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CANCELLATO PURE IL SENATO

E così le riforme si faranno. Via il Senato così com’è stato strutturato fino a oggi, via le province.

In merito alle province già ci siamo espressi il numero scorso, quanto alla cosiddetta abolizione del Senato (che abolito del tutto non sarà, e crediamo che sia meglio così) ci chiediamo fino a che punto sia funzionale e capace di ridurre davvero e in modo considerevole i costi. Dovrà essere composto da 148 membri, di cui 21 nominati dal Quirinale e 127 rappresentanti dei Consigli Regionali e dei Sindaci.

In pratica, viene eliminata l’elezione diretta. Certo, è vero che non necessariamente questa portava a scelte fondate sulla convinzione dell’effettivo valore delle persone, ma anzi a quel clientelismo che tanti danni ha fatto al nostro paese in passato, però è anche vero che ogni uomo politico in democrazia altro non è che colui che i cittadini scelgono affidandogli l’incarico di rappresentarli, quindi chi non viene scelto veramente da loro ma nominato da altri in che modo potrà mai essere un procuratore che curi i loro interessi?

E’ vero, ci saranno i rappresentanti dei Consigli Regionali e dei Sindaci e questi dovrebbero essere ancora eletti dal popolo, ma non è detto che chi gli elettori ritengono adatto a svolgere il compito di primo cittadino sia considerato dagli stessi altrettanto adatto ad assumere il ruolo di senatore, un ruolo che, per sua natura, richiede caratteristiche diverse. Se poi per rappresentanti s’intendono persone scelte all’uopo dai sindaci, allora verrebbe a cadere ogni tipo di partecipazione del cittadino. Non sappiamo fino a che punto una riforma di questo tipo possa essere vantaggiosa per un paese che si definisce democratico.

La riforma, si dice, porterebbe un forte risparmio delle spese per il mantenimento del senato, in quanto verrebbero aboliti i vertiginosi stipendi attuali. Giusto, ma si presume che rappresentanti di Sindaci e Consigli Regionali non siano disposti a svolgere un lavoro, di per sé impegnativo, senza pretendere almeno un rimborso delle spese che dovrebbero affrontare per abbandonare per periodi più o meno lunghi i loro compiti amministrativi e sappiamo come hanno funzionato finora i rimborsi in Italia.

Ci chiediamo poi, nel caso in cui siano proprio i Sindaci e i Consiglieri Regionali a rivestire la carica di senatori, durante il tempo in cui questi svolgono tale mansione chi si occuperà delle pur pesanti incombenze relative all’amministrazione dei comuni e delle province alle quali i loro elettori li hanno delegati. Riteniamo pertanto che, stando così le cose, nomineranno dei loro rappresentanti, rendendo di conseguenza del tutto privi di rappresentanza elettorale i senatori. Ripetiamo, alla luce del clientelismo che ha caratterizzato tanti anni di scelte elettorali in Italia, questo probabilmente non sarebbe un gran male, ma non si potrà più parlare di scelte democratiche.

In sostanza ci chiediamo se non ci sia un rischio per la democrazia in nomine che ormai dal cittadino esulano del tutto. E’ vero che, nonostante la lettera delle istituzioni, il nostro Paese di una vera democrazia non ha mai goduto, complici probabilmente noi stessi, ma anche per l’irresponsabilità di tanti governanti che hanno anteposto sempre di più l’interesse proprio a quello della Nazione e forse anche per la loro leggerezza nell’affrontare decisioni e scelte che poi ci hanno trascinati verso il disastro economico. Probabilmente siamo stati noi che non abbiamo saputo scegliere o che l’abbiamo fatto senza renderci conto di quanto le nostre scelte andassero a incidere sulla collettività. Adesso abbiamo l’impressione che saranno sempre di più altri a scegliere per noi e, anche se ora abbiamo aperto gli occhi e tante cose ci sono diventate chiare, è troppo tardi per decidere di noi stessi.