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CANCELLARE IN DUE MOSSE LA DEMOCRAZIA. BASTA POCO, CHE CE VO’?

In un paese democratico i cittadini nominano, attraverso le elezioni, i loro procuratori affinché questi gestiscano i loro interessi al meglio. In diritto privato, quando si nomina un procuratore e questo non svolge correttamente l’incarico che gli è stato affidato, si revoca la procura. In un paese democratico, se i rappresentanti dei cittadini, liberamente da questi eletti, non svolgono correttamente il compito loro affidato, non vengono più votati e se ne vanno a casa. E’ vero, in un paese democratico può succedere che chi ambisce a rappresentare il popolo si cerchi l’appoggio degli elettori non solo attraverso un programma intelligente e utile e la conseguente realizzazione dello stesso in modo da mantenere e magari aumentare i consensi ottenuti, ma anche, o soprattutto, attraverso favori rivolti ai singoli, che, a questo punto, faranno pesare la loro scelta non per interesse della comunità tutta ma per un vantaggio esclusivamente personale. Certo, in questo caso la democrazia viene minata, ma esistono degli strumenti, primi fra tutti il desiderio di libertà e la dignità personale, per combattere questo fenomeno e in tal modo difenderla.

In Italia purtroppo la dignità è mancata e il fenomeno del clientelismo è dilagato. A questo poi si è aggiunta la pigrizia che, finché le cose andavano bene, era alimentata dalla voglia di godersi la vita, visto che lo si poteva fare, senza porsi tanti problemi. Ma la crisi inevitabilmente è arrivata, ed è arrivata proprio perché i mandanti (gli elettori) non hanno fatto attenzione all’operato di coloro ai quali consegnavano il mandato, così questi hanno cominciato e continuato sempre di più a operare per sé anziché per coloro che rappresentavano.

I mandanti hanno scoperto improvvisamente che l’Europa che avevano voluto non era mai nata, ma al suo posto era stato creato un mostro che fagocitava le loro ricchezze e le loro vite, hanno scoperto che i loro soldi non servivano a mantenere e migliorare i beni più preziosi per una nazione, e cioè sanità, giustizia e scuola, ma solo a riempire le tasche di quei mandatari che loro avevano scelto e nominato, hanno scoperto di essersi trasformati in numeri, di aver perso l’identità di persone e quindi tutti i diritti relativi.

Quando se ne sono accorti probabilmente era troppo tardi per rimediare, ma hanno visto spuntare all’orizzonte un uomo nuovo, giovane, che sapeva parlare molto bene e, a parole, dimostrava di capire i loro problemi e le loro ambasce. Così hanno lasciato che si autonominasse lui come loro supremo mandatario, nella speranza che intervenisse là dove era necessario intervenire raddrizzando gli errori passati e che lo facesse, laddove possibile, in tempi brevi così come costui aveva detto loro di voler e poter fare.

I mandanti chiedevano che per prima cosa si tagliassero gli sprechi, e questo voleva dire innanzi tutto ridurre gli stipendi esagerati, con relative pensioni, di parlamentari, senatori e di tutta la pletora di uomini politici e non che li circondava. Non avevano mai preteso di affidar loro un mandato gratuito, ma nemmeno potevano retribuirlo ultra vires. Ma ridurre gli sprechi voleva anche dire eliminare tanti uffici e strutture varie di nessuna utilità, normalizzare una burocrazia che più soffocante diventava più costava. Anche ridurre il numero dei mandatari non sarebbe stata una cattiva idea, visto che, in tanti che erano, non riuscivano a trovare una soluzione giusta, quindi sarebbe stato meglio che fossero stati pochi ma capaci di ragionar bene e produrre risultati positivi. Era semplice, persino l’uomo della strada l’aveva capito.

Si chiedeva pure che ci si ribellasse alla posizione subalterna assunta nel corso degli anni all’interno dell’Europa per far sentire la voce di uno di quei paesi, il nostro, che della sua creazione era stato uno dei fondatori.

Ma no, per quel che riguarda l’Europa, ci siamo messi a scodinzolare gioiosi perché questa (la Merkel, per esser chiari) ha dimostrato di gradire il nostro nuovo Presidente del Consiglio.

Quanto agli sprechi, per ridurli in seno alle maggiori istituzioni democratiche (Camera e Senato) si è pensato di diminuire leggermente il numero dei senatori e di non farli più eleggere dai cittadini. Ridurli, va bene, ma perché non li possiamo più eleggere noi? In genere è proprio in Senato che l’opposizione pesa di più e, non dimentichiamolo, un’opposizione forte, qualsiasi sia, è indispensabile per agire davvero la democrazia. E poi, se i senatori devono essere semplici incaricati dal governo medesimo, a che servono? Eliminiamoli del tutto, così il risparmio diventa reale.

L’ultima chicca poi è la proposta di divieto per chi non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti di scrivere sui giornali, non solo, ma di unificare le categorie dei giornalisti professionisti e dei giornalisti pubblicisti. In questo modo saranno cancellati i free lance e, complessivamente, la libera espressione del pensiero, perché i giornalisti professionisti verranno inevitabilmente trasformati in semplici impiegati incaricati di scrivere in buon italiano (almeno questo, si spera!) i comunicati indicati dal loro datore di lavoro.

Ed ecco, signori, come cancellare in due mosse la democrazia in un paese. Basta poco, che ce vo’?