolto qualcosa, invece no: oggi, 15 dicembre, sempre di domenica, ho rivisto a malincuore il solito spettacolo, cambiando scenario perché, oltre ai cartoni, si trovavano anche dei materassi. La colpa non ce l’ha nessuno, siamo solo noi cittadini incivili, che non ci vergogniamo  affatto del gesto che facciamo.   

Ma la domenica, se c’è qualche turista, o anche qualche modicano, che ha necessità di usare un bagno pubblico, sia urbano o extraurbano, dove si deve recare, visto che i diurni sono tutti chiusi?

Se il Comune la domenica vuole risparmiare, lasciando a casa, a riposo, il personale che accudisce le strutture dei servizi igienici, almeno in sostituzione, potrebbe far sistemare nelle vicinanze dei bagni chimici, però di proprietà comunale, e non presi a nolo da privati, che costerebbero di più del personale. Questi potrebbero anche essere utilizzati il giovedì, quando si svolgono i mercati settimanali. Dei venditori ambulanti mi hanno detto che pagano il suolo dove piazzano le bancarelle, però i servizi igienici del Campo Sportivo da un po’ di tempo restano chiusi. Se uno di loro o dei compratori hanno bisogno di questi servizi, dove deve andare? Tante grazie ai nostri amministratori.   

 Distinti saluti

Giovanni Amore

 




IL NUOVO MODICA DELL’ERA BELLIA

Il Modica “dei modicani”, voluto fortemente dal sindaco Abbate, che ha “fatto fuori” Cundari e favorito l’ingresso di Pietro Bellia e Sebastiano Failla nelle nuove vesti, rispettivamente, di presidente e vicepresidente, comincia lentamente a delinearsi. I neo dirigenti rossoblù, dopo l’entusiasmo iniziale, hanno dovuto fare i conti con i debiti pregressi dell’uscente società, parzialmente coperti dagli sponsor, con un organico in piena fuga e con una classifica che comincia a scricchiolare.

Dopo la gara persa a tavolino in casa con il Taormina, che ha sancito la chiusura definitiva del rapporto di Cundari con i colori rossoblù, e il salvataggio in extremis del titolo modicano in predicato di essere cancellato, i dirigenti modicani raccattano otto ragazzi e li schierano in campo a Viagrande. Scontato il successo dei catanesi che non infieriscono sui ragazzini della Contea (3-0). Per il neo presidente è un successo quantomeno per non aver avuto la partita persa a tavolino, con un punto ulteriore di penalizzazione e la canonica sanzione pecuniaria.

Nei giorni successivi viene nominato direttore generale Giuseppe Sammito, conosciuto in città come giocatore negli anni 70-80 e allenatore della Carlo Papa e altre formazioni della provincia. Sammito conosce bene l’ambiente calcistico locale e credo sia l’uomo giusto al posto giusto. Partono i primi contatti con i giocatori ormai scappati come topi dalla nave che affonda. I primi ad accettare il ritorno in rossoblù sono Filicetti, che sta facendo da allenatore in attesa di un nuovo mister, Pianese e Sella, quindi Truglio, buon centrocampista richiesto da società etnee, e che resiste solo per la gara contro la Tiger, mentre chi non resiste nello scegliere tra il colore della maglia e quella della banconote sono Polessi, che va al Paternò, e Panatteri, che va al San Pio X, Mento al San Sebastiano, sempre Eccellenza ma nel girone A.

Per la gara contro la Tiger, che in settimana ha acquistato ben 4 nuovi giocatori perché vuole vincere il campionato, c’è un fitto ritorno di giocatori indigeni: Limone, l’anno scorso ha contribuito alla salvezza del Rosolini, 42 anni portiere d’esperienza, Cassibba dal Santa Croce, l’anno scorso al Comiso, dal Vittoria tornano gli under Sammito e Carpentieri, dove però hanno giocato pochissimo, tra i vecchi rimasti, Filicetti, Pianese e Truglio, cioè l’ossatura della squadra che aveva permesso ai rossoblù di viaggiare in terza posizione in classifica. La gara contro la Tiger è generosa e il Modica contiene bene la corazzata messinese, sfiora il gol con Carpentieri che manca l’impatto di testa con il pallone e la Tiger lo punisce a pochi minuti dalla fine nell’unica azione pericolosa degli avversari (0-1). Molti rimpianti per una festa che era iniziata con l’ingresso gratuito e con tanto di banda musicale e Peppa Pig a distribuire caramelle ai bambini.

Si chiude il girone di andata a 20 punti, ne occorrono altrettanti per salvare la categoria. Intanto si cercano disperatamente attaccanti, possibilmente non troppo attaccati ai soldi, in quanto i rossoblù visti con la Tiger sono stati veramente spuntati.

Nella settimana pre natalizia, dove il Modica si appresta a iniziare il girone di ritorno, il mercato vede perdere l’ottimo Truglio, che va al San Pio X, ma l’ingresso di Valerio proveniente dal Comiso. Si contatta Bonarrigo, ormai svincolato dal Siracusa, ma questi non accetta sperando in qualche altra società danarosa ma, da Catania fino ad Agrigento, non ne trovi una che sia una.

La gara della prima di ritorno vede il Modica contro l’Igea Virtus, la formazione barcellonese che i rossoblù non battono da diversi lustri, in vantaggio con il neo acquisto Giallongo. Gli igeani pareggiano nel primo tempo, poi un eurogol del capitano-allenatore Filicetti regala la prima vittoria dell’era Bellia. Tutti contenti, ma c’è ancora qualcosa da rivedere soprattutto in avanti dove gli attaccanti non sono all’altezza.

Intanto festeggiamo un bel Natale.

Giovanni Oddo

Nella foto il capitano Gianluca Filicetti




ALBERO, BELL’ALBERO…

DSC_7078L’ignoranza, si sa, genera diffidenza, sospetto, odio. La non conoscenza del diverso, specie se è unita alla mancanza di umiltà o alla presunzione di superiorità, porta a comportamenti discriminanti se non addirittura criminali. Tra gli umani il razzismo ne è l’esempio più drammatico.

Gli umani non si limitano a odiarsi tra di loro solo perché di colore o di religione o di sesso diverso, ma, convinti di essere i padroni assoluti del creato, infieriscono spesso e volentieri, in maniera straordinariamente idiota, contro esseri indifesi dei quali la vita umana non può fare a meno. Animali, Piante, Rocce, Acque, Aria: tutto l’Uomo riesce a distruggere. Fino a quando la Natura deciderà che è ora di finirla e punirà gli stolti in maniera definitiva. Grossomodo, ha già cominciato…

Lasciando questi toni apocalittici, e scendendo al livello delle nostre miserie modicane, osserviamo un ennesimo comportamento schizoide nei confronti del mondo vegetale. Se da un lato c’è chi coltiva con amore il proprio orto e coccola il giardino arricchendolo di fiori e piante rare (arricchendo così soprattutto vivaisti e venditori di fitofarmaci), ci sono persone che assistono senza battere ciglio all’attacco del punteruolo rosso che decima le loro palme, senza curarle e, quel che è peggio, senza disfarsi, come la legge prescrive, delle piante irrimediabilmente colpite che, così abbandonate, diventano fonti inesauribili di propagazione dell’infezione, veri e propri untori vegetali.

Per quanto riguarda il verde pubblico, a parte il fatto che essendo di tutti è considerato quasi sempre res nullius da massacrare a piacere, si assiste spesso allibiti a potature radicali, ad abbattimento di alberi, a costrizioni in forme topiarie di essenze colpevoli solo di essere state piantate in posti sbagliati scelti da ignoranti. Per contro, erbacce e arbusti vengono lasciati liberi di crescere selvaggiamente lungo i bordi delle strade, financo nelle aree di svincolo dove creano oggettive situazioni di pericolo. Il conseguente restringimento delle carreggiate e la mancanza di visibilità sono causa di un’allarmante quantità di incidenti stradali, assieme alla presenza di buche, di zone allagate e della cronica deficienza della segnaletica orizzontale e della fatiscenza di quella verticale.

Per il futuro chiediamo al Sindaco, che sappiamo essere persona che di coltivazioni ne sa, di continuare a procedere con efficienza e tempestività, ma in modo più soft e magari avvertendo i cittadini di quello che si ha intenzione di fare. L’abbattimento degli alberi in Via Roma, nei pressi del Dirupo Rosso, ha dato luogo a sgomento da parte dei residenti, che si sono sentiti violentati dalle seghe elettriche in azione senza una parola di spiegazione, e ha attivato una serie di cattivi pensieri circa la possibilità di sparizione dei giardinetti a favore di una zona di parcheggio a servizio del palazzone che sta venendo su dove fino a poco fa sorgeva il Mulino Roccasalva… Anni fa, solo l’intervento tempestivo della Consulta Femminile riuscì a salvare dall’abbattimento i pini in Via Trapani Rocciola, considerati chissà perché di intralcio al traffico. Gentili e deliziosi ciliegi del Giappone furono fatti sparire dal marciapiedi contiguo alla chiesa di S. Antonino in occasione di lavori di restauro, e mai reimpiantati. Confidiamo che il Dirupo Rosso venga quanto prima messo in sicurezza, che il Parco di S. Giuseppe Timpuni, così come Villa Cascino e la Caitina, divenga realmente oggetto di manutenzione attenta e costante.

Ma, come recita un noto aforisma di Leo Longanesi, “l’Italia preferisce l’inaugurazione alla manutenzione”. Temiamo che questo assunto sia ancora valido.

L.dNP

 

 




MA COS’E’ QUESTA CRISI…

Rubare è un reato. Molti rubano: chi in grande (e spesso la fa franca!), chi in piccolo (e se lo pescano paga anche per gli impuniti).

Tanti sono i motivi che spingono al furto. C’è il cleptomane che ruba per patologia. Ci sono i ragazzi che rubano nei negozi per sciocca spavalderia: ricordo tante ragazze “bene” in vacanza per lo studio della lingua che si vantavano delle ruberie fatte da Harrod’s ai tempi della swinging London, praticamente nella preistoria! Poi ci sono coloro che rubano e rapinano per avidità e facile guadagno, e quelli che operano l’esproprio proletario in odio al sistema. Comunque, sempre furto è e, come tale, reato.

Ma c’è adesso, e sempre più di frequente, chi ruba per bisogno, per vera necessità: quanti anziani si fanno beccare nei supermercati perché hanno goffamente sottratto un pezzo di formaggio o due scatolette di tonno! Con le pensioni tragicamente ridicole e super tassate, che non permettono neanche il livello più misero di sopravvivenza, in tanti sono costretti a rivolgersi alle mense della Caritas (dove ci sono) oppure a sfamarsi come possono, rovistando nei cassonetti o rubacchiando alimentari. Questi esseri indifesi vengono purtroppo spesso denunciati e rischiano provvedimenti giudiziari, oltre alla vergogna del pubblico ludibrio.

A volte capita che anziani in difficoltà alla cassa vengano aiutati da clienti che pagano per loro, ma spesso si vedono questi poveri costretti a lasciare il cartone di latte o il pacco di biscotti che non possono pagare e che dovrebbero servire come cena per qualche giorno.

Sarebbe il caso che i supermercati e i discount invece di mettere in offerta speciale con sconto del 50% alle casse prodotti che scadono il giorno dopo, selezionassero i prodotti in scadenza difficilmente commerciabili e li devolvessero alle parrocchie o agli enti benefici o direttamente, ma in maniera discreta e rispettosa, ai bisognosi. Purtroppo a volte dei regolamenti comunali vietano la distribuzione diretta: ricordo il caso di un gestore di market multato perché a fine giornata preparava dei vassoietti di pollo o di altre derrate deperibili per darle ad un pensionato che aveva visto frugare tra i rifiuti!

Sarebbe bene che la gente non dovesse essere costretta all’umiliazione della carità o al crimine del furto. I nostri governanti passati, presenti e futuri facciano un esame di coscienza, abbiano la capacità di staccare le chiappe dalle poltrone e sappiano scendere tra i comuni mortali con umiltà e solidarietà: tutto il Paese ne avrebbe giovamento, crisi o non crisi, Europa volente o nolente.

Paola P.




LA MODICA DI ENZO BELLUARDO




IL COMUNE SENSO DELL’IGIENE PUÒ FAR MALE: SE NON RIDUCIAMO IL CONSUMO DI DETERSIVI LE “BOMBE D’ACQUA” SARANNO PIÙ FREQUENTI.

IMAG0027Tempo fa mi sono interessato del ”comune senso dell’igiene”, riferito alla gestione igienica del corpo umano, segnalando le inopportune manie di usare dei detergenti, di discutibile composizione, degli antitraspiranti, contenenti anche sostanze chimiche di difficile eliminazione dalla pelle, come i siliconi, usati dagli artigiani per sigillare infissi o per impermeabilizzare superfici. Forse l’abuso di queste sostanze costringe l’utente a eliminare ricorrentemente questi impiastri, spiegando, così, la necessità di lavarsi più spesso e di usare dei detergenti, consigliati da incauti messaggi pubblicitari.

L’ingiustificata mania di fare la doccia una o due volte al giorno, più comunicata agli amici che effettuata, con detergenti di moda, diversi dal sapone di oli vegetali, può causare sensibilizzazioni alla pelle delicata, privata dei sistemi difensivi naturali.  La mancata traspirazione per la copertura con antitraspiranti crea anomalie negli equilibri circolatori e di ricambio. L’eventuale spostamento della traspirazione in altre parti del corpo, come i piedi, può causare altri inconvenienti, non nelle pubbliche relazioni, ma nella sanità dei tessuti di queste appendici. Se pensiamo ai tessuti colpiti da eccesso termico, come le scottature, anche solari, che se estese possono essere disastrose e mortali, solo perché la pelle è stata molto danneggiata, possiamo immaginare, nella gradazione variabile, i fastidi o le catastrofi di cui possiamo essere vittime.

Se consideriamo quelle alterazioni, che prendono l’appellativo di “allergie” di cui ancora sono incerte le affermazioni di alcuni ricercatori, dovremmo fermarci a ragionare.

Del resto, il corpo umano, come hanno affermato alcuni eremiti, è stato costruito a “immagine e somiglianza” dell’universo, e, se lo hanno detto questi sapientoni,  qualcosa di vero ci sarà.

Anche se gli eremiti dei deserti, vissuti in condizioni di asocialità e vittime di devianze esistenziali e rifiuto delle costanti di umanità, hanno profetizzato apocalittiche penalità per tutti gli esseri sociali, forse, nell’attribuire all’uomo la definizione di “figlio dell’universo” hanno avuto ragione, perché il piccolo obbedisce alle stesse leggi del grande o immenso. Se l’uomo ha problemi, anche l’universo può manifestare analogie, nelle sue porzioni inferiori come la nostra terra.

La nostra terra, se la osserviamo un po’ più attentamente, ha una sua pelle, rappresentata dal mare e dalla sua superficie solida.

Le relazioni con l’acqua sono analoghe a quelle del corpo umano e i metabolismi sono quasi analoghi. L’acqua ha i suoi circuiti, i suoi cicli, la sua circolazione e si sposta da luogo a luogo, come nel corpo umano. L’acqua del mare evapora e produce raffreddamento allo stesso modo della traspirazione della pelle, più o meno accentuata se c’è la febbre o si è in buona salute.

Il collegamento con questi due frammenti di universo è nato nella mia stanzetta, il mio pensatoio, il terminale del mondo dei sogni, mondo da cui nessuno mi può cacciare. Un mondo in cui la musica e le arti, la letteratura, le scienze e i sogni convivono in un equilibrio perfetto, in uno spazio molto ridotto.

Le dimensioni della mia stanza sono quasi quelle della grotta di quell’eremita, per cui mi posso definire un eremita di quartiere, non del deserto, e senza quelle intime devianze esistenziali ma con tutti gli attributi di umanità, soggetti a revisione periodica.

Da tempo m’interesso di fisiologia radicale e di microecosistemi, che si possono osservare in un vaso da fiori posto sul davanzale, come pure in un campo coltivato. I rapporti di acqua e aria sono alla base della vita di tutti gli esseri viventi, e se questi rapporti deviano, nascono i problemi, in gradazione fino alla morte.

Esaminando la vita delle piante carcerate in un vaso sono portato a verificare i rapporti vitali fra l’acqua e gli esseri viventi in quel micromondo, che in una simulazione amplificata danno un’immagine di quello che avviene nel nostro universo.

La traspirazione delle foglie, spesso coperte da sostanze estranee, o delle radici spesso costrette a vivere in un ambiente avvelenato, anche dai reflui delle città, mi ha portato a pensare alle analogie con l’acqua del nostro mare, proprio ora quando molti si chiedono il perché di quelle che, con un neologismo, chiamano “bombe d’acqua”. Certamente se cade tanta acqua, in poco tempo, in un territorio molto piccolo, non è la stessa cosa dell’azione dei tornado, in cui le forze della natura giocano un ruolo diverso. Qui siamo di fronte a fenomeni naturali analoghi ai vecchi temporali settembrini causati dai grossi cumuli ma di peso diverso, per una maggiore quantità d’acqua nell’aria, che esige una giustificazione.

Sospettando che le acque depurate contengano ancora delle sostanze detergenti, assieme ad altre che causano altri fenomeni disastrosi, ho messo a confronto due bicchieri di plastica, contenenti 170,20 grammi di acqua, di cui uno contenente dieci gocce di detersivo per i piatti e l’altro acqua pura. L’esperimento doveva dimostrare l’andamento della traspirazione della superficie dell’acqua naturale con quella in cui era il detersivo, che è un tensioattivo, cioè allenta la tensione superficiale e rende più libere le molecole d’acqua.

Il sospetto e l’ipotesi mi hanno dato ragione, infatti dopo cinque giorni, osservando il livello dell’acqua, ad occhio, si notava una certa differenza, e pesando i due bicchieri con una bilancia di precisione, ne è risultato che il bicchiere con acqua semplice pesava gr 144,90, mentre quello con detersivo pesava gr 141,90. La differenza fra l’evaporato dell’acqua pura, sempre che il certificato di potabilità dica la verità, con l’acqua addizionata a detersivo è di tre grammi in cinque giorni, riferita alla superficie del bicchiere. Se consideriamo che il bicchiere ha un diametro di sette centimetri, e di conseguenza una superficie di 38,465 centimetri quadri e che la differenza dell’evaporato è di tre grammi, in proporzione, nel nostro mare Mediterraneo, con la mole dei suoi chilometri quadrati sarà un numero significativo per dimostrare la presenza, nell’aria, di vapore acqueo in quantità maggiore, tale da far pensare ad una sfasatura e uno sconvolgimento nei movimenti delle masse. Se una massa nuvolosa contiene più acqua, pesa di più e obbedisce ad altre leggi di natura, nel gioco imprevedibile degli spostamenti, anche per effetto di coibenza termica, che determina una spinta in alto maggiore.

In cinque giorni il livello dell’acqua è sceso di circa otto millimetri, in un ambiente chiuso, non ventilato e a temperatura di 18-20 gradi centigradi. Se si considera l’ambiente naturale estivo, con temperature superiori e ventilazione associata al moto ondoso, i valori saranno di gran lunga maggiori, raggiungendo anche più di tre millimetri al giorno. Questa l’immagine del nostro mare, se guardiamo l’insieme degli oceani, i valori saranno incalcolabili.

Se si guarda il nostro cielo di settembre, parlo di quello visto dalla finestra di casa mia a Modica, si nota una diversa forma dei cumuli che si alzano a tramontana, nuvole che, una volta, i nostri nonni chiamavano “santuna” in analogia con le mostruose immagini di carta pesta degli Apostoli, che andavano in processione per San Pietro e che chiamavano “Santuna” cioè Santoni. I cumuli di questo periodo sono di sezione minore e vanno più in alto, per effetto dell’umidità maggiore che mantiene la massa più calda, quindi una massa di acqua maggiore, per cui, tanto santi non sono.

Che qualcosa dipenda dalla modificata tensione superficiale dell’acqua del mare, tralasciando quella dei fiumi, per la presenza del sostanze tensioattive, dei detersivi in genere, credo sia indiscutibile.

Purtroppo le vittime della pubblicità, che ormai consiglia di usare i detersivi per lavabiancheria, a gargarella dalla confezione e non col misurino, spesso, per raggiungere il bianco più bianco, esagerano e le conseguenze si pagano.

Sembra strano che nessuno finora abbia gridato “ al lupo, al lupo” indicando le multinazionali come responsabili dei disastri ambientali, forse perché sono dei mostri sacri o per semplice cecità culturale.

Succede anche nel mondo agricolo in cui si attua l’agricoltura dell’odio, per cui i nemici delle piante debbono morire, facendo rivivere le immagini bibliche del “Signore degli eserciti” che distrugge tutti i nemici, in atteggiamento di vendetta. Oggi dovremmo ritornare a un tentativo di convivenza e di accettazione, sia della biodiversità somatica come di quella intellettiva.

Abel




ChocoModica 2013




STAGIONE TEATRALE COMUNALE OVVERO SIGNORI, SI CAMBIA!

Si cambiano innanzitutto le regole, niente diritto di prelazione, come a dire: adesso che la gestione del Comune è cambiata s’intende ripartire da zero. E’ una netta mancanza di rispetto verso tutti coloro che in questi anni hanno contribuito agli introiti del teatro aiutando la Fondazione a crescere e a rendersi autonoma dall’Amministrazione politica.

Questo era il fine della Fondazione Teatro Garibaldi, era la strutturazione di un organismo autonomo, indipendente dall’Amministrazione politica, anche dal punto di vista economico. Autonoma e indipendente per poter pensare liberamente, progettare e programmare una piattaforma culturale da dare alla città, ma anche da fare generare dalla città, dalle associazioni locali esistenti, potenziandole e supportandole di metodo. Coinvolgimento delle scuole stimolandole a fare partecipare gli alunni, fornendo loro metodo, assistenza tecnica utile a generare entusiasmo e proposte. Solo così il teatro poteva trasformarsi da luogo di diletto a “tempio di cultura” dove tutti possano sentirsi di casa, dove ciascuno è accolto, supportato, incoraggiato a frequentare.

Il teatro dovrebbe essere percepito come la parrocchia, luogo di riferimento per tutti quelli che, tramite la cultura, intendono esprimersi e comunicare col territorio. Se gli alunni delle scuole vi si esibiscono, anche le famiglie dei ragazzi vi si avvicinano, vi familiarizzano, se lo sentono proprio. Certo quest’attività è faticosa per chi sovraintende al teatro, richiede tempo, pazienza, tenacia, perché si tratta di creare una relazione umana basata sulla fiducia e sulla passione. Si tratta di un’operazione che molto somiglia alla semina, bisogna preparare il terreno, concimarlo, ripassarlo, si tratta di seminare, diserbare e poi attendere il raccolto prestando cura e attenzione costante. Se chi sovrintende ha altro da fare perché ha anche l’incarico di consulente culturale dell’Amministrazione, allora bisogna semplificarsi il compito, bisogna allestire un cartellone inserendo nomi di richiamo e pubblicizzare l’elenco.

Si è scelta questa via perché è la più facile, basta effettuare delle telefonate alle agenzie di spettacolo, pattuire il prezzo di ciascuno e poi ipotizzare una copertura economica, eventualmente con copertura di voci del bilancio comunale.

Si è deciso di bandire la musica dal cartellone del teatro, bandire, o meglio bandizzare, perché è più facile e più visibile portarla sulle strade la musica, facendo suonare la banda in tutte le ricorrenze religiose e civili. Per la banda infatti sono stati stanziati un bel po’ di milioni (90 per tre anni) in modo da assicurare una programmazione stabile. La fanfara è assicurata e l’Amministrazione può pensare ad altro. Così, via dalla stagione la musica di livello, via una programmazione che richiamava pubblico dal circondario extra territoriale, che dava tono alla città di Modica.

Il tono della città non interessa,  interessa il popolare, come se il jazz non fosse nato nei sobborghi e fosse invece musica per raffinati borghesi, certo è prodotto artistico virtuoso di cui sono capaci solamente musicisti con grande preparazione tecnica, ma bisognava cambiare!

Si è cambiato tornando all’indietro, a quando la Fondazione non c’era e l’attività del teatro consisteva nella redazione di un cartellone da parte di un funzionario e tutto finiva lì.

Adesso il cartellone è approntato e nella proposta offerta al pubblico c’è uno spettacolo a dicembre, l’11, ne seguono tre a gennaio, tre a febbraio, tre in marzo e tre ad aprile. In tutto sono 13 gli appuntamenti previsti dal cartellone.

Non c’è un tema conduttore offerto allo spettatore per fornire un’occasione di approfondimento e di riflessione. E’ piuttosto una specie d’insalata mista, una sorta di piatto unico approntato con quanto disponibile a casa, una pietanza per allentare i morsi della fame.

Si fa così quando non si ha tempo di programmare la spesa e delineare un menù, ci si adatta per riempire lo stomaco. Per carità, ci si può sfamare anche così se si è in stato di necessità, avveniva così prima che venisse costituita la Fondazione del teatro e tutti notavamo e soffrivamo un certo spontaneismo d’intrattenimento piuttosto che il metodo che sempre dovrebbe supportare ed ispirare l’organizzazione di una stagione che, oltre che teatrale, fosse un programma culturale complessivo.

Con l’entrata in campo della fondazione il metodo era emerso e con esso il salto di qualità della proposta. C’eravamo viziati, avevamo assaporato il piacere di un menù studiato nella composizione per nutrire senza appesantire, per deliziare il palato e assecondare l’equilibrio nutrizionistico.

Nell’insalata mista approntata per la stagione 2013/14 c’è la prosa declinata sul comico e sul drammatico, c’è anche una spruzzatina di musica con il tango e con lo spettacolo di Elio, c’è un pizzico di balletto, ci sono i nomi di richiamo, quelli meno noti e quelli non professionisti, tutti allineati e posti sullo stesso piano. Uno degli spettacoli è addirittura prodotto dalla società che ha come legale rappresentante la sovrintendente della Fondazione, cioè la sovrintendente sceglie se stessa e si compra.

Alcuni nomi sono una ripetizione rispetto alle passate stagioni, anche alcuni spettacoli sono già stati presenti in loco, mi riferisco a “Sugo finto”, “Il bell’Antonio”, “L’avaro”. Si dirà che sono dei classici sempre graditi, forse, ma per alcuni i classici sono un’altra cosa e l’incentivo a fare l’abbonamento proprio si spegne. Se poi aggiungiamo il fatto che i prezzi rispetto alle precedenti stagioni sono aumentati la voglia di abbonarsi decresce ancora.

 Carmela Giannì 




MODICA CALCIO, UN AMICO MALATO GRAVE

Parlare del Modica calcio è come parlare di un amico in fin di vita. Lo spettro della radiazione era dietro l’angolo e la cancellazione di 80 anni di storia pareva ormai scontata.

Il muro contro muro tra il sindaco Abbate e il presidente Cundari stava producendo frutti nefasti a danno degli sportivi modicani. Gravi le colpe del sindaco, che ha prima iniziato a contrastare l’operato di Cundari, scatenando la reazione del presidente, che ha minacciato dimissioni e abbandono dell’attività agonistica da parte del Modica. Incomprensione, arroganza, nessuna ricerca di dialogo da entrambi gli attori di questa triste vicenda, che hanno favorito una continua emorragia a danno del Modica calcio.

A peggiorare ulteriormente la situazione è stata la presunta aggressione tra l’ex dirigente Johnny Cavallino e il mister del Modica Seby Catania, venuti alle mani dopo un post su face book sull’operato di Catania, ritenuto da questi offensivo. Discutere è una cosa, le botte sono un’altra.

Catania è il braccio destro di Cundari, il quale medita vendetta. Così, come un fulmine a ciel sereno, senza nessuna comunicazione a mezzo stampa, si scopre che la gara interna con il Taormina si gioca nientemeno che ad Avola, città che ospiterebbe volentieri Cundari e che gli darebbe ancora più volentieri la squadra della città. Abbate, come un elefante in un negozio di cristalli, interviene presso la Lega regionale e chiede di far giocare la gara a Modica, in quanto l’inagibilità per i noti fatti dei bagni è solo a carico della tribuna A, mentre è agibile la tribuna B, ormai divenuta extra large per i pochi spettatori presenti. Domenica 1 dicembre si è consumato l’epilogo: cancelli del Caitina chiusi, arbitro e giocatori del Taormina ad aspettare i canonici 45 minuti dopo le 14,30, gara persa al Modica per 3-0 e un punto in meno per rinuncia.

Brutta figura non solo per la squadra, che ormai palesemente ha staccato la spina alla continuazione del torneo, lasciando di fatto i calciatori liberi di accasarsi altrove, ma per tutta la città, ormai testimone di una realtà decadente, con continua perdita di competitività a livello di Pubblica Amministrazione (perdita del tribunale, depotenziamento dell’ospedale), e imprenditoriale, con perdita di numerosi posti di lavoro.

Ritornando al nostro malato terminale, bastano tre rinunce per decretarne la radiazione, la seconda dopo che 8 anni fa, dopo il campionato di C2, il Modica retrocesso si vide radiato per non aver  pagato un calciatore. Aurnia, poi, riparò acquistando il titolo della Libertas Acate per circa 90 mila euro e il Modica ricominciò dall’Eccellenza. Fino a ieri non si vedeva uno straccio d’imprenditore che volesse rilevare il sodalizio rossoblù che Cundari avrebbe dato a costo zero, in modo che, facendo giocare gli juniores, anche perdendo tutte le gare, si potesse retrocedere in promozione ma non essere radiati, poi, se riuscendo a far restare qualche atleta in rossoblù, si potrebbe anche mantenere la categoria senza esosi esborsi di denaro, cosi dolorosi per gli imprenditori modicani.

E’ chiara una sola cosa: Cundari ha chiuso con il Modica e lascerà un pessimo ricordo a Modica così come a Lentini. Abbate ha operato male in una situazione che bisognava gestire con più diplomazia. I tifosi modicani ringraziano.

Sabato, proprio sul filo di lana, è stato trovato l’accordo per il passaggio della società da Piero Cundari a Pietro Bellia, imprenditore modicano. Bellia sarà il nuovo presidente del Modica, ma eredita anche alcune migliaia di euro di debiti della passata società. Però, grazie a un nuovo sponsor proposto dal sindaco Abbate, parte di questi debiti saranno assorbiti dal neo sponsor. “Si spera – ha commentato Johnny Cavallino, che ha contribuito alla ricerca di sponsor per sostenere la causa rossoblù – di continuare nella ricerca di ulteriori rinforzi economici”.
Si tenta di mettere insieme una formazione che possa essere schierata a Viagrande, proprio domenica 8 dicembre, facendo leva sui calciatori che sono rimasti in rossoblù, in modo da evitare la seconda sconfitta a tavolino dopo quella interna con il Taormina e 1000 euro di multa. Molto improbabile la presenza dell’allenatore Catania.
Ai neo dirigenti rossoblù un ringraziamento di tutti i tifosi modicani.

Giovanni Oddo

 Nella foto il primo gol del Modica