sabato, 13 Agosto 2022

ALTA TECNOLOGIA? NO, PREISTORIA!

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Che noi italiani si viva in un paese schizoide è cosa tristemente nota: alterniamo picchi di eccellenza a baratri di arretratezza con una scioltezza impressionante, dovuta probabilmente al lassismo menefreghista di cui tutti siamo vittime, dopo un’ottantina d’anni di pseudo-democrazia paternalistica e deresponsabilizzante di ogni colore politico che ci ha fatti adagiare nel nirvana della delega. Convinti dell’inutilità della partecipazione alla cosa pubblica se privi di padrinaggi potenti, molti di noi disertano le urne, salvo poi lamentarsi inutilmente che il Paese va a rotoli.

“Tutto va ben, madama la marchesa!” I media non arrivano ancora ad affermazioni di simile impudenza, ma ci vanno vicini quando annunciano l’estensione ad ogni cittadino delle meraviglie della modernità, e con esse la necessità – l’obbligo – di dover usare le nuove tecnologie, pena lentezza dell’iter di pratiche, code agli sportelli, aggravi di spese e di aggi postali o bancari… insomma di tutte quelle cose fastidiose a cui siamo abituati da sempre. La società ipotizzata dai media è quella che con un clic sbriga faccende capaci di sottrarci ore di vita e di indurci al turpiloquio o a crisi biliari: magari fosse vero!

Siamo ancora in attesa della Carta d’Identità elettronica, da anni sbandierata come attivabile in qualunque Comune del Bel Paese. Cartelle esattoriali pazze, elaborate senza controllo dai computer del fisco, ci gettano nello sconforto e, quel che è peggio, tra i tentacoli di una burocrazia cervellotica e soffocante. Un minimo disservizio della rete può precipitare intere amministrazioni all’era della penna d’oca e del calamaio. E’ successo qui a Modica tempo fa al Protocollo dell’Ufficio Tecnico.

Tutti gli enti, gli uffici e i lavoratori autonomi sono stati obbligati a dotarsi di posta elettronica certificata, che ovviamente ha un suo costo – per inciso, la PEC viene gestita in esclusiva da A-ruba, un nome che da solo è una garanzia… – ma tranne per qualche felice eccezione, nessun ente ti permette di comunicare in maniera sicura e certificata che non sia la classica raccomandata a.r. cartacea fatta alla Posta. Provate a disdire un contratto di telefonia o di libero mercato energetico nei tempi e nei modi indicati in caratteri microscopici nelle condizioni contrattuali che vengono inviate a casa: avete dieci giorni di tempo a partire non dal giorno in cui materialmente vi arriva tra le mani il contratto, ma dalla data in cui la missiva è stata affidata per la consegna al vettore postale. Quasi sempre il documento arriva a un paio di giorni dalla scadenza del diritto di recesso, diritto che va esercitato mediante disdetta inviata con raccomandata: nessun gestore indica l’indirizzo PEC e, a richiesta telefonica, dopo innumerevoli minuti di attesa conditi da musichette urticanti, ti risponde un operatore di call center cortesissimo che, in un italiano non particolarmente fluente dato che è un lavoratore quasi certamente in nero sudamericano o pakistano, ti dice che è un’informazione che non può esserti data! Devi correre alla Posta, e se è sabato o fine mese devi ricordarti dell’orario ridotto!

I pensionati sono obbligati a ricevere il CUD esclusivamente via e-mail, altre categorie devono fare la dichiarazione dei redditi o dell’IVA solo per via telematica, e similmente andranno richiesti e ricevuti i certificati anagrafici. Magnifico! Peccato che, a parte il gap tecnologico e spesso anche economico che investe gran parte della popolazione anziana o disagiata, continui a sussistere una deficienza dei tanto strombazzati prodigi della comunicazione veloce per tutti. Per la banda larga ci vorrà ancora molto tempo, ma anche l’ADSL è latitante in parecchie zone, così come la telefonia mobile soffre ancora di vaste aree prive di segnale.

Anche la possibilità di fruire del metano ci è resa difficile da una rete di distribuzione insufficiente e che il distributore locale non intende estendere se non a caro prezzo, totalmente a carico degli utenti che fanno domanda di allaccio.

Qui nel profondo sud che ci piace chiamare talvolta distretto di sud-est e che, fino a qualche tempo fa, prima che gli Emirati diventassero la potenza attuale, credevo spiritoso nominare Sicilia Saudita, grazie a Telecom e ad Enel, che comunque gestiscono la distribuzione dei servizi sul territorio, siamo in piena preistoria. Basta un temporale di media intensità a provocare black-out di ore, per non dire della precaria ricezione del segnale TV digitale e del GSM. Financo il classico telefono fisso in certe zone è precario. Telecom pare non avere alcuna intenzione di sostituire cabine fatiscenti o riparare linee e palificazioni precarie. Tanto per citare un paio di situazioni insostenibili: contrada Mola e la Cannizzara sono pressoché in isolamento, nonostante siano zone popolose e ricche di interessanti attività economiche e produttive il cui sviluppo è però bloccato dall’impossibilità di accesso alla rete. Come si può gestire un agriturismo o un B&B senza poter effettuare le prenotazioni e senza offrire agli ospiti un buon collegamento Internet? Per non dire che questa deficienza dei collegamenti in rete sta facendo scendere vertiginosamente il valore immobiliare, già tanto calato per la crisi economica e per l’insostenibile peso fiscale.

Per mesi abbiamo sopportato con pazienza lavori di scavo che hanno sconvolto strade e traffico, visto che ci era stato detto che servivano per la posa dei cavi in fibra ottica: in realtà Fastweb ha solo predisposto le canaline che, in un futuro imprecisato, li ospiteranno!

In queste condizioni, dato e non concesso che don Giurgino o donna Miniccia possiedano e sappiano usare un pc, magari con l’aiuto di un nipotino tecno, se mancano i servizi di base nessuno può interloquire alla pari con un mondo che procede ad un’altra velocità. Paghiamo bollette salatissime in rapporto alla qualità del dis-servizio: un contratto stipulato per 20 mega, qui da noi garantisce 7 mega ma in realtà poi ne arrivano 4, quando va bene… Il Sindaco ha comunicato l’estensione del wi-fi a quasi tutta Modica Alta, solo per i primi 15 giorni gratis poi a pagamento: per carità, è meglio di niente. Ma noi poveri cittadini babbi non meriteremmo di poter crescere come tutti gli altri? Sant’Ignazio abbate, facci il miracolo!

Lavinia Paola de Naro Papa

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