domenica, 17 ottobre 2021
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FRANCESCO PROVVIDENZA LASCIA IL CAMPO

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E’ venuto a mancare, prematuramente, Francesco Provvidenza, il suo corpo ha ceduto, è arrivata la sua ora, spiace, ma la cessazione della vita è legge della biologia, rimane il ricordo della sua passione vitale, del suo stile di vita, ovvero l’espressione della sua anima, il solo segno che ci contraddistingue.

Il personaggio, noto a tutta la comunità perché molto esposto col suo notevole impegno sociale, seppe attirare l’attenzione collettiva. Con la sua azione di vita aveva coinvolto in qualche modo tutti, era riuscito a mobilitare l’emozione della comunità attorno alla condizione dei disabili. Grazie al suo tenace impegno su questo versante nessuno ha potuto fare finta di niente, in ciascuno ha generato riflessioni sul senso della vita umana e dell’organizzazione sociale capace di accogliere questa essenza.

Personalmente lo conobbi molti anni fa. Sua moglie, Concetta, svolgeva servizio come centralinista presso l’Ospedale Maggiore e Francesco veniva a prenderla a fine turno per condurla a casa. Arrivava qualche minuto prima e si fermava a parlare con tutti quelli che concludevano il turno, comunicava proprio con tutti, anche con quelli più schivi, aveva una capacità relazionale assai spiccata, un’audacia d’approccio segnata dalla libertà interiore. Del suo modo di rapportarsi qualcuno si sentiva invaso, ma tutti concordavano sulla notevole consapevolezza personale estesa in diversi versanti. Una consapevolezza che scaturiva da un’intelligenza attivata, vigile sul mondo e sulle dinamiche sociali.

Molte persone, anche parecchio istruite, al confronto della sua attiva lucidità risultano addormentate, passive, inerti, Provvidenza era l’opposto, a dispetto dell’erudizione, era consapevole perché interessato e vigile. Con questo atteggiamento ha abbracciato la causa dei soggetti disabili, partendo dal problema personale da cui era gravato, ma anziché lasciarsi travolgere dalla situazione di difficoltà seppe trasformarla in un punto di forza, la forza della realtà, la forza dell’evidenza e dell’immanenza, seppe imporla. Coinvolse altri genitori, si mise a capo della giusta rivendicazione di diritti, di opportunità e di dignità, seppe fare gruppo, seppe dare linfa e forza a chi era arreso ed ottenne il riconoscimento che la causa meritava.

Le sue caratteristiche personali gli hanno fatto affrontare la sua vita e la sua condizione familiare non facile con la grinta del leone affamato che non si arrende di fronte agli ostacoli prospettati dai cacciatori: pronto all’attacco, mai scoraggiato dalla paura. Consapevole di lottare per una giusta causa non si arrendeva, elaborava strategie, coinvolgeva gli altri, sapeva fare fronte e non smetteva di fronteggiare.

E’ stato un padre utile ai suoi figli e ai figli degli altri, ha saputo creare speranza da contrapporre alla disperazione, è riuscito a essere un esempio per tutti, di forza e di dignità, lascia un grande insegnamento.

Carmela Giannì

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