mercoledì, 29 Giugno 2022

CONCORSO INTERNAZIONALE DI DANZA “SICILIA BAROCCA” IX EDIZIONE

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Si è appena conclusa la nona edizione del concorso “Sicilia Barocca” curato dall’associazione ARTEM. Per lo spettatore un’opportunità straordinaria, un’occasione per incontrare il sublime, per ammirare il gesto corporeo leggero ed aereo che sa farsi canto, il genio che sa farsi gesto espressivo poetico. Un’occasione per incontrare il bello palpitante, l’eleganza e la raffinatezza tradotti in invito a guardare in alto per incontrare il lieve soffio dell’anima che si fa preghiera muta ed implorante, ma anche passione ardente, passione erotica, abbandono languido, leggerezza, energia, coraggio, sfida all’attrazione di gravità, scommessa, auto superamento dell’umano.

Per lo spettatore del concorso l’atrio comunale è stato luogo dove l’emozione ha attraversato le viscere e si è fatta brivido, dove l’epidermide si è fatta pelle d’oca ed il respiro sospiro; un luogo dove ha incontrato l’incanto, la meraviglia ed ha nutrito ammirazione verso l’arte e i giovani che la vivono.

L’evento che da nove anni la nostra Modica ha l’onore di ospitare grazie all’impegno organizzativo del direttore, maestro Evgeni Stoyanov coadiuvato dalla moglie, maestro Ornella Cicero, per quattro giorni ha trasformato l’atrio comunale in un palcoscenico d’eccezione dove la disciplina artistica della danza è stata vissuta ed esibita ai massimi livelli.

Il balletto classico purtroppo nei piccoli centri non giunge, non entra mai nella composizione della programmazione dei teatri di periferia, pertanto potervi assistere è un’occasione speciale che andrebbe valorizzata nella sua eccezionalità e come tale anche utilizzata dalle istituzioni per farne occasione di richiamo di pubblico per incrementare il turismo, un’occasione per portare la città sulla ribalta degli eventi internazionali in armonia e coerenza all’evento che ospita e dà ciò cercare di ottenere ricaduta di immagine, di prestigio ed anche ricaduta economica.

Un’occasione come quella che viene realizzata a Modica, per il livello di qualità che la contraddistingue, andrebbe pubblicizzata nella maniera adeguata per realizzare l’evento di richiamo di pubblico da tutta la nazione ed anche fuori di essa.

L’istituzione locale la dovrebbe utilizzare in tutta la sua portata facendo veicolare la notizia attraverso le testate di stampa nazionali ed internazionali. Del resto questo genere di competizione, di levatura internazionale, è l’unica che si tiene da Roma in giù, ma a Modica la si vive come la manifestazione di un’Associazione culturale locale qualsiasi che chiede il proprio spazio d’esistenza, roba da mordersi le mani. Si può ben dire che Modica possiede una Ferrari ma per alimentarla le mette a disposizione il carbone, ovviamente quello che ne ottiene è la prestazione di un’utilitaria ingolfata nel traffico ordinario, mentre pochissimi s’indignano per lo spreco.

Chi si accorge della portata dello spreco è il cittadino singolo che si trova, per caso, ad entrare nell’Atrio Comunale, dico per caso perché nessuna pubblicizzazione dell’evento è stata effettuata.

Certamente l’avventore casuale si accorge dello spreco e si scandalizza della sottovalutazione delle opportunità, e, mentre si rode il fegato si dà spiegazione perché il meridione d’Italia è destinato a soccombere economicamente.

Certo tutti sappiamo che le risorse economiche di cui gli enti locali dispongono sono inferiori ai bisogni, ma sappiamo anche che se non s’investe non si ricava, così come sappiamo quello che i nostri progenitori solevano ripetere: fai festa ca ti n’arresta. Se non s’investe, se non si programma e non si rischia, si ristagna, si sopravvive rassegnati fino a che la fine giunge, e la fine giunge, inesorabile!

Un bel po’ di pubblico comunque ha colto l’occasione di assistere alle tre serate di competizione in cui si svolgono le prove eliminatorie e alla quarta di gala in cui i vincitori ricevono i premi.

Le esibizioni vengono  precedute, ogni giorno, dalle speciali lezioni aperte destinate ai partecipanti il concorso tenute dal Maestro Stoyanov, che per il pubblico sono sempre un godimento dell’anima e dell’occhio, perché infarcite di passione, esperienza professionale, rigore didattico e rispetto profondo, direi amore, per la perfezione della disciplina formativa, gli allievi bevono ogni suo suggerimento, pendono dall’esempio generoso che ricevono, mentre lui dispensa generosità ed affetto per spronarli ed incoraggiarli.

Nonostante la sottovalutazione locale ormai questo concorso è famoso nel mondo, a livello internazionale lo chiamano, infatti, “quello di Modica”.

Il concorso, si fregia di avere una giuria di grandissimo livello internazionale, maestri di fama internazionale che arrivano a Modica grazie al prestigio degli organizzatori, ma nel ripetersi della manifestazione nel tempo, anche grazie al prestigio dovuto al livello che esplica il concorso,  l’eco e la diffusione negli ambiti di pertinenza è decisamente aumentato e i giurati provenienti da prestigiose istituzioni danno la propria disponibilità volentieri.

Il concorso è suddiviso nelle sezioni: classica, moderna e speciale piccole promesse. In questa edizione i partecipanti sono stati 149, provenienti dalle più svariate parti del mondo: coreani, bulgari, rumeni tanto per citare alcune provenienze, ma anche tanti italiani e tanti siciliani (Palermo, Catania, Gela, Adrano).

I più premiati sono stati i coreani, che hanno offerto performance strabilianti, da sogno, ma agli italiani non è andata affatto male, fra essi infatti vi erano dei veri talenti che sono stati giustamente riconosciuti. Ai vincitori vengono assegnate borse di studio da spendersi in prestigiose sedi dove poter affinare l’arte della danza.

E’ una manifestazione che si autofinanzia ed ha un costo di 20.000 euro, il Comune, unica istituzione rimasta a sostenerlo, aiuta a colmare con un contributo che copre un terzo delle spese, il resto ricade sulle spalle di organizzatori e partecipanti.

Il ritorno di presenze e d’immagine è notevole. Grazie anche alla danza il nome della città veicola in nazioni e popolazioni lontanissime da noi.

Circa la ricaduta economica dell’evento sul tessuto economico cittadino c’è da riflettere perché accanto ai 150 partecipanti ci sono maestri che accompagnano, familiari che si accodano, così le presenze diventano quasi 500, un bel numero di persone che hanno occupato B&B e luoghi di ricettività rimasti a Modica per una settimana.

Un bel numero di persone che entra nei negozi di abbigliamento, nei supermercati, che compra la cioccolata, il piccolo ricordino, che entra nei bar per gustare il gelato e la granita.  Insomma tutto un indotto che si attiva e con questi chiari di luna non è occasione da sottovalutare.  Senza dettagliare ulteriormente si comprende che l’occasione va valorizzata per quello che vale, perché se si continua ancora a sottovalutarla finisce che Modica la perde. Dico ciò perché su questo giornale già nell’anno 2011 fu messo in evidenza che certi servizi alla manifestazione la città deve necessariamente fornirli, altrimenti si umilia chi organizza e si umilia anche il pubblico.

A mio avviso non è più tollerabile che si metta a disposizione lo spazio dell’esibizione senza affiancare un servizio di pulizia ordinaria e straordinaria (considerato il numero delle persone che l’evento raccoglie) adeguato e presente; non è più tollerabile che non si provveda a mettere a disposizione, in un angolino dell’atrio, dei bagni chimici per assicurare il servizio alle 200 persone, presenti per quattro giorni per 6 ore consecutive al giorno; non è tollerabile che non si metta a disposizione un locale dignitoso da adibire a spogliatoio. Questo è indispensabile per la decenza della città oltre che per il rispetto degli artisti.

Non guasterebbe che si predisponesse un sistema di pedane dove il pubblico potesse sedere e vedere l’esibizione, cosa che non è possibile fare con le sedie tutte allo stesso livello. Certe strutture del resto servirebbero a tanti altri eventi.

Non si sta pensando di acquistare la luna, si sottolinea che ciò che vale va rispettato e valorizzato, altrimenti si perde.

Non è problema di quantità di risorse, è problema di capacità organizzativa e di buonsenso.

Se il Comune comprende e fa propria la necessità di fornire i servizi essenziali affinché il concorso possa svolgersi nella decenza dell’ospitalità dovuta, per la prossima edizione può chiamare gli esercenti che beneficiano della ricaduta e condividere con loro la modesta spesa per fornire i bagni; può convocare le associazioni che dispongono di locali all’interno dell’atrio e chiedere la condivisione dell’ospitalità.

Può, se lo vuole, predisporre dei turni di servizio del personale comunale necessario anche nelle ore serali, può farlo anche senza ricorrere al pagamento di straordinari, basta dare come incentivo turni compensativi favorevoli a chi dà la disponibilità, e, qualora la disponibilità non venisse offerta volontaria, può predisporre degli ordini di servizio obbligatori.

Il vero problema è riconoscere la rilevanza dell’evento, questo deve farlo l’Amministrazione, poi deve darle centralità di valore e metodo organizzativo adeguato, possibilmente condiviso con le forze economiche che, se coinvolte, non si sottraggono, basta condividere gli sforzi e molte mani Dio le benedisse la città è generosa!

Occorre trattare ARTEM non come un’associazione culturale locale che chiede spazio di visibilità per sé, ma come una risorsa di competenza e di esperienza da utilizzare per il  lustro della città e per il  beneficio economico di cui si avvantaggerà.

Si tratta sopratutto di avere l’orgoglio di fare le cose bene. La tradizione culturale della città lo merita, l’economia di oggi lo richiede, al concorso internazionale di danza è dovuto, i cittadini  che hanno attenzione ai comportamenti apprezzerebbero, anche in termini di consenso. Le potenzialità dell’evento in termini di ricaduta economica e di prestigio sono evidenti. Si tratta di uscire dalla dimensione di pezzenti, e, ogni tanto, dimostrarci all’altezza delle opportunità che piovono dal cielo e saperle cogliere.

Carmela Giannì

 

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