venerdì, 30 Settembre 2022

MOSTRA ARCHEOLOGICA DA NON PERDERE

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Lo scorso 2 aprile al Palazzo della Cultura è stata inaugurata la mostra di alcuni dei reperti archeologici ritrovati nel territorio modicano nel secolo XX e nei primi anni del tempo attuale. Ospitata in due stanze adiacenti al Museo Archeologico F. L. Belgiorno, la mostra, piccola ma di alto valore storico e scientifico, è anche estremamente gustosa per chi è interessato ad approfondire la conoscenza dei luoghi nostrani: succose notizie e ben documentate identificazioni potrebbero essere fonte di sorprendenti scoperte.

I reperti relativi alla zona di Trepiedi, corredati da piante e fotografie esplicative, mostrano una parte di quel ch’è rimasto di quel che c’era e che in gran parte non c’è più, distrutto o soffocato da un’implacabile disumana urbanizzazione: come siamo caduti in basso! C’è da confidare che in un futuro, speriamo assai prossimo, ci venga data la possibilità di visitare necropoli ed ipogei, anche se ormai nascosti tra gli edifici, ma almeno ripuliti dalle erbacce e dall’inevitabile spazzatura e resi individuabili da una segnaletica corretta.

La quantità dei siti di interesse archeologico è impressionante, basta scavare pochi centimetri di terra e facilmente si scoprono fosse granarie, cisterne, tombe, cocci e monete: lo sanno molto bene i tombaroli che, infaticabili, continuano a trafficare clandestinamente. Solo per citarne uno, tutto l’areale di Cava d’Ispica, e in particolare la zona di Baravitalla, ricadente in toto nel Modicano, meriterebbe campagne di scavo ed approfondimento dello studio stratigrafico: potremmo così saperne di più di quanto è avvenuto nel nostro territorio, tanto ambìto dalle civiltà più disparate nel corso dei secoli ma così facilmente preda di eventi sismici distruttivi.

L’eterno, irrisolto problema di come poter portare a conclusione campagne di scavo iniziate da tempo o di poterne farne di nuove è sempre quello del reperimento dei fondi, acuito adesso in maniera pesantissima dalla crisi economica che tutti  ci affama e, purtroppo, da una diffusa sciagurata mentalità che considera inutile ed improduttiva la cultura. Qui voglio rischiare di cadere nel reato di conflitto d’interessi o, se preferite, di uso privato di un mezzo di comunicazione (ma sarei comunque in buona ed altolocata compagnia!): sono esposti, corredati dalla storia del ritrovamento, gli arredi funerari presumibilmente di un’intera famiglia rinvenuti nel corso dei lavori di restauri di Palazzo Polara – di cui mi occupo da circa un ventennio (!) assieme al collega architetto Giorgio Rizza – in un vasto vano ipogeo all’interno della scuderia. E’ stato scavato solo circa un metro di profondità e i reperti sono da ascrivere tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C., ma un saggio che arriva a circa due metri sotto il livello del pavimento ha portato alla luce resti fittili molto simili alle ceramiche di Via Polara di cui abbiamo detto.  Annamaria Sammito, giovane archeologa modicana che ha ricoperto con saggezza e competenza il ruolo di assessore alla Cultura nella Giunta passata, sostiene che ci si trovi dinanzi all’unica stratigrafia intatta finora scoperta a Modica, in grado di documentare la presenza insediativa umana dall’VIII sec. a.C. ai giorni nostri: altri resti umani sepolti dalle macerie del terremoto, frammenti di ceramiche settecentesche e financo un grosso proiettile dell’ultima guerra, ne sono i testimoni. Lo scavo, condotto dall’archeologo Francesco Cardinale, con la collaborazione della paleontologa Simona Sirugo e del foto rilevatore Lorenzo Zurla, sotto la supervisione del dirigente dell’U.O. archeologica della Soprintendenza, dott. Saverio Scerra, ha sollevato un notevole interesse ed è cominciata la caccia, finora infruttuosa, ai quattrini per poter completare lo scavo e realizzare una piccola zona museale in situ. L’impossibilità di accedere ai fondi residui della legge “del terremoto” unita alla stretta della spending revue e del malefico patto di stabilità ha lasciato di fatto una situazione di abbandono dei poveri resti dissepolti, che giacciono coperti da un telo sulla terra umida per infiltrazioni e soggetti allo stillicidio delle acque meteoriche che colano dalla roccia soprastante. Basterebbe un modesto finanziamento, anche da uno sponsor privato, per mettere in sicurezza i reperti, continuare le prospezioni in profondità e completare l’opera: attualmente il cantiere è chiuso e, oltre che nel buio e nell’acqua, rischia di cadere anche nell’oblio. Se questo sito continuerà ad essere abbandonato finirà per perdersi: certo, non possiamo ipotizzare d’interessare un  Della Valle, ma se trovassimo almeno un benemerito ‘Ra a Cava? E se la burocrazia smettesse di mettere i bastoni tra le ruote come fa d’abitudine, saremmo tutti felici e contenti e i soldi dei contribuenti sarebbero ben spesi.

Tornando all’inaugurazione della mostra, che ha visto la presenza del Sindaco, della Soprintendente, della rappresentante del Museo P. Orsi di Siracusa, dell’Assessore alla Cultura oltre alla dott.ssa Sammito, la sala Triberio era straordinariamente gremita, considerando tra l’altro l’ora e il giorno feriale. Questo vivo interesse che mi ha piacevolmente sorpreso era invece stato previsto dagli organizzatori dell’evento, che hanno preferito Modica a Ragusa, sicuri della buona risposta culturale dei modicani, parole del dott. Cardinale.

Infine un plauso va certamente a chi ha curato l’allestimento della mostra, suggestivo e raffinato, ai ragazzi del Liceo Artistico che hanno eseguito diversi disegni e la ricostruzione grafica del cavallo di bronzo cui appartennero il garretto e la coda esposti e ai giovani archeologi, paleontologi e foto rilevatori che con scienza e passione hanno curato i testi e le immagini delle schede illustrative.

La mostra rimarrà aperta almeno per i prossimi due mesi: non perdetevela!

L.P. deNaro Papa

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