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LA MODICA DI ENZO BELLUARDO




LA FITODEPURAZIONE

Quando un depuratore non funziona bene, perché sottodimensionato rispetto al numero degli abitanti cresciuti per incremento demografico imprevisto, non bisogna costruirne uno nuovo, ma si può aggiungere una struttura complementare che, assieme ad altri accorgimenti tecnici, può riacquistare il normale servizio.

Gli accorgimenti tecnici consistono nel prelievo a monte di buona parte della massa organica mediante grigliatura e filtraggio in serie, con filtri continui, permettendo così un dosaggio monitorato, proporzionale alle potenzialità del depuratore. La massa eccedente al riciclo può servire per produrre concimi mistiorganici oppure può essere aggiunta al materiale organico in compostaggio. In tal modo il depuratore può liberarsi di alcuni difetti. Se ciò non basta, si può ricorrere al trattamento complementare di fitodepurazione, che consente di bonificare le acque reflue, teoricamente, fino alla potabilità.

La fitodepurazione è un processo di tutela ambientale conosciuto da tempo ma scarsamente valutato e impiegato in collegamento con i depuratori delle acque reflue urbane. Oggi può essere estratto dal dimenticatoio in considerazione che i vecchi depuratori, per nuove manie igieniche, non assolvono a dovere la funzione affidatagli. I detersivi di nuova generazione si vantano di essere biodegradabili, ma nessuno sa in quanto tempo e se sia vero, dato che il nostro mare col suo sciacquio mostra tanta schiuma sulle scogliere da far sospettare la falsità di tali affermazioni.

La gestione dei depuratori spesso è affidata a personale non specializzato e aggiornato. Spesso le amministrazioni sono vittime di proposte innovative affaristiche e non tanto risolutive dei problemi. Molto tempo fa furono proposti dei filtri-pressa per addensare i fanghi biologici più velocemente, mettendo fuori uso i letti di essiccamento, non funzionanti per non essere stati capaci di riformare il letto filtrante con struttura granulometria decrescente dal basso, partendo dalla ghiaia per passare al ghiaietto, sabbia grossa e a finitura con la sabbia fine silicea e non la sabbia calcarea di frantoio. Pur rimanendo in teoria l’uso dei filtri-pressa, il problema dell’addensamento si risolveva invece coagulando i fanghi con l’uso di sostanze addensanti come le metilcellulose, acquistate a prezzi molto diversi dal prezzo di mercato pubblico. Avendo scoperto questo e avendo fatto notare che le metilcellulose costano poco e normalmente viaggiano in sacchi opportunamente provvisti di etichette e caratteristiche informative a norma di legge, contro i sacchi privi di informazioni presenti nel magazzino, sono stato ripreso energicamente perché mi ero introdotto in ambienti privati. Inoltre non si è voluto provvedere a realizzare una copertura a basso costo, stile serra leggera, in tralicci e copertura in pannelli di vedril, per poter consentire l’essiccamento dei fanghi anche nei mesi piovosi. Inoltre essendosi messo fuori uso il rotore a pale, che serviva sia per l’ossigenazione del materiale della vasca generale che per la funzione di ruttore delle particelle grandi galleggianti, si è provveduto all’acquisto di compressori potentissimi per insufflare aria nella massa, dimenticando di provvedere alla frantumazione delle particelle grandi con dei cutter. Con questo iter il depuratore è vissuto motu proprio, nel tacito consenso e indifferenza di tutti e senza che si fosse accennato a uno studio specifico, almeno per ridurre alcuni problemi essenziali. Oggi il problema potrebbe risolversi, come si è accennato, con un tipo di fitodepurazione più semplice e meno costosa di quella programmata dettagliatamente da alcuni progettisti.

La fitodepurazione classica è un intervento coordinato di ecosistemi biologici in cui interviene il suolo con le biomasse specifiche e una serie di piante adatte alla vita in aree umide. Tutto si effettua in superfici attrezzate, estese proporzionalmente alla portata delle acque reflue, in cui l’acqua del depuratore subisce un pretrattamento con filtraggio su filtri a sabbia e successivamente con l’immissione in vasche che contengono le piante per lo più macrofite galleggianti o sommerse. A seconda delle zone climatiche la scelta di piante a foglia permanente è consigliabile per superare i mesi invernali. In queste vasche si svolge il ciclo continuo di abbattimento dei patogeni e teoricamente la biodegradazione dei detersivi.

La fitodepurazione quindi consiste nell’esposizione al sole e nei metabolismi di biomasse microbiche del substrato di fondo, conviventi con piante superiori.

Nello specifico caso del nostro depuratore, incastonato a valle di un’area forestata, sarebbe necessaria solo la costruzione di una struttura di lagunaggio filtrante, convogliando successivamente le acque reflue su una proporzionale superficie forestata. L’acqua distribuita sotto forma di velo liquido, che si diparte da ugellature predisposte sulla gronda della pendice, dopo un transito sulle superfici della collina e fra le masse terricole, verrebbe a versarsi in un canale a valle, per essere liberata o sottoposta a nuovo riciclo nei versanti forestati più a valle.

Le acque, prima dell’immissione nell’ambiente, debbono essere analizzate biologicamente e chimicamente e, se non idonee alla liberazione, verranno riciclate su altra estensione forestata. Una verifica della certezza della depurazione può anche essere verificata con i pareri di alcuni animali e piante spia, allevati nella parte terminale dell’impianto.

La superficie forestata è notevole e forse potrebbe accettare e consumare tutta l’acqua reflua, senza determinare una corrivazione a valle, sia per i metabolismi vegetali che per la normale evaporazione del velo liquido scorrente sulle superfici non forestate.

 L’effetto più importante sarebbe quello di garantire una possibilità vitale, a molte piante pioniere della macchia mediterranea, per conquistare nuovi territori e nello stesso tempo di consentire alle piante forestali una maggiore possibilità di crescita.

 Inoltre, per il progetto “Vestiamo Monserrato con i colori delle stagioni” potrebbe essere la soluzione indispensabile per la gratuità dell’elemento acqua.

Se tutta l’acqua delle città verrà destinata a un recupero ambientale, si ritiene di avere programmato e realizzato quella concezione filosofica della restituzione, per cui tutto quello che si preleva dall’ambiente deve essere restituito ad esso nelle migliori condizioni, per una seconda vita.

Pierantonio Calabrese




L’agricoltura biofila, nuova proposta per convivere con tutti gli esseri viventi nei vari ecosistemi

Tutti gli esseri viventi appartenenti a un ecosistema hanno diritto alla vita, nel rispetto di un equilibrio biologico naturale.

Se si altera l’equilibrio naturale sorgono i problemi di disagio e d’intolleranza, e di pseudoparassitismi imprevedibili, che creano delle opportunità per l’istaurarsi di condizioni di sciacallaggio economico e biologico.

Le terre emerse, colonizzate da milioni di anni da esseri viventi, in una meravigliosa biodiversità di specie, stanno perdendo molti presupposti di abitabilità, intendendo con questo termine la capacità di mantenere coesa la catena alimentare, almeno, ai limiti di un ricambio trofico basale.

Gli esseri produttori di sostanze organiche non trovano più gli elementi minerali che sono indispensabili alla loro riproduzione e alle funzioni vitali. Le terre emerse presentano lo strato superficiale dilavato e quasi privo di quel complesso di macro e microelementi indispensabili alla vita. L’uomo ha scoperto da tempo la sua dipendenza dal mare e provvede giornalmente a ricambiare il suo patrimonio minerale assumendo i sali necessari al suo metabolismo. Anche gli animali con le loro migrazioni possono sopperire alle loro carenze, ma le piante, unici esseri produttori di sostanze organiche, per la loro immobilità, perdono giornalmente le possibilità di reperire quei sali minerali che nel mare sono presenti nelle proporzioni stechiometricamente rispondenti alle varie esigenze biologiche, ad eccezione dei sali di sodio.

La sofferenza degli esseri viventi produttori, cioè il complesso dei vegetali, determina carenze alimentari al mondo dei consumatori, cioè al mondo animale.

L’uomo, nella sua forsennata caccia al benessere egoistico, sta distruggendo quegli equilibri biologici, che modificano irreversibilmente i macroecosistemi (le foreste), e non si accorge nemmeno di ciò che succede nei microecosistemi, presenti sui nostri balconi,  dove sono presenti le “grida” delle piante carcerate in vaso.

 L’egoismo ha portato l’uomo, tassato da non conoscenza, per non dire ignoranza, termine considerato offensivo, a mirare le forniture alimentari, in agricoltura e negli allevamenti, solo alle esigenze esclusive degli individui allevati, dimenticando la presenza e il ruolo dei conviventi che, in assenza di sostegno trofico, diventano molesti o vengono considerati parassiti. Per esempio: le piante hanno solo bisogno di sali minerali, e allora i nutrienti saranno solo complessi minerali, mentre si trascurano le esigenze nutritive delle biomasse terricole, che in stato di necessità trofiche si trasformano in pseudoparassiti e come tali sono da distruggere con i pesticidi, perché molesti. In questi casi non si bada ai costi, con benefici enormi per le fabbriche e tutta la filiera industriale, mentre una sovvenzione di nutrienti globali costerebbe di meno e darebbe risultati più consistenti.

Da poco tempo, i miracoli e la medicina curativa hanno perduto il credito mantenuto da molto tempo, e ci si è accorti che gli alimenti appropriati possono creare condizioni di autodifesa e di benessere generale, ma ancora una volta sono dimenticati i nostri conviventi gastrici e cutanei, che hanno ruoli ancora non tanto riconosciuti e che debbono compiere le loro funzioni complementari con un piccolo supporto trofico spesso non adatto o insufficiente.

Solo i fermenti lattici sono stati privilegiati e nobilitati, nel presupposto che l’uomo rimanesse bambino, trascurando tutti gli altri simbionti che presiedono la creazione di anticorpi o la digestione di certe proteine complesse di difficile digestione.

Pochi accettano le inseminazioni casuali promosse dagli animali domestici, cani, gatti etc, e pochissimi accettano la presenza utile di questi nostri conviventi somatici. Eppure queste notizie erano presenti nell’operato dei nostri nonni contadini, che curavano le dissenterie dei vitellini prelevando il bolo di ruminazione dalle madri e lo immettevano nei pastoni destinati ai piccoli.

In agricoltura era tradizionale il compostaggio interrotto e integrato con paglie ricche, come quelle di fava, nel mese di agosto, per integrare la biomassa di sostanze ricche e metabolizzabili, utili sia alle biomasse microbiche del letame, sia alle biomasse terricole dell’ecosistema territoriale.

Nei vigneti d’arenile, si creavano i “supermercati” di sostanze organiche grezze, mediante affossature interfilari, riempite di tralci, erbacce, paglie, alghe marine e quel po’ di letame che si recuperava lungo il tragitto stradale che portava all’azienda. In tal modo, si distoglievano tutti i conviventi radicali, dai parassitismi di necessità, con questa geniale offerta.

L’agricoltura biofila nasce da questi ricordi e si completa con la conoscenza di tutte le necessità trofiche delle biomasse di un ecosistema. Si passa così dai microecosistemi in vaso ai macroecosistemi dei territori continentali.

Per risanare il territorio si dovrà partire dalle piccole tessere di questo grande mosaico, suddiviso nelle varie associazioni biologiche, per creare un organico e continuo itinerario, sia nel rispetto delle intelligenze biologiche inferiori che in quelle “superiori”.

La creazione di nutrienti globali, così chiamati perché devono saturare le esigenze trofiche di biomasse eterogenee, ormai è indifferibile e fa rabbia che tutta la massa della fase umida dei residui solidi urbani debba finire a beneficio di famiglie biologiche, costrette ad abitare, da privilegiati, in regge dotate di tutti i conforti, mentre potrebbero essere restituiti all’ambiente, dopo opportuni processi, nella loro integrità nutritiva. Per non dire che tutti gli impianti di compostaggio, con le loro emissioni massicce di anidride carbonica, concorrono, localmente, a inquinamenti pari a una fabbrica con emissioni termiche.

Tenuto presente il diritto alla vita di tutti gli appartenenti ai vari ecosistemi, si propone il principio filosofico della restituzione al territorio di quanto possa avere un ruolo trofico, cioè tutti i residui organici ancora ricchi di nutrienti, ma con l’aggiunta di quei complessi salini completi di macro e microelementi, opportunamente bilanciati, che possono chiamarsi biochelati.  Questi conterranno una fase organica a matrice animale (sangue, carnicci, penne, setole, cuoiattoli etc.) e una matrice vegetale, stabilizzati con sali minerali completi nella composizione stechiometrica presente, con dovute modifiche sostanziali, nell’acqua di mare.

I compost, tanto promossi e vantati oggi, sono solo un materiale esausto che non promuove abitabilità e apporto trofico, nei territori desertificati, ma solo un supporto inerte.

La lotta antiparassitaria non prevede la morte indotta per i soggetti molesti, come nell’agricoltura dell’odio, ma gli scherzi da prete, per rimanere nel gergo delle comitive, cioè dei provvedimenti che distolgono il convivente dall’intervento molesto, lasciandolo alla sua sorte e alle sue scelte di vita, secondo l’ordine biologico naturale. Si traccia, così, un viaggio nell’intelligenza degli esseri viventi diversi da noi, ma nella conoscenza e nella saturazione, anche parziale, delle esigenze trofiche delle biomasse e delle associazioni biologiche di specie superiori, per tentare di creare nuovi equilibri biologici.

Ci si augura che tutti i residui organici vengano restituiti ai territori più recettivi, risolvendo, così, quei problemi sociali, già oggetto di opportunismi incivili e non utili.

La biofila è una scelta d’amore per chi ci sta vicino, da convivente, nel suo ruolo di contribuente al mantenimento della vita su questo pianeta. È una proposta, che potrebbe essere accettata anche come dovere.

Abel




FISCO E PREVIDENZA: CHIARIMENTI PER IL CITTADINO (a cura di Giovanni Bucchieri)

Con il Governo Renzi è in atto una vera rivoluzione. E’ questa la parola più ricorrente nei vari interventi del Premier Renzi di queste ore. Con il decreto legge approvato dal Governo il 18 aprile molte sono le novità preannunciate, in particolare: – via libera al bonus Irpef da 80 euro per una platea di dieci milioni d’italiani. Purtroppo sfuma, almeno momentaneamente, l’estensione agli incapienti e alle partite Iva; – nuovo sblocco di otto miliardi di euro per i pagamenti della Pubblica amministrazione; – arriva il taglio del 10% delle aliquote Irap; – revisione delle aliquote sulle rendite finanziarie, dove si passa in linea di massima dal 20 al 26%;  – tetto unico a 240mila euro per gli stipendi pubblici dei dirigenti e niente limiti su misura per le diverse fasce di dirigenti;  – per la banche sale al 26% l’aliquota sulla rivalutazione delle quote di Banca d’Italia. Speriamo che questo sia il primo passo di una drastica riduzione della spesa pubblica e di una ripresa dell’economia. La stessa Bankitalia, in una nota recente, afferma che per gli occupati è prevista una “ripresina” solo a fine anno.

Ecco alcune novità di natura fiscale e previdenziale:

– la nuova aliquota d’interesse applicabile in caso di ritardato pagamento alle somme iscritte a ruolo, dopo sessanta giorni dalla data della notifica, si riduce dal 5,22% al 5,14%. Tutto questo a partire dal primo maggio 2014.

– il Ministero  del Lavoro ha esteso la platea degli esodati che potranno godere della salvaguardia  prevista dalla Legge di Stabilità  2014 con il decreto del 14 febbraio u.s. che definisce  il numero massimo e la  ripartizione dei soggetti interessati al versamento volontario dei contributi (Gazzetta Ufficiale  n. 89 del 16 aprile 2014). I lavoratori hanno quindi 60 giorni dalla data di pubblicazione per presentare all’Inps istanza di accesso ai benefici.

– dal 19 aprile sul sito dell’Agenzia delle Entrate è possibile verificare la correttezza del proprio codice fiscale. Basta digitare le 16 cifre e lettere che lo compongono nella pagina web dedicata al servizio.

 




Le ricette della strega (a cura di Adele Susino)

Una domenica di primavera con gli amici, voglia di sole, di chiacchere, di musica, profumo di mare ancora pulito e… poca voglia di stare ai fornelli.

Insalata di cavolo

Ingredienti:

1 cavolo cappuccio, 2 carote, 2 mele verdi, 1 tazza di germogli (di alfa alfa, di lino o di soia), q.b. di sale e pepe, 1 yogurt greco, il succo di un limone, 1/2 spicchio d’aglio, 1 mazzetto di menta, olio evo

Preparazione:

Tagliare a strisce sottili il cavolo e a julienne le carote e le mele, condire con il succo di limone e aggiungere i germogli, l’olio il sale e il pepe. Preparare una salsa con lo yogurt, la menta tritata, l’aglio, qualche goccia di succo di limone e versarla sulle verdure, mescolare e servire.

Focaccia senza forno

Ingredienti:

500 gr di farina rimacinato, 200 circa d’acqua, 70 di latte, 40 di olio evo, 10 gr di sale,  2 cucchiaini di zucchero, 1 bustina di lievito per torte salate

Preparazione:

impastare tutti gli ingredienti nel mixer o nella planetaria, far riposare il composto per mezz’ora coperto con la pellicola. Stendere l’impasto, farcirlo, ricoprirlo con un’altra sfoglia, sigillare bene i bordi e cuocerlo in una padella antiaderente leggermente unta per 15 minuti a fuoco basso con una retina spargifiamma. Girare la focaccia con l’aiuto di un coperchio e far cuocere per altri 15 minuti. Questa focaccia si può farcire in tanti modi: con prosciutto e mozzarella, con verdure e formaggio, con besciamella e funghi trifolati o con quello che la fantasia vi suggerisce.

Crumble di verdure

Ingredienti:

Patate, cipolle rosse di Tropea, sedano rapa, carote, zucchine, finocchi. Cuocere a vapore per pochi minuti le patate e il sedano rapa tagliati a tocchetti. Saltare velocemente in padella le cipolle e le altre verdure. Condire tutto con olio, sale, pepe, abbondante timo e rosmarino e mettere in una pirofila. Preparare il crumble facendo dorare in padella con olio evo il pane grattato grossolanamente e mescolato con parmigiano, noci tritate e basilico. Versare il composto sulle verdure e infornarlo a 180° per circa 20 minuti. Servire tiepido.

Spaghetti con cipolle e pomodori al forno

Ingredienti:

2 cipolle rosse di Tropea, 3 pomodori cuore di bue, 1 mazzetto di origano fresco, 1 mazzetto di basilico, 1 spicchio d’aglio, 10 mandorle, q.b. di parmigiano, ricotta salata, olio, sale, peperoncino, 500 gr di spaghetti, q.b. di pan grattato e zucchero di canna

Preparazione:

Affettare pomodori e cipolle e metterli in teglia con olio, sale e una spolverata di zucchero di canna. Preparare un pesto frullando le erbe aromatiche, l’aglio, le mandorle e il peperoncino, mescolare il composto ottenuto con olio evo e  parmigiano, cospargerlo su pomodori e cipolle e infornare a 200° per circa mezz’ora fino a gratinatura. Cuocere gli spaghetti. versarli nella teglia delle verdure, fare amalgamare, spolverizzare con ricotta salata e servire.

Torta all’arancia

Ingredienti:

1 arancia bio, 300 gr di zucchero di canna mascobado, 300 gr di farina manitoba, 3 uova, 1/2 bicchiere di latte, 1/2 bicchiere di olio di semi, 1 bustina di lievito

Preparazione:

Lavar e tagliare l’arancia a pezzi, eliminare i semini e metterla nel mixer con tutti gli ingredienti, frullare bene, versare nello stampo ricoperto di carta forno e cuocere a 180° per 35/40 minuti; cospargere di zucchero a velo e decorare, se si vuole, con filetti di scorza canditi.

 

L’abbinamento mi piacerebbe suggerirlo con la birra, una buona Lager o una Pils o le ottime birre del birrificio Rocca dei Conti: tarì oro, tarì wit, tarì qirat… da provare.




Lettera al Direttore

Ponte sullo stretto di Messina, la TAV della Val di Susa, l’EXPO 2015 a Milano, il cantiere di Calatrava a Tor Vergata, ect. Invece di pensare a fare queste grandi opere, perché non si finiscono tutte quelle iniziate e mai completate, come l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, la Siracusa-Gela e tante altre opere incomplete, che vengono denunciate dalla trasmissione televisiva “Striscia la notizia” e che non vengono ascoltate e prese in considerazione dai responsabili dei vari rami?

Solo a Modica ce ne sono tante incompiute (come il centro civico Sacro Cuore) che è stato menzionato nel Clandestino del mese di marzo dell’anno scorso, e io vorrei aggiungere:

– l’edificio scolastico di proprietà comunale (gemello identico della scuola funzionante del plesso Raffaele Poidomani), che esiste da circa quindici anni e mai è stato completato, forse per non far finire la cuccagna ai quei proprietari che, per sopperire le mancanze di aule, hanno dato in affitto un pianoterra di un edificio vicino a queste scuole, forse perché il proprietario è imparentato con qualche onorevole?

– completare il mega posteggio all’inizio della Via Conceria, vicino al mercato ortofrutticolo rimasto incompleto e che alla vista dei turisti sembra un cantiere aperto;

– il ponte Milano-Palermo, che sta cadendo a pezzi con tutti i ferri fuorusciti dalla carpenteria, e che ha subito bisogno di un’urgente manutenzione, prima che succeda qualche altro crollo, come è avvenuto il 4 gennaio del 1951 dove ci sono state due vittime, in questo ponte per sicurezza è stata chiusa una scala pericolante che portava al Vico Gennaro.

Ritornando alle grandi opere, la mia impressione è che questi politici insistono per continuarle perché i soldi impiegati sono moltissimi e il margine di corruzione è altrettanto, quindi è difficile un controllo trasparente per controllare chi si aggiudica il primo appalto, il secondo e i subappalti che si susseguono, e perciò è impossibile rinunciare a tutto questo.

Cambiando tema, voglio far presente che il 30 maggio del 1869 le ferrovie degli Stati Uniti hanno portato la civiltà, inaugurando dei treni che percorrevano le zone dimenticate del Texas. Invece, nella provincia di Ragusa, Siracusa e altre zone della Sicilia, nel 2014 stanno portando l’inciviltà, togliendo i pochi treni rimasti (l’essenziale è che si faccia la TAV). Un grazie dal profondo cuore ai nostri governanti che sostengono di far del bene ai siciliani e alla nostra amata Sicilia.

Inoltre, voglio che si sappia che in Sicilia i siciliani, per l’acquisto di medicinali, per visite specialistiche, per esami radiologici o esami ematologici, hanno dovuto sempre pagare il ticket, cose che in altre regioni d’Italia non succede da alcuni decenni. Solo dal mese di febbraio 2012 anche la Regione Siciliana è stata inserita nella sanità nazionale e si usufruisce dell’esenzione del ticket, ma non tutti hanno potuto avere questo privilegio, in quanto vale solamente per i bambini di età inferiore ai sei anni, per gli ultra-sessantacinquenni e per alcune categorie di disoccupati. Speriamo che i nostri parlamentari siciliani saranno all’altezza di farsi rispettare è migliorare questa situazione attuale, e andare di pari passo con le altre regioni d’Italia.

 Distinti saluti

Giovanni Amore




L’ARTISTA CHE PARLA A SE STESSO

WP_20140408_004WP_20140408_008Ha avuto luogo, dall’8 al 22 aprile, presso l’atrio del comune di Modica, la mostra di pittura e scultura dell’artista modicano Giorgio Frasca che, da circa sei anni, si dedica a tempo pieno alla sua più grande passione: scolpire, e dipingere su tela, pietra, legno e su qualsiasi materiale lo ispiri.

Ho avuto modo di conoscerlo per puro caso proprio l’8 aprile, attraversando il chiostro di Palazzo S. Domenico, dove mi ero recata con la speranza di poter contribuire con la mia firma ad una giusta petizione nazionale, la “proposta di legge popolare sulle metodiche compassionevoli”, speranza vana quel giorno, ma ripetuta con buon fine il giorno 15. Tornando alla mostra, mi ci sono praticamente trovata dentro e mi sono fermata ad osservare la strana bellezza delle opere che lo stesso artista stava esponendo in un lato del chiostro.

Ed è stato proprio l’artista Giorgio Frasca, al quale mi sono presentata, che mi ha spiegato una per una le opere esposte, fra le quali cito: “L’urlo grottesco”, “La sfinge di Iside” e “Gruppo di donne modicane”, tutti dipinti su tela, nonché opere scolpite sulla pietra e dipinte con pittura ad olio. Aiutata dalla spiegazione dell’artista, ho potuto notare, nell’ultima tela citata, donne coi visi attaccati l’uno con l’altro, ricoperte sul capo da un fazzoletto e vestite con abiti tipici del periodo cinquecentesco; il tutto, tra l’infinità dei colori che solo chi ama l’arte può realmente apprezzare. Poi ancora, l’”Aurora boreale”, con le sue immagini immerse nei ghiacciai, dove s’intravedono i colori astratti e case lontanissime; “ Onofrio “, un bellissimo pesce azzurro, tipico del Brasile, scolpito su un legno di carrubo; la “Madonna vasa vasa”, che abbraccia, quasi trascina, il Cristo sulle gambe e con tanti personaggi attorno raccolti in preghiera; queste ultime opere, mi spiega , dipinte con pittura acrilica. E poi, ancora, il dipinto “Gesù e la Madonna”, di cui è molto orgoglioso e del quale mi racconta: “è una copia uguale al dipinto di Mommo Mormina, grande pittore, scultore ed ebanista sciclitano del 500 che, oltre a dipingere quadri, scolpiva i suoi strumenti e sapeva anche suonarli; fra questi, il fischietto, che io ho scolpito identico (presente nella mostra), che lui suonava andando in processione dietro la Madonna vasa vasa a Modica, ma che i dominatori del tempo gli avevano bruciato insieme a tante altre sue opere, per il suo culto cristiano ”.

Sono passata a salutarlo ancora e a rivedere i suoi quadri dopo una settimana circa. L’artista, gentilmente, mi ha raccontato ancora un po’ di sé: malato di diabete e di pressione alta, vive con una pensione d’invalidità di 360 euro al mese. La sua è una semplice mostra personale, senza fini e senza “sfrazzi”, a lui basta vedere i turisti che ammirano le sue opere e gli chiedono i dettagli del loro significato; contento, perché la senatrice Finocchiaro, trovandosi a Modica e in visita al Comune, si è soffermata a parlare con lui di arte; molto orgoglioso del cognato Angelo Di Natale, modicano, giornalista della Rai oltre che attore di teatro che, proprio lo scorso anno, ha recitato al Teatro Garibaldi nello spettacolo teatrale “L’intervista impossibile di Raffaele Poidomani“ (vedi articolo de La Pagina del 24 maggio 2013). Ed è proprio di quest’ultimo illustre scrittore modicano che Frasca ha anche dipinto un quadro che lo raffigura in forma spettrale così come il cubismo vuole, una forma d’arte che lui ama tanto, e che si può notare in molte delle sue opere, che tende a ritrarre l’oggetto-soggetto in un contesto più vario, raffigurandolo da più punti di vista e, simultaneamente, dando al quadro una particolare densità, non facilmente apprezzabile agli occhi di un profano.

Mi ha raccontato inoltre di quanto lui ami la musica, il teatro, la vita tutta e qualsiasi cosa possa diventare arte; ammira molto i grandi scultori e pittori come Picasso, Van Gogh. Mi ha suggestionato coi suoi racconti sulle apparizioni della Madonna, che lui ha avuto e che, afferma, sono fondamentali nella sua riconciliazione con Dio.

Chiudo con una sua frase che mi ha colpito. “Io sono sordo, non parlo alla gente, io parlo con me stesso!”

Sofia Ruta




Panorama primaverile modicano




MUGUGNI CONTRO L’EURO

Cresce in Italia la protesta nei confronti dell’euro, una protesta che quanto prima, siamo pronti a scommetterci, diventerà un rifiuto del concetto di Europa Unita in generale. Questo perché non riusciamo (e la classe politica certo non ci aiuta) a scindere il significato di Europa Unita da quello di moneta unica come unico (o quasi) punto d’unione.

Indubbiamente nel momento in cui dalla lira siamo passati all’euro molti errori sono stati fatti. Al di là dell’imposizione di esporre all’inizio nelle vetrine i prezzi sia in lire che in euro o di effettuare sporadici controlli in vari tipi di esercizi commerciali al fine di verificare se le somme venivano arrotondate o meno, non si è fatto nulla per evitare che la massa dei cittadini, quella più sprovveduta o distratta, venisse suggestionata al punto da identificare l’euro con le vecchie mille lire, anziché con le quasi duemila che, all’epoca, valeva in realtà. Facciamo un esempio banale, ma indicativo del concetto che intendiamo spiegare: in molti negozi di abbigliamento, in genere quelli comunemente definiti jeanserie, si usava esporre capi d’abbigliamento della stagione passata col cartello “£. 10.000 al pezzo”. Nel momento in cui si è passati all’euro, il cartello è diventato “€ 10,00 al pezzo”. In questo caso non si trattava di applicare il valore della nuova moneta al prezzo indicato fino al giorno precedente da quella vecchia, ma semplicemente di applicarlo a della merce che s’intendeva comunque vendere sotto costo, pertanto i dieci euro non potevano rappresentare un’infrazione all’adeguamento da una moneta all’altra. Questo concetto si è andato man mano estendendo a tutte le nuove produzioni aumentandone di conseguenza il costo senza che il cittadino ne avesse una vera consapevolezza. Probabilmente si è trattato di una conseguenza inevitabile, ma forse eseguendo maggiori controlli o imponendo più precise linee di condotta avrebbe potuto essere in parte contenuta. Questo ovviamente non avrebbe avuto la capacità di contrastare il predominio tedesco sulle banche europee, ma sarebbe stato d’aiuto. Che la Merkel, per mezzo della moneta unica, sia riuscita a ottenere quello in cui Hitler aveva fallito con la violenza è un fatto, ma l’Italia avrebbe in parte potuto contenere i danni. Ecco dunque che l’euro viene individuato come la causa di tutti i nostri mali ed erroneamente identificato col concetto stesso di unione europea, col risultato del risorgere di un nazionalismo che ormai dovrebbe essere stato completamente superato.

E’ vero, il campanilismo, si dice, è una caratteristica propria del popolo italiano, ma ci chiediamo fino a che punto questo concetto possa essere vero se persino nel calcio si preferisce tifare per la squadra che vince anziché per quella della propria città, se ci si inorgoglisce a infarcire i nostri discorsi (e persino, ahimè!, i nostri scritti) di parole straniere (il più delle volte in maniera sbagliata), se ci s’inchina di fronte a tutto quello che ci arriva dall’estero, addirittura scopiazzando le cose più deteriori. Non crediamo pertanto che sia il concetto di Europa Unita che gli italiani stanno cominciando a respingere, ma semplicemente che l’unione che è stata fino ad oggi realizzata non corrisponda a quello che gli europeisti del nostro paese avevano sognato e per il quale si erano battuti.

I sognatori inventano le ideologie, ma chi le applica purtroppo sono i profittatori, quelli cioè che l’ideologia intendono addomesticarla ai propri scopi facendo credere che stanno semplicemente rispettando l’espressione dei sognatori. Ecco perché le ideologie hanno finito per soccombere e, nella pesante crisi economica che grava sul nostro Paese, persino i sognatori non sono più capaci di sognare.

Le imminenti elezioni europee potrebbero essere importanti per mandare al Parlamento Europeo qualcuno capace di portare avanti il concetto che aveva animato i sognatori d’un tempo. Il vero problema è riuscire a identificarlo.




A MODICA LA CRIMINALITÀ DILAGA

Tempi duri per i troppo buoni. Mai concetto cadde come il formaggio sui maccheroni per manifestare il disagio della collettività modicana sull’aumento esponenziale della criminalità a Modica. Furti, rapine, aggressioni, atti d’intimidazione. C’è di tutto, anche i furti con la gente che è a letto a dormire. Chiedere più controlli è quello che ogni cittadino auspica ma mi sento di non puntare il dito sulle forze dell’ordine, in generale, che già fanno salti mortali per arginare in qualche modo il dilagare del fenomeno. A mio avviso è necessario prendersela con chi ci governa, lì a Roma. Le forze dell’ordine oggi si ritrovano con organici limitatissimi (per non parlare di stipendi da fame) con i quali non si riesce a sopperire all’enorme richiesta che arriva minuto per minuto nelle centrali operative. Negli ultimi tempi a Modica si è registrato di tutto. Polizia, carabinieri, guardia di finanza, anche la polizia locale, si sbattono da una parte all’altra del territorio arginando solo una risicatissima parte del fenomeno criminale che, invece, si espande a macchia d’olio. Di arresti, sequestri, denunce le cronache locali parlano a iosa, ma è difficile, con questi numeri, mettere un freno ben saldo. Occorre potenziare gli organici, fornire mezzi e attrezzature, occorre non risparmiare nel settore delle forze dell’ordine in un momento in cui alla criminalità locale si aggiunge quella extracomunitaria, rumena, quella dei cosiddetti “camminanti”.

Che dire poi degli atti intimidatori, l’ultimo dei quali ha interessato il collega giornalista Paolo Borrometi? Un’azione che già in passato aveva colpito il sottoscritto e pochi mesi fa lo stesso Borromenti, vittima di un danneggiamento dell’autovettura. Sull’ultimo episodio sembra sia calato il silenzio, anche se mi consta che la polizia stia agendo. Il sindacalista della Confsal, Giorgio Iabichella è pesante. “Penso che, probabilmente, i politici, i sindacalisti e molti rappresentanti istituzionali non abbiano espresso pubblicamente il loro sconcerto, perché scioccati da quello che è stato un duro colpo alla libertà di stampa in provincia ed in tutto il Paese. Forse nei prossimi giorni, dopo aver metabolizzato il duro colpo, tutti alzeranno la testa e grideranno forte la loro indignazione, chiedendo di restituire alla stampa ed ai cittadini il diritto ad esprimere le proprie opinioni, seppur critiche.”

Il segretario provinciale della Fesica Confsal ha chiesto al Prefetto e al Questore di Ragusa di convocare immediatamente il “Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica”, al fine di promuovere tutte le iniziative valide a rassicurare la cittadinanza modicana, nonché di accelerare l’iter per l’attivazione della videosorveglianza in città, ed ha sollecitato anche la deputazione iblea a dare comunicazione dei fatti (relativi all’aggressione del giornalista) al Ministero dell’Interno. Stesso discorso vale per l’intimidazione subita in questi ultimi tempi dall’emittente Radiortm alla quale sono state danneggiate le attrezzature di trasmissione a Monserrato. L’emittente è anche editore di “Rtm Giornale” e del quotidiano on line “Radiortm.it” per cui è pensabile che possa trattarsi di un atto legato all’attività giornalistica.

Saro Cannizzaro