sabato, 13 Agosto 2022

MUGUGNI CONTRO L’EURO

image_pdfimage_print

Cresce in Italia la protesta nei confronti dell’euro, una protesta che quanto prima, siamo pronti a scommetterci, diventerà un rifiuto del concetto di Europa Unita in generale. Questo perché non riusciamo (e la classe politica certo non ci aiuta) a scindere il significato di Europa Unita da quello di moneta unica come unico (o quasi) punto d’unione.

Indubbiamente nel momento in cui dalla lira siamo passati all’euro molti errori sono stati fatti. Al di là dell’imposizione di esporre all’inizio nelle vetrine i prezzi sia in lire che in euro o di effettuare sporadici controlli in vari tipi di esercizi commerciali al fine di verificare se le somme venivano arrotondate o meno, non si è fatto nulla per evitare che la massa dei cittadini, quella più sprovveduta o distratta, venisse suggestionata al punto da identificare l’euro con le vecchie mille lire, anziché con le quasi duemila che, all’epoca, valeva in realtà. Facciamo un esempio banale, ma indicativo del concetto che intendiamo spiegare: in molti negozi di abbigliamento, in genere quelli comunemente definiti jeanserie, si usava esporre capi d’abbigliamento della stagione passata col cartello “£. 10.000 al pezzo”. Nel momento in cui si è passati all’euro, il cartello è diventato “€ 10,00 al pezzo”. In questo caso non si trattava di applicare il valore della nuova moneta al prezzo indicato fino al giorno precedente da quella vecchia, ma semplicemente di applicarlo a della merce che s’intendeva comunque vendere sotto costo, pertanto i dieci euro non potevano rappresentare un’infrazione all’adeguamento da una moneta all’altra. Questo concetto si è andato man mano estendendo a tutte le nuove produzioni aumentandone di conseguenza il costo senza che il cittadino ne avesse una vera consapevolezza. Probabilmente si è trattato di una conseguenza inevitabile, ma forse eseguendo maggiori controlli o imponendo più precise linee di condotta avrebbe potuto essere in parte contenuta. Questo ovviamente non avrebbe avuto la capacità di contrastare il predominio tedesco sulle banche europee, ma sarebbe stato d’aiuto. Che la Merkel, per mezzo della moneta unica, sia riuscita a ottenere quello in cui Hitler aveva fallito con la violenza è un fatto, ma l’Italia avrebbe in parte potuto contenere i danni. Ecco dunque che l’euro viene individuato come la causa di tutti i nostri mali ed erroneamente identificato col concetto stesso di unione europea, col risultato del risorgere di un nazionalismo che ormai dovrebbe essere stato completamente superato.

E’ vero, il campanilismo, si dice, è una caratteristica propria del popolo italiano, ma ci chiediamo fino a che punto questo concetto possa essere vero se persino nel calcio si preferisce tifare per la squadra che vince anziché per quella della propria città, se ci si inorgoglisce a infarcire i nostri discorsi (e persino, ahimè!, i nostri scritti) di parole straniere (il più delle volte in maniera sbagliata), se ci s’inchina di fronte a tutto quello che ci arriva dall’estero, addirittura scopiazzando le cose più deteriori. Non crediamo pertanto che sia il concetto di Europa Unita che gli italiani stanno cominciando a respingere, ma semplicemente che l’unione che è stata fino ad oggi realizzata non corrisponda a quello che gli europeisti del nostro paese avevano sognato e per il quale si erano battuti.

I sognatori inventano le ideologie, ma chi le applica purtroppo sono i profittatori, quelli cioè che l’ideologia intendono addomesticarla ai propri scopi facendo credere che stanno semplicemente rispettando l’espressione dei sognatori. Ecco perché le ideologie hanno finito per soccombere e, nella pesante crisi economica che grava sul nostro Paese, persino i sognatori non sono più capaci di sognare.

Le imminenti elezioni europee potrebbero essere importanti per mandare al Parlamento Europeo qualcuno capace di portare avanti il concetto che aveva animato i sognatori d’un tempo. Il vero problema è riuscire a identificarlo.

Condividi