lunedì, 25 gennaio 2021
l'editoriale di Luisa Montù

PONTE CHIUSO TRAFFICO IN TILT

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Noi, gente della strada, gente che vive la città giorno per giorno, andando a lavorare negli orari stabiliti, facendo la spesa, accompagnando i bambini a scuola, insomma svolgendo quelle incombenze che la gente non particolarmente privilegiata deve affrontare regolarmente, da anni ipotizziamo, suggeriamo, chiediamo a chi governa Modica (e nel frattempo i governi sono stati diversi, di diverso colore, di diverso modo di ragionare, di diversa filosofia, ma tutti, sempre, si sono insediati dichiarando di voler migliorare la città) di pensare a una strada alternativa al Corso Umberto per raggiungerne i vari punti senza intasarla.

Certo, non bastava schioccare le dita o concentrarsi intensamente perché nel cervello si accendesse un’idea luminosa: bisognava in primo luogo metter mano al piccone per buttar giù quei tanti muretti che impediscono alle strade di collegarsi l’una all’altra e già ci si trovava di fronte a uno scoglio insormontabile, perché gli abitanti di quelle strade chiuse si ribellavano vivamente al solo pensiero del rumore, della confusione che tali collegamenti avrebbero portato loro. Ovviamente erano le stesse persone che oggi si lamentano, protestano per le file che si formano nel centro cittadino ora che lo sfogo del ponte non è possibile a causa di quei lavori che, mettiamoci l’animo in pace, si devono fare per forza. A Modica già ci troviamo in presenza, specie nella parte antica, di strade strette faticosamente percorribili per le automobili, e a questo si aggiunge che ce ne sono tantissime che non sbucano da nessuna parte perché delimitate da un muretto ingiustificabile e costringono di conseguenza gli automobilisti a portarsi sempre, inevitabilmente, sulla strada principale intasandola. Ricordiamo che la maggior parte di questi muretti è sorta quando la periferia di Modica, in specie la Sorda, era oggetto di costruzione più o meno selvaggia e incontrollata, poi, evidentemente, la loro edificazione è diventata un’abitudine, una prassi, magari una caratteristica del luogo, chissà. In qualsiasi città di tende a ridurre al minimo le strade prive della possibilità di collegarsi l’una all’altra. Non sarebbe ora che anche a Modica si riuscisse a entrare in quest’ottica?

Una ventina d’anni fa l’allora assessore Di Rosa studiò una strada alternativa al Corso Umberto e la propose alla giunta d’allora. Bene, di quella strada non si è saputo più niente. In questo momento sarebbe stata oro per tutti noi, ma è evidente che le belle idee nella nostra comunità non possono trovare posto. Forse sarebbe il caso di andare a ripescare quella proposta dal cassetto nel quale s’è perduta. Probabilmente non si arriverebbe ad attuarla in tempo per ridurre i disagi attuali, ma potrebbe diventare molto utile per il futuro. O vogliamo illuderci che, dopo gli attuali lavori, una strada alternativa non servirà più? Siamo davvero così ciechi?

In questo momento la sola esortazione che ci sentiamo di fare ai nostri concittadini è di abbandonare quella pessima abitudine di fare la passeggiata al Corso con l’automobile. D’accordo, nei piccoli centri la passeggiata al Corso è una tradizione, ma cerchiamo di ricordare che il termine “passeggiata” etimologicamente deriva da “passo” e i passi si fanno camminando non rotolando su quattro ruote. Riprendiamo quindi la sana abitudine di passeggiare con i nostri piedi: ne guadagneranno la circolazione delle nostre gambe e quella della città.

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