sabato, 13 Agosto 2022

LA FITODEPURAZIONE

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Quando un depuratore non funziona bene, perché sottodimensionato rispetto al numero degli abitanti cresciuti per incremento demografico imprevisto, non bisogna costruirne uno nuovo, ma si può aggiungere una struttura complementare che, assieme ad altri accorgimenti tecnici, può riacquistare il normale servizio.

Gli accorgimenti tecnici consistono nel prelievo a monte di buona parte della massa organica mediante grigliatura e filtraggio in serie, con filtri continui, permettendo così un dosaggio monitorato, proporzionale alle potenzialità del depuratore. La massa eccedente al riciclo può servire per produrre concimi mistiorganici oppure può essere aggiunta al materiale organico in compostaggio. In tal modo il depuratore può liberarsi di alcuni difetti. Se ciò non basta, si può ricorrere al trattamento complementare di fitodepurazione, che consente di bonificare le acque reflue, teoricamente, fino alla potabilità.

La fitodepurazione è un processo di tutela ambientale conosciuto da tempo ma scarsamente valutato e impiegato in collegamento con i depuratori delle acque reflue urbane. Oggi può essere estratto dal dimenticatoio in considerazione che i vecchi depuratori, per nuove manie igieniche, non assolvono a dovere la funzione affidatagli. I detersivi di nuova generazione si vantano di essere biodegradabili, ma nessuno sa in quanto tempo e se sia vero, dato che il nostro mare col suo sciacquio mostra tanta schiuma sulle scogliere da far sospettare la falsità di tali affermazioni.

La gestione dei depuratori spesso è affidata a personale non specializzato e aggiornato. Spesso le amministrazioni sono vittime di proposte innovative affaristiche e non tanto risolutive dei problemi. Molto tempo fa furono proposti dei filtri-pressa per addensare i fanghi biologici più velocemente, mettendo fuori uso i letti di essiccamento, non funzionanti per non essere stati capaci di riformare il letto filtrante con struttura granulometria decrescente dal basso, partendo dalla ghiaia per passare al ghiaietto, sabbia grossa e a finitura con la sabbia fine silicea e non la sabbia calcarea di frantoio. Pur rimanendo in teoria l’uso dei filtri-pressa, il problema dell’addensamento si risolveva invece coagulando i fanghi con l’uso di sostanze addensanti come le metilcellulose, acquistate a prezzi molto diversi dal prezzo di mercato pubblico. Avendo scoperto questo e avendo fatto notare che le metilcellulose costano poco e normalmente viaggiano in sacchi opportunamente provvisti di etichette e caratteristiche informative a norma di legge, contro i sacchi privi di informazioni presenti nel magazzino, sono stato ripreso energicamente perché mi ero introdotto in ambienti privati. Inoltre non si è voluto provvedere a realizzare una copertura a basso costo, stile serra leggera, in tralicci e copertura in pannelli di vedril, per poter consentire l’essiccamento dei fanghi anche nei mesi piovosi. Inoltre essendosi messo fuori uso il rotore a pale, che serviva sia per l’ossigenazione del materiale della vasca generale che per la funzione di ruttore delle particelle grandi galleggianti, si è provveduto all’acquisto di compressori potentissimi per insufflare aria nella massa, dimenticando di provvedere alla frantumazione delle particelle grandi con dei cutter. Con questo iter il depuratore è vissuto motu proprio, nel tacito consenso e indifferenza di tutti e senza che si fosse accennato a uno studio specifico, almeno per ridurre alcuni problemi essenziali. Oggi il problema potrebbe risolversi, come si è accennato, con un tipo di fitodepurazione più semplice e meno costosa di quella programmata dettagliatamente da alcuni progettisti.

La fitodepurazione classica è un intervento coordinato di ecosistemi biologici in cui interviene il suolo con le biomasse specifiche e una serie di piante adatte alla vita in aree umide. Tutto si effettua in superfici attrezzate, estese proporzionalmente alla portata delle acque reflue, in cui l’acqua del depuratore subisce un pretrattamento con filtraggio su filtri a sabbia e successivamente con l’immissione in vasche che contengono le piante per lo più macrofite galleggianti o sommerse. A seconda delle zone climatiche la scelta di piante a foglia permanente è consigliabile per superare i mesi invernali. In queste vasche si svolge il ciclo continuo di abbattimento dei patogeni e teoricamente la biodegradazione dei detersivi.

La fitodepurazione quindi consiste nell’esposizione al sole e nei metabolismi di biomasse microbiche del substrato di fondo, conviventi con piante superiori.

Nello specifico caso del nostro depuratore, incastonato a valle di un’area forestata, sarebbe necessaria solo la costruzione di una struttura di lagunaggio filtrante, convogliando successivamente le acque reflue su una proporzionale superficie forestata. L’acqua distribuita sotto forma di velo liquido, che si diparte da ugellature predisposte sulla gronda della pendice, dopo un transito sulle superfici della collina e fra le masse terricole, verrebbe a versarsi in un canale a valle, per essere liberata o sottoposta a nuovo riciclo nei versanti forestati più a valle.

Le acque, prima dell’immissione nell’ambiente, debbono essere analizzate biologicamente e chimicamente e, se non idonee alla liberazione, verranno riciclate su altra estensione forestata. Una verifica della certezza della depurazione può anche essere verificata con i pareri di alcuni animali e piante spia, allevati nella parte terminale dell’impianto.

La superficie forestata è notevole e forse potrebbe accettare e consumare tutta l’acqua reflua, senza determinare una corrivazione a valle, sia per i metabolismi vegetali che per la normale evaporazione del velo liquido scorrente sulle superfici non forestate.

 L’effetto più importante sarebbe quello di garantire una possibilità vitale, a molte piante pioniere della macchia mediterranea, per conquistare nuovi territori e nello stesso tempo di consentire alle piante forestali una maggiore possibilità di crescita.

 Inoltre, per il progetto “Vestiamo Monserrato con i colori delle stagioni” potrebbe essere la soluzione indispensabile per la gratuità dell’elemento acqua.

Se tutta l’acqua delle città verrà destinata a un recupero ambientale, si ritiene di avere programmato e realizzato quella concezione filosofica della restituzione, per cui tutto quello che si preleva dall’ambiente deve essere restituito ad esso nelle migliori condizioni, per una seconda vita.

Pierantonio Calabrese

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