lunedì, 25 gennaio 2021
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SU PER LE SCALE VERSO IL PARADISO

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Benvenuti in Paradiso, per accedere però bisogna salire un bel po’ di scale, l’accesso, si sa, non è scontato e la strada da percorrere non è mai piana. Questo lo sappiamo tutti, il Paradiso è faticoso da raggiungere, ma tutti sappiamo che vale la pena fare la fatica, almeno se si vuole entrare in contatto con il sublime.

Anche se quello a cui ci riferiamo è un paradiso che nulla ha a che vedere col trascendente e col sacro, come religiosamente viene inteso, la legge è la medesima, bisogna affrontare la fatica dell’ascendere, ma, una volta superata la resistenza, fisica e mentale,  l’esito è la delizia, lo spettacolare che invade e penetra da ogni poro.

Il “Benvenuti in Paradiso” cui ci riferiamo è l’evento culturale-artistico che per il quarto anno consecutivo viene organizzato e diretto da Marcel Cordeiro sulla collina di Monserrato a Modica. Un evento che ha alla base un atto d’amore verso la città, perché punta a valorizzare la zona più dimenticata, più abbandonata, meno frequentata, nonostante offra una visione prospettica completa della struttura urbana.

L’evento che da quattro anni si ripete porta i modicani dove altrimenti non vanno, li conduce a riflettere su ciò che sciupano, su ciò che abbandonano e su ciò che perdono in termini di bellezza. Ovviamente non coinvolge solo i modicani e questo è un bene, anzi una risorsa con prospettive di futuro, già solo per questo meritorio.

Ogni anno l’evento si dà un tema su cui richiama l’attenzione, quest’ultima edizione appena conclusa ha posto l’attenzione sull’emigrazione. L’abbraccio a Modica del Cristo in cima alla collina della Giacanta ha voluto ricordare i 140 anni dell’emigrazione italiana in Brasile, ma anche quella attuale che giornalmente si riversa sulle coste della Sicilia.

Nella sostanza l’evento è un laboratorio di ricerca dove l’arte è intesa come sperimentazione. L’edizione appena conclusa ha visto il coinvolgimento di numerosi artisti, molti giovanissimi, molti anche modicani, che si sono messi in gioco allestendo installazioni su temi dell’attualità più stretta e su temi in perenne attualità, ciascuno a partire dalla propria creatività, ciascuno con la propria fantasia ed immaginazione.

Tutti insieme, veterani ed esordienti, hanno dato luogo a ventotto stazioni, ventotto punti  di riflessione offerti ai visitatori, ventotto punti dislocati fra vicoli inerpicati sulle scale, in angoli, in grotte, su ballatoi e pianerottoli, dislocati abbarbicati in un percorso scenografico suggestivo di suo, ma reso spettacolare per i materiali usati, per i temi trattati, per l’essenzialità dei mezzi, per la potenza evocativa ed allusiva che l’installazione ha in termini espressivi.

Ventotto francobolli capaci di distillare in una goccia un messaggio limpido chiaro e forte come la grappa buona.

Un francobollo “sull’immigrazione” vista dalla parte di chi si avventura; uno sulla “nazionale del Paradise” che a differenza di quella del pallone non deve farci sognare, ma deve riuscire a vincere e convincere affinché il nostro paese possa tornare a sperare; uno su “Guantanamo” e sullo sconcerto perenne; uno sulla potenza “dell’uragano” da cui difendersi certo, ma anche lasciarsi coinvolgere-travolgere per lasciarsi trasportare in una realtà inedita;  uno “sull’eros” affinché ciascuno possa vedervi quanto mito ideologico infesta questo terreno; poi, “porta-mi delizia” un modo delizioso di condurre la riflessione sulla prospettiva da cui guardiamo il mondo e la vita; uno sulla “bellezza della natura” che non necessita di commenti; sconvolgente quello intitolato “ultima cena a Fukushima”,  poiché all’ora del disastro molte persone erano intorno a un tavolo, allora Michelangelo non poteva che esserne il simbolo rappresentativo, l’esito fantasmatico per via dei materiali usati ne ha ampliato la potenza; “estasi” una riflessione sulle catene con cui ci auto incateniamo; la “stanza del poeta” ovvero una riflessione sulla follia; “cassa da vivo” una provocazione, ma non tanto; un francobollo “sull’attesa” ovvero sulla circostanza in cui a prevalere sull’evento è il carattere dell’individuo; uno sul “ruolo dei libri al giorno d’oggi” come emblema del ruolo della cultura nella società attuale; “mare nostrum” ovvero un grido di disperazione.

Esemplare “la pietà”, ancora un grande dell’arte come veicolo espressivo, Michelangelo, la pietà come emblema della condizione della società attuale, senza lavoro, senza prospettiva, senza futuro, senza speranza, suicida, drogata, avvilita; un altro francobollo “Yacarr (speranza)” per sottolineare l’orrore della violenza sui minori; e poi “re-Living” cioè l’utilità e la logica sana del riuso e del ri-ciclo dei materiali; “il cinghiale bianco” una metafora per riportare lo sguardo in alto, includente la prospettiva del cielo,  perché i desideri mirano all’alto; “drago di Modica alta” ovvero un’ottica diversa sulla lotta tra il bene e il male, un’ottica che invita alla coralità del coraggio per affrontare l’altro da sé affinché ciascuno possa avere un’opportunità.

L’evento ha registrato una partecipazione di pubblico davvero portentosa, lo meritava. Al successo di  partecipazione ne va aggiunto un altro, un aspetto importantissimo da sottolineare: è stato sfatato un pregiudizio sull’arte contemporanea che la vorrebbe etichettare come esoterica, incomprensibile. Questi protagonisti sono riusciti ad essere eloquenti, espliciti, diretti fino alla brutalità, ciascuno dei visitatori ha ricevuto emozioni e sensazioni forti, nessuno è potuto rimanere indifferente.

Quando l’arte raggiunge il cuore dell’uomo e lo turba vuol dire che sa agire il suo ruolo, vuol dire che è utile strumento di comunicazione.

Carmela Giannì

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