lunedì, 25 gennaio 2021
Invito Manifestazione Ciaceri

GLORIE MODICANE

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Il 4 giugno scorso è stato celebrato il 70° anniversario della morte di Emanuele Ciaceri, insigne storico dell’età antica. Nell’Aula Consiliare, dopo gli interventi del Sindaco, dell’Assessore Di Giacomo e della Preside della Scuola Media a lui intestata, intervallati da brevi esibizioni musicali di giovanissimi intimiditi allievi, hanno preso la parola il prof. Uccio Barone ed il prof. Giancarlo Poidomani, nella loro qualità di docenti universitari di storia contemporanea e, quindi, di colleghi del prof. Ciaceri. Sia Barone che Poidomani nei loro interventi si sono quasi scusati di non essere storici “antichi”, e, come tali, solo conoscitori e non cultori dell’opera dell’illustre concittadino.

Barone, brillante ed incisivo, e Poidomani, più didascalico, hanno tracciato il percorso dello studioso seguendone la biografia e l’inserimento nel periodo storico in cui è vissuto. Fin da ragazzo interessato quasi esclusivamente alla storia antica (l’altro solo interesse era la caccia), scapolo di carattere ombroso e sempre in querelle con gli altri mostri sacri della cultura del periodo, sommamente con Benedetto Croce e Giovanni Gentile, si trovò nell’età più fertile del suo genio in piena era fascista. I due storici relatori della serata, da sempre noti esponenti del pensiero di sinistra, si sono trovati un po’ in imbarazzo davanti ad un personaggio di grandissimo valore intellettuale e culturale che però non prese mai posizioni critiche, ma neanche di aperta adesione, nei confronti del fascismo.

Alle spiritose, sapide note del nipote Giuseppe Ciaceri, applauditissimo ospite della serata, che ha nel suo intervento ha reso più umana la figura del grande zio, da pronipote di Emanuele Ciaceri – la mia bisnonna Marietta era sua sorella – vorrei aggiungere alcune piccolissime postille tratte dal lessico familiare. La prima riguarda le vacanze estive di mio padre e delle sue sorelle nella casa di Scrofani, che erano meravigliose e piene di libertà finché non arrivavano due seccature, ambedue targate, dispiace dirlo, Ciaceri: una era, come d’uso a quel tempo, la somministrazione quindicinale del purgante, la celebrata Magnesia Rosella, esclusiva creazione degli zii Vincenzo e Michele la cui farmacia in Corso Crispi, vicino a San Giuseppe, era luogo d’intrattenimento e di convivio; l’altra era l’arrivo dello zio Emanuele, portatore dell’incubo delle versioni coatte dal latino e dal greco!

Con buona pace dei due relatori, per quanto riguarda la posizione del Ciaceri nei confronti del regime, la verità era che non gliene importava un fico secco. Si narra in famiglia che un giorno, durante la sua docenza in quel di Napoli, facesse irruzione nel suo studio un giovinastro tutto orbace e stivaloni, che, appellandolo col TU, CAMERATA, lo redarguisse per la sua cronica mancanza di MISTICA FASCISTA. Lo zio, perennemente immerso nei suoi studi su Tacito e Tiberio, era ovviamente lontano mille miglia dall’idea di mascherarsi da gerarca per partecipare alle stolide obbligatorie adunate. Preso di petto il ragazzotto, pretese ed ottenne il LEI dovuto al rispetto dell’età e del rango e, incurante delle minacce di orrende ritorsione, lo cacciò a calci nel sedere.

Evidentemente, a certi livelli di concentrazione negli studi, le miserie delle cose terrene non sfiorano più di tanto le coscienze dei dotti… si dice che Einstein, incontrati casualmente i figli su un autobus, non desse cenno di riconoscerli!

L. de Naro Papa

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