domenica, 17 ottobre 2021
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IPOCONDRIA

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I guai delle ministre

La De Girolamo come la Cancellieri. Possibile che non riescano a capire che il tempo del potere spicciolo esercitato in barba al popolo bue, che china la groppa e paga le tasse, per gli interessi propri e per quelli degli amici porta-voti, è finito? Stanno attaccate alla poltrona come cozze allo scoglio e si sentono vittime di complotti… non si rendono conto che quanto sta loro succedendo non è altro che la conseguenza di un comportamento mentale distorto e corrotto, purtroppo atavicamente italico. Non a caso la ministra Idem, che è tedesca, si è dimessa per molto meno. E comunque, dalle donne al governo ci si aspettava un rinnovamento, un cambiamento dei modi della politica che sembra ancora al di là da venire. Opportunità sprecata. Peccato.

I referendum traditi

Il caso De Girolamo fa tornare alla mente che il suo dicastero altro non è che il Ministero per l’Agricoltura e le Foreste, abrogato con voto referendario nel 1993: gli hanno cambiato il nome ma la sostanza è sempre la stessa. Uguale sorte è toccata al Ministero per il Turismo e lo Spettacolo. Che dire del finanziamento ai partiti? Abrogato a furor di popolo, cacciato dalla porta è rientrato dalla finestra assai ben travestito e rimpolpato: è diventato rimborso per le spese elettorali, quali certamente sono lauree albanesi, diamanti, mutande verdi newyorkesi, lecca-lecca e gratta-e-vinci. La mancata privatizzazione dell’acqua resiste dal 2011, ancorché sgretolata e continuamente sotto attacco. Vista la palese presa in giro, la gente non va più a votare e il quorum non viene raggiunto. Se i referendum fossero propositivi, come in Svizzera, le cose cambierebbero.

I gas di Assad

Ci risiamo. Come se l’Italia non avesse abbastanza grattacapi interni, se ne va a cercare altri all’estero. La Siria che, con Israele, Egitto, Angola, Somalia, Corea del Nord e Myanmar – ma che bella combriccola! -, non aderisce al Protocollo di Ginevra per la messa al bando delle armi chimiche, si è convinta a dismettere il proprio arsenale criminalmente usato contro il suo stesso popolo. Subito l’Italia si è offerta di partecipare all’operazione di smaltimento di queste porcherie assieme a mezza Europa, che prima fornisce la roba e poi si lava la coscienza eliminandola. Sarà un caso fortuito, ma i container verranno sbarcati a Gioia Tauro, porto in mano alle peggio ‘ndrine calabresi ma attrezzatissimo tecnicamente, dove peraltro, all’insaputa dei residenti, è prassi consolidata il transito e lo stazionamento di materiali pericolosi; successivamente i rifiuti tossici, caricati e trattati su una nave americana specificamente attrezzata per questo tipo di operazioni, verranno scaricati in mare. Quale mare? Ma il Mediterraneo, ovviamente! E dove, precisamente? In acque internazionali, tra Lampedusa e il sud-est della Sicilia. A parte il casino dei sindaci calabresi che protestano e minacciano sfracelli, un risvolto positivo della faccenda potrebbe esserci: nutriti a carne umana additivata da saporosi elementi chimici, i pesci del Canale di Sicilia diventeranno mutanti ipertrofici. Non sarà più necessario per i pescatori di Mazara del Vallo rischiare fucilate e sequestri tunisini: pescheranno sottocasa tonni da una tonnellata, e sarde, spigole, orate, scorfani e triglie da un quintale. Risolta la crisi della pesca e… buon appetito!

I marò

Il caso dei due fucilieri italiani tenuti in scacco dall’India da più di due anni è emblematico della incapacità imbecille di un popolo che era di santi, navigatori e compagnia bella. La sequela di errori commessi è impressionante, dall’assurdo approdo con sbarco dei marò in Kerala quando il fatto era avvenuto in acque internazionali, fino all’incredibile accusa di pirateria e terrorismo a chi, per la pagnotta, accetta di difendere i nostri mercantili dagli attacchi dei pirati che pullulano nell’Oceano Indiano. Se in India hanno problemi con Sonia Ghandi, vedova torinese del figlio di Indira, se hanno traffici in odore di corruttela per gli elicotteri di Finmeccanica, sono fatti loro: noi non dovevamo, e non possiamo adesso, consentire che queste beghe facciano rischiare addirittura la pelle a questi due poveri padri di famiglia. Pare che finalmente il nostro paese stia cercando l’appoggio della comunità europea e che stia studiando delle ritorsioni commerciali contro l’India che, a quanto pare, ha una magistratura più lenta e causidica della nostra. Il che è tutto dire: i 17 superstiti dal naufragio di Lampedusa stanno ancora lì in attesa del giudice che deve interrogarli come testimoni. Che sia un magistrato grillino e ci stia andando a nuoto?

Lavinia dnp

 

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