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LA MODICA DI ENZO BELLUARDO




CONCORSO INTERNAZIONALE DI DANZA “SICILIA BAROCCA” IX EDIZIONE

Si è appena conclusa la nona edizione del concorso “Sicilia Barocca” curato dall’associazione ARTEM. Per lo spettatore un’opportunità straordinaria, un’occasione per incontrare il sublime, per ammirare il gesto corporeo leggero ed aereo che sa farsi canto, il genio che sa farsi gesto espressivo poetico. Un’occasione per incontrare il bello palpitante, l’eleganza e la raffinatezza tradotti in invito a guardare in alto per incontrare il lieve soffio dell’anima che si fa preghiera muta ed implorante, ma anche passione ardente, passione erotica, abbandono languido, leggerezza, energia, coraggio, sfida all’attrazione di gravità, scommessa, auto superamento dell’umano.

Per lo spettatore del concorso l’atrio comunale è stato luogo dove l’emozione ha attraversato le viscere e si è fatta brivido, dove l’epidermide si è fatta pelle d’oca ed il respiro sospiro; un luogo dove ha incontrato l’incanto, la meraviglia ed ha nutrito ammirazione verso l’arte e i giovani che la vivono.

L’evento che da nove anni la nostra Modica ha l’onore di ospitare grazie all’impegno organizzativo del direttore, maestro Evgeni Stoyanov coadiuvato dalla moglie, maestro Ornella Cicero, per quattro giorni ha trasformato l’atrio comunale in un palcoscenico d’eccezione dove la disciplina artistica della danza è stata vissuta ed esibita ai massimi livelli.

Il balletto classico purtroppo nei piccoli centri non giunge, non entra mai nella composizione della programmazione dei teatri di periferia, pertanto potervi assistere è un’occasione speciale che andrebbe valorizzata nella sua eccezionalità e come tale anche utilizzata dalle istituzioni per farne occasione di richiamo di pubblico per incrementare il turismo, un’occasione per portare la città sulla ribalta degli eventi internazionali in armonia e coerenza all’evento che ospita e dà ciò cercare di ottenere ricaduta di immagine, di prestigio ed anche ricaduta economica.

Un’occasione come quella che viene realizzata a Modica, per il livello di qualità che la contraddistingue, andrebbe pubblicizzata nella maniera adeguata per realizzare l’evento di richiamo di pubblico da tutta la nazione ed anche fuori di essa.

L’istituzione locale la dovrebbe utilizzare in tutta la sua portata facendo veicolare la notizia attraverso le testate di stampa nazionali ed internazionali. Del resto questo genere di competizione, di levatura internazionale, è l’unica che si tiene da Roma in giù, ma a Modica la si vive come la manifestazione di un’Associazione culturale locale qualsiasi che chiede il proprio spazio d’esistenza, roba da mordersi le mani. Si può ben dire che Modica possiede una Ferrari ma per alimentarla le mette a disposizione il carbone, ovviamente quello che ne ottiene è la prestazione di un’utilitaria ingolfata nel traffico ordinario, mentre pochissimi s’indignano per lo spreco.

Chi si accorge della portata dello spreco è il cittadino singolo che si trova, per caso, ad entrare nell’Atrio Comunale, dico per caso perché nessuna pubblicizzazione dell’evento è stata effettuata.

Certamente l’avventore casuale si accorge dello spreco e si scandalizza della sottovalutazione delle opportunità, e, mentre si rode il fegato si dà spiegazione perché il meridione d’Italia è destinato a soccombere economicamente.

Certo tutti sappiamo che le risorse economiche di cui gli enti locali dispongono sono inferiori ai bisogni, ma sappiamo anche che se non s’investe non si ricava, così come sappiamo quello che i nostri progenitori solevano ripetere: fai festa ca ti n’arresta. Se non s’investe, se non si programma e non si rischia, si ristagna, si sopravvive rassegnati fino a che la fine giunge, e la fine giunge, inesorabile!

Un bel po’ di pubblico comunque ha colto l’occasione di assistere alle tre serate di competizione in cui si svolgono le prove eliminatorie e alla quarta di gala in cui i vincitori ricevono i premi.

Le esibizioni vengono  precedute, ogni giorno, dalle speciali lezioni aperte destinate ai partecipanti il concorso tenute dal Maestro Stoyanov, che per il pubblico sono sempre un godimento dell’anima e dell’occhio, perché infarcite di passione, esperienza professionale, rigore didattico e rispetto profondo, direi amore, per la perfezione della disciplina formativa, gli allievi bevono ogni suo suggerimento, pendono dall’esempio generoso che ricevono, mentre lui dispensa generosità ed affetto per spronarli ed incoraggiarli.

Nonostante la sottovalutazione locale ormai questo concorso è famoso nel mondo, a livello internazionale lo chiamano, infatti, “quello di Modica”.

Il concorso, si fregia di avere una giuria di grandissimo livello internazionale, maestri di fama internazionale che arrivano a Modica grazie al prestigio degli organizzatori, ma nel ripetersi della manifestazione nel tempo, anche grazie al prestigio dovuto al livello che esplica il concorso,  l’eco e la diffusione negli ambiti di pertinenza è decisamente aumentato e i giurati provenienti da prestigiose istituzioni danno la propria disponibilità volentieri.

Il concorso è suddiviso nelle sezioni: classica, moderna e speciale piccole promesse. In questa edizione i partecipanti sono stati 149, provenienti dalle più svariate parti del mondo: coreani, bulgari, rumeni tanto per citare alcune provenienze, ma anche tanti italiani e tanti siciliani (Palermo, Catania, Gela, Adrano).

I più premiati sono stati i coreani, che hanno offerto performance strabilianti, da sogno, ma agli italiani non è andata affatto male, fra essi infatti vi erano dei veri talenti che sono stati giustamente riconosciuti. Ai vincitori vengono assegnate borse di studio da spendersi in prestigiose sedi dove poter affinare l’arte della danza.

E’ una manifestazione che si autofinanzia ed ha un costo di 20.000 euro, il Comune, unica istituzione rimasta a sostenerlo, aiuta a colmare con un contributo che copre un terzo delle spese, il resto ricade sulle spalle di organizzatori e partecipanti.

Il ritorno di presenze e d’immagine è notevole. Grazie anche alla danza il nome della città veicola in nazioni e popolazioni lontanissime da noi.

Circa la ricaduta economica dell’evento sul tessuto economico cittadino c’è da riflettere perché accanto ai 150 partecipanti ci sono maestri che accompagnano, familiari che si accodano, così le presenze diventano quasi 500, un bel numero di persone che hanno occupato B&B e luoghi di ricettività rimasti a Modica per una settimana.

Un bel numero di persone che entra nei negozi di abbigliamento, nei supermercati, che compra la cioccolata, il piccolo ricordino, che entra nei bar per gustare il gelato e la granita.  Insomma tutto un indotto che si attiva e con questi chiari di luna non è occasione da sottovalutare.  Senza dettagliare ulteriormente si comprende che l’occasione va valorizzata per quello che vale, perché se si continua ancora a sottovalutarla finisce che Modica la perde. Dico ciò perché su questo giornale già nell’anno 2011 fu messo in evidenza che certi servizi alla manifestazione la città deve necessariamente fornirli, altrimenti si umilia chi organizza e si umilia anche il pubblico.

A mio avviso non è più tollerabile che si metta a disposizione lo spazio dell’esibizione senza affiancare un servizio di pulizia ordinaria e straordinaria (considerato il numero delle persone che l’evento raccoglie) adeguato e presente; non è più tollerabile che non si provveda a mettere a disposizione, in un angolino dell’atrio, dei bagni chimici per assicurare il servizio alle 200 persone, presenti per quattro giorni per 6 ore consecutive al giorno; non è tollerabile che non si metta a disposizione un locale dignitoso da adibire a spogliatoio. Questo è indispensabile per la decenza della città oltre che per il rispetto degli artisti.

Non guasterebbe che si predisponesse un sistema di pedane dove il pubblico potesse sedere e vedere l’esibizione, cosa che non è possibile fare con le sedie tutte allo stesso livello. Certe strutture del resto servirebbero a tanti altri eventi.

Non si sta pensando di acquistare la luna, si sottolinea che ciò che vale va rispettato e valorizzato, altrimenti si perde.

Non è problema di quantità di risorse, è problema di capacità organizzativa e di buonsenso.

Se il Comune comprende e fa propria la necessità di fornire i servizi essenziali affinché il concorso possa svolgersi nella decenza dell’ospitalità dovuta, per la prossima edizione può chiamare gli esercenti che beneficiano della ricaduta e condividere con loro la modesta spesa per fornire i bagni; può convocare le associazioni che dispongono di locali all’interno dell’atrio e chiedere la condivisione dell’ospitalità.

Può, se lo vuole, predisporre dei turni di servizio del personale comunale necessario anche nelle ore serali, può farlo anche senza ricorrere al pagamento di straordinari, basta dare come incentivo turni compensativi favorevoli a chi dà la disponibilità, e, qualora la disponibilità non venisse offerta volontaria, può predisporre degli ordini di servizio obbligatori.

Il vero problema è riconoscere la rilevanza dell’evento, questo deve farlo l’Amministrazione, poi deve darle centralità di valore e metodo organizzativo adeguato, possibilmente condiviso con le forze economiche che, se coinvolte, non si sottraggono, basta condividere gli sforzi e molte mani Dio le benedisse la città è generosa!

Occorre trattare ARTEM non come un’associazione culturale locale che chiede spazio di visibilità per sé, ma come una risorsa di competenza e di esperienza da utilizzare per il  lustro della città e per il  beneficio economico di cui si avvantaggerà.

Si tratta sopratutto di avere l’orgoglio di fare le cose bene. La tradizione culturale della città lo merita, l’economia di oggi lo richiede, al concorso internazionale di danza è dovuto, i cittadini  che hanno attenzione ai comportamenti apprezzerebbero, anche in termini di consenso. Le potenzialità dell’evento in termini di ricaduta economica e di prestigio sono evidenti. Si tratta di uscire dalla dimensione di pezzenti, e, ogni tanto, dimostrarci all’altezza delle opportunità che piovono dal cielo e saperle cogliere.

Carmela Giannì

 




CANCELLARE IN DUE MOSSE LA DEMOCRAZIA. BASTA POCO, CHE CE VO’?

In un paese democratico i cittadini nominano, attraverso le elezioni, i loro procuratori affinché questi gestiscano i loro interessi al meglio. In diritto privato, quando si nomina un procuratore e questo non svolge correttamente l’incarico che gli è stato affidato, si revoca la procura. In un paese democratico, se i rappresentanti dei cittadini, liberamente da questi eletti, non svolgono correttamente il compito loro affidato, non vengono più votati e se ne vanno a casa. E’ vero, in un paese democratico può succedere che chi ambisce a rappresentare il popolo si cerchi l’appoggio degli elettori non solo attraverso un programma intelligente e utile e la conseguente realizzazione dello stesso in modo da mantenere e magari aumentare i consensi ottenuti, ma anche, o soprattutto, attraverso favori rivolti ai singoli, che, a questo punto, faranno pesare la loro scelta non per interesse della comunità tutta ma per un vantaggio esclusivamente personale. Certo, in questo caso la democrazia viene minata, ma esistono degli strumenti, primi fra tutti il desiderio di libertà e la dignità personale, per combattere questo fenomeno e in tal modo difenderla.

In Italia purtroppo la dignità è mancata e il fenomeno del clientelismo è dilagato. A questo poi si è aggiunta la pigrizia che, finché le cose andavano bene, era alimentata dalla voglia di godersi la vita, visto che lo si poteva fare, senza porsi tanti problemi. Ma la crisi inevitabilmente è arrivata, ed è arrivata proprio perché i mandanti (gli elettori) non hanno fatto attenzione all’operato di coloro ai quali consegnavano il mandato, così questi hanno cominciato e continuato sempre di più a operare per sé anziché per coloro che rappresentavano.

I mandanti hanno scoperto improvvisamente che l’Europa che avevano voluto non era mai nata, ma al suo posto era stato creato un mostro che fagocitava le loro ricchezze e le loro vite, hanno scoperto che i loro soldi non servivano a mantenere e migliorare i beni più preziosi per una nazione, e cioè sanità, giustizia e scuola, ma solo a riempire le tasche di quei mandatari che loro avevano scelto e nominato, hanno scoperto di essersi trasformati in numeri, di aver perso l’identità di persone e quindi tutti i diritti relativi.

Quando se ne sono accorti probabilmente era troppo tardi per rimediare, ma hanno visto spuntare all’orizzonte un uomo nuovo, giovane, che sapeva parlare molto bene e, a parole, dimostrava di capire i loro problemi e le loro ambasce. Così hanno lasciato che si autonominasse lui come loro supremo mandatario, nella speranza che intervenisse là dove era necessario intervenire raddrizzando gli errori passati e che lo facesse, laddove possibile, in tempi brevi così come costui aveva detto loro di voler e poter fare.

I mandanti chiedevano che per prima cosa si tagliassero gli sprechi, e questo voleva dire innanzi tutto ridurre gli stipendi esagerati, con relative pensioni, di parlamentari, senatori e di tutta la pletora di uomini politici e non che li circondava. Non avevano mai preteso di affidar loro un mandato gratuito, ma nemmeno potevano retribuirlo ultra vires. Ma ridurre gli sprechi voleva anche dire eliminare tanti uffici e strutture varie di nessuna utilità, normalizzare una burocrazia che più soffocante diventava più costava. Anche ridurre il numero dei mandatari non sarebbe stata una cattiva idea, visto che, in tanti che erano, non riuscivano a trovare una soluzione giusta, quindi sarebbe stato meglio che fossero stati pochi ma capaci di ragionar bene e produrre risultati positivi. Era semplice, persino l’uomo della strada l’aveva capito.

Si chiedeva pure che ci si ribellasse alla posizione subalterna assunta nel corso degli anni all’interno dell’Europa per far sentire la voce di uno di quei paesi, il nostro, che della sua creazione era stato uno dei fondatori.

Ma no, per quel che riguarda l’Europa, ci siamo messi a scodinzolare gioiosi perché questa (la Merkel, per esser chiari) ha dimostrato di gradire il nostro nuovo Presidente del Consiglio.

Quanto agli sprechi, per ridurli in seno alle maggiori istituzioni democratiche (Camera e Senato) si è pensato di diminuire leggermente il numero dei senatori e di non farli più eleggere dai cittadini. Ridurli, va bene, ma perché non li possiamo più eleggere noi? In genere è proprio in Senato che l’opposizione pesa di più e, non dimentichiamolo, un’opposizione forte, qualsiasi sia, è indispensabile per agire davvero la democrazia. E poi, se i senatori devono essere semplici incaricati dal governo medesimo, a che servono? Eliminiamoli del tutto, così il risparmio diventa reale.

L’ultima chicca poi è la proposta di divieto per chi non è iscritto all’Ordine dei Giornalisti di scrivere sui giornali, non solo, ma di unificare le categorie dei giornalisti professionisti e dei giornalisti pubblicisti. In questo modo saranno cancellati i free lance e, complessivamente, la libera espressione del pensiero, perché i giornalisti professionisti verranno inevitabilmente trasformati in semplici impiegati incaricati di scrivere in buon italiano (almeno questo, si spera!) i comunicati indicati dal loro datore di lavoro.

Ed ecco, signori, come cancellare in due mosse la democrazia in un paese. Basta poco, che ce vo’?




SI MANIFESTA CONTRO, MA ANCHE PER RICORDARE

Sabato 12 luglio, un lungo corteo di cittadini, partito dal lungomare di Sampieri, esattamente dal Pata Pata,  fino ad arrivare alla Fornace Penna, ha dato vita alla manifestazione organizzata dal Comitato Ibleo No Triv che, con la partecipazione di vari movimenti, fra cui Movimento 5Stelle, Legambiente e vari partiti politici come Sel e il Partito Comunista dei lavoratori, ha fatto sentire la sua voce e colorato con la sua presenza le spiagge e il mare. Tra un bellissimo tramonto prima e una grande luna già bene in vista dopo (era la notte della grande luna), per una volta si sono visti  uomini, donne e bambini che, anziché  tuffarsi in mare o sdraiati sulla spiaggia, hanno sfilato unendosi. Si manifestava contro le trivellazioni e contro i Muos, per la salvaguardia del patrimonio storico-architettonico della Fornace Penna (vedi art del 08/02/14), ma anche, e soprattutto, per ricordare il dramma dell’immigrazione e le tante vittime innocenti che hanno perso la vita in mare (vedi art del 24/ 05/ 14).

Presenti anche diversi sindaci dei nostri paesi Iblei (mancava il sindaco di Modica)  e diversi assessori comunali.

E tanti anche gli extracomunitari presenti che, insieme al popolo della provincia Iblea, hanno ricordato, donando dei fiori al mare e commovendo tutti i presenti con le loro parole, il naufragio del 30 settembre quando, proprio sulla spiaggia di Sampieri, furono posati 13 corpi di uomini annegati  ch’erano stati frustati  per gettarsi in mare.

Solidarietà, fratellanza e tanto amore per la tutela del nostro mare e della nostra cultura, ma soprattutto la ricerca della pace nel diritto e nell’uguaglianza per la vita!

Sofia Ruta

foto di Emanuele Abbate




TORNA LA RASSEGNA TEATRALE “LA GIARA E IL GELSOMINO” AL TEATRO XENIA

E’ iniziata anche quest’anno la rassegna teatrale estiva “La giara e il gelsomino”, proposta dall’Associazione Culturale Vento, con l’organizzazione e la direzione artistica dell’attore e regista modicano Carlo Cartier.

La rassegna, nella sua quarta edizione consecutiva, presenterà al Teatro Xenia di Marsa Siclà, otto imperdibili spettacoli, a partire dal 18 luglio e fino al 5 settembre, che animeranno così tutti i venerdì della stagione estiva,  rendendo le serate fresche di risate per il pubblico che per una volta vorrà lasciare a casa i suoi problemi, acquistando così un po’ di buonumore.

L’evento, infatti, che nelle sue precedenti edizioni è stato capace di unire ironia ed intelligenza, con opere sempre pronte a coinvolgere e divertire straordinariamente il pubblico,  si ripromette ancora una volta di offrire sani momenti di umorismo e di spensieratezza.

E così è stato, sul palcoscenico del teatro Xenia, durante il primo spettacolo tenutosi proprio il 18 luglio “Beate noi”. Le attrici Milena Miconi e Francesca Nunzi, con la regia di Diego Ruiz, hanno recitato la storia (naturalmente inventata) surreale di Santa Rita da Cascia e Santa Silvia Vergine da Brescia che, scoprendo di aver perso il loro nome sul calendario e di essere state retrocesse a Beate (colpa anche qui della globalizzazione e della concorrenza ), decidono di risolvere il problema facendo un salto sulla terra per compiere un miracolo eclatante che restituisca loro la notorietà e il nome sul calendario. Non vi dico se il miracolo lo hanno fatto, posso solo dire che, decidendo di andare in Vaticano ed essendo arrivate a Roma per incontrare Francesco il Papa a detta di Santa Rita  (ma quale Francesco  per Santa Silvia?), sono finite sin dentro gli spogliatoi della Roma, con un menisco da sistemare a Totti  e una vergine da sverginare.

La platea ha riso a crepapelle per tutta la serata e, come ci ha ricordato lo stesso direttore artistico  all’inizio della serata, ridere fa buon sangue e quindi, visto che  l’AVIS è uno degli sponsor, possiamo donare, ridendo bene, sangue buono. L’attore ha ringraziato inoltre gli altri numerosi sponsor.

I prossimi spettacoli, ci assicura Carlo Cartier , non saranno da meno, ci divertiremo senz’altro molto,  accompagnati anche da tanta musica e soprattutto da tanta qualità degustativa, infatti, visto che la risata è anche il miglior disintossicante del fegato e il palato vuole la sua parte, alla fine di ogni spettacolo  una deliziosa degustazione offerta dalle migliori aziende del settore allieterà le serate.

Per chi è mancato alla prima, quindi, ricordiamo che il 25 luglio seguirà Moz.Art, spettacolo interpretato e diretto da Ennio Coltorti, con Antonio di Pofi al pianoforte e Monica Berni al flauto.

Il primo agosto “Non c’è due senza te”, con la regia di Toni Fornari, vedrà protagonisti Matteo Vacca, Claudia Campagnola, Marco Morandi e Carlotta Proietti.

Venerdi 8 agosto “Cetra una volta” con i Favete Linguis (Toni Fornari, Emanuele Fresi) e la regia di Augusto Fornari.

Il 15, lo spettacolo “Pianneforte ‘e notte”, interpretato da Massimo Venuriello e la straordinaria voce di Tosca.

Il 22 “Maledetto Peter Pan” con Michela Andreozzi diretta da Massimiliano Vado.

Infine, il 5 settembre,  chiuderà la stagione teatrale “L’occasione”, spettacolo di e con Marco Cavallaro, con la sua trilogia sull’amore.

Buon divertimento e ricordiamoci che basta solamente staccare la spina!

Sofia Ruta

 

 

 

 

 




PER GRAZIA (QUASI) RICEVUTA

E così, anche stavolta, l’ex Cavaliere Senatore dott. Berlusconi Silvio, dimostra di essere l’Unto dal Signore. Grazie a provvidenziali modifiche di legge in corso di processo, la concussione non c’è più, e, a quanto pare, intrattenere relazioni sessuali con minorenni non è reato: da quando? A me consta che se un diciottenne fa l’amore con la fidanzatina quindicenne rischia la galera, e che un ricco signore ultrasettantenne che si sollazza con fanciulle minori ancorché scafatissime, potrebbe anche essere definito pedofilo. Mah, probabilmente ho frainteso l’interpretazione delle leggi. Avremo un chiarimento quando, tra novanta giorni, la Corte depositerà le motivazioni della sentenza. Mi chiedo perché ci vogliano tre mesi per rendere pubblica una decisione presa in sole quattro ore di camera di consiglio: in barba alle tecnologie informatiche, è forse possibile che i cancellieri siano tenuti a vergare tali documenti a mano, su pergamena in caratteri calligrafici con capilettera miniati. In Italia tutto è possibile.

Il già condannato per truffa allo Stato ed evasione fiscale, sempre che non intervengano condanne negli altri numerosissimi procedimenti giudiziari che lo vedono imputato per reati oltremodo più gravi di tutta la faccenda RubyRubacuori – dalla compravendita di senatori ai rapporti con la mafia – anche se la Procura di Milano dovesse appellarsi alla Cassazione, almeno per un altro anno e mezzo potrebbe giocare a fare il padre della Patria, riformatore della Costituzione che fu sottoscritta da gente come Sandro Pertini, solo per fare un nome…

Visto che nel nostro amato Paese non si riesce mai a conoscere la verità su fatti gravissimi avvenuti ormai nel secolo scorso, anche se oggetto di infiniti processi – ricordiamoci degli anni di piombo, degli attentati terroristici, degli assassinii di magistrati, delle mattanze di mafia e camorra, di Ustica – viene la voglia di abbandonarsi ad un passatempo molto amato che, data la stagione, può far trascorrere lietamente il tempo sotto l’ombrellone: la Dietrologia.

Abbiamo già accennato alla legge Severino, che ha modificato il reato di concussione nei confronti di un pubblico ufficiale che non ne abbia ricevuto un concreto beneficio (mazzetta o promozione, ad esempio), anche se, come ipotizzato da Marco Travaglio, il beneficio potrebbe consistere nel non trasferimento da Milano alla Barbagia!

Straordinario poi il tempismo del vice procuratore Robledo nell’accusare il suo capo Bruti Liberati per sottrazione/occultazione di fascicoli e per processi di sua spettanza affidati a colleghi notoriamente schierati, come Ilda la Rossa: montare il caso e gettare nel caos tutta la Procura di Milano è stato un gioco da bambini.

La Corte giudicante in appello era costituita da tre magistrati uomini, che hanno assolto l’imputato con formula piena, mentre il primo giudizio di colpevolezza, con relativa pesantissima condanna, è stato formulato da tre magistrati donne, come pure donna era il Pubblico Ministero… è un caso di guerra tra sessi o una fortuita coincidenza?

Per toccare il fondo dell’abominio dietrologico, si potrebbero controllare eventuali immotivate migliorie nei consumi di beni di lusso o fare ricerche di versamenti sospetti sui conti correnti dei magistrati e dei loro familiari, compresi parenti ed affini fino al quinto grado oltre a possibili prestanome…  Il personaggio assolto continua a mantenere orde di olgettine fameliche, ufficialmente per pura carità cristiana nello spirito del servizio sociale che ultimamente lo vede occupato per ben quattro ore settimanali. Molti vedono in questa pratica l’acquisto del silenzio e della complicità di possibili scomode testimoni della reale eleganza di certe cene: da qui ad ipotizzare la possibilità di comprare anche qualche giudice, il passo è breve.

C’è però in questo momento di straordinaria incertezza di sopravvivenza per la stragrande maggioranza degli italiani un benefico mutamento nella scala dei valori. In altri tempi, un’uscita dai mondiali di calcio al primo turno avrebbe scatenato l’ira di Dio e, come ai tempi della Corea, anche interrogazioni parlamentari. Il ritorno a casa degli azzurri è avvenuto nella totale indifferenza della tifoseria, in aeroporti inutilmente blindati semideserti, dove nessuno ha voluto sprecare un pomodoro o un uovo marcio, ma nemmeno una parola d’insulto. La gente, quella vera, ha altro da pensare, e non ha più tempo da perdere appresso alle bizze di Balotelli o alla fuga dalle responsabilità di CT e dirigenti comodamente e riccamente dimissionari.

Un’ultima coincidenza salta agli occhi: nel giorno dell’assoluzione di Berlusconi, Vincenzo Nibali trionfa in maglia gialla nella prima massacrante tappa alpina del Tour de France, nel centenario della nascita di Gino Bartali, l’uomo che salvò l’Italia vincendo il Tour dalla guerra civile che era sul punto di esplodere dopo l’attentato a Palmiro Togliatti. Non credo che il paese abbia corso un rischio simile per il caso Berlusca, ma non si sa mai. D’altra parte, come diceva Ginettaccio “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”.

LPdNP

 

 

 




Lettera al Direttore

Ultimamente è stato chiuso il reparto pediatrico dell’ospedale Maggiore di Modica e la notizia è stata nascosta a tutti i cittadini modicani, al fine di non creare allarmismi. Si è vociferato che anche il reparto oculistico fosse in pericolo di chiusura.

Ma io dico, la massima autorità della nostra città (il sindaco) e i nostri amati sindacati, che dovrebbero vigilare su tutti i problemi sociali e sanitari dei cittadini, non sono al corrente di queste angosciose situazioni? Perché non proporre, assieme a tutti i cittadini, qualche manifestazione pacifica contro queste chiusure ingiustificate, e in questa manifestazione coinvolgere anche gli ostetrici e gli infermieri dell’ostetricia rafforzando in questo modo la protesta? Ma perché noi modicani, assieme al nostro amato sindaco, veniamo trattati in questo modo? Forse perché siamo dalla provincia babba?

Ora, si aggiunge un nuovo disservizio di codesto ospedale ai disservizi già menzionati dal sottoscritto: lettera del 12 settembre 2010 indirizzata al direttore del vostro giornale La Pagina (in quel periodo modello cartaceo); altri segnalati il 5 febbraio 2012 nel Giornale Di Sicilia; e l’ultima segnalazione nel mese di maggio di quest’anno indirizzata al direttore del mensile  Dialogo.

Inoltre, mi premeva informare, per chi non lo sapesse, che ci sono dei farmaci (necessari per alcuni pazienti) che prima erano a carico della sanità nazionale, e prossimamente saranno disponibili solo a pagamento: 1) omeprazolo (detto copri stomaco), 2) eschim (per abbassare i trigliceridi nel sangue 3) il crestor (per regolarizzare il colesterolo nel sangue); questi medicinali servono ai pazienti cardiopatici.

Se la SANITA’ NAZIONALE vuole risparmiare … non deve diminuire i posti letto negli ospedali e far pagare i medicinali necessari ai pazienti, ma si dovrebbero ridurre i mega stipendi dei suoi manager, e si dovrebbe fare molta attenzione prima di sperperare dei soldi, acquistando apparecchiature diagnostiche costosissime, che spesse volte rimangono imballate e inutilizzate in molti ospedali italiani a causa (dicono) di mancanza di operatori specializzati che non sono all’altezza di farle funzionare; inoltre, bisognerebbe controllare attentamente tutte le spese superflue. Oggi la sanità risparmia facendo questi tagli, un domani spenderà di più per curare qualcuno che rimarrà in vita (però menomato).

Ora che l’associazione Meyer lancia l’appello ai cittadini italiani di contribuire con un sms 45507 alla ricerca pediatrica, noi modicani dovremmo contribuire per questa ricerca nonostante a Modica abbiano chiuso il reparto? In questo modo si creano dei disagi per i neonati che avrebbero bisogno di cure sanitarie e di qualche termoculla, compresi i genitori che devono avventurarsi cercando altrove sempre se ce ne sia disponibilità. E le termoculle che erano in dotazione nel reparto pediatrico chiuso? Io proporrei di portarle a casa del dirigente che ha acconsentito la chiusura di questo reparto. Proseguendo di questo passo per la sanità andremo a finire come quelli del terzo mondo! Evviva la sanità italiana che funziona!!

Distinti saluti

Giovanni Amore

Le comunico che dal 28 luglio il reparto di pediatria dell’Ospedale Maggiore sarà riaperto, quanto al reparto oculistico è nuovamente in funzione. Le dico questo, per rispettare la stretta attualità, ma, al di là di questi aggiornamenti, le sue considerazioni sono assolutamente valide e le condivido pressoché in toto.




L’AGLIO, PIÙ PIANTA OFFICINALE CHE CONDIMENTARIA

La storia

Dalle notizie raccolte qua e là emerge che i botanici hanno attribuito all’aglio, come zona di origine la parte centrale dell’Asia, mentre la Sicilia, nella sua flora spontanea, presenta un notevole gruppo di agliacee che mantengono alcune caratteristiche, ma sono un po’ diverse dall’aglio coltivato che noi conosciamo e che i botanici hanno chiamato allium sativum.

L’aglio coltivato è arrivato a noi attraverso un itinerario di parecchi millenni, infatti ne facevano uso gli antichi egizi, ed esistono testimonianze risalenti a 3200 anni prima della venuta di Cristo,  per passare ai greci, ai romani e infine a noi. È una pianta strana per il suo sapore, odore e per l’attività aspra sulle ferite e, forse per questo, è stata notata dagli uomini primitivi ed utilizzata, con dubbi e timori, come pianta necessaria. È da ricordare che i primitivi possedevano delle doti naturali di riconoscimento degli alimenti, come gli animali, per cui non ci deve meravigliare la presenza in cucina di prodotti non alimentari, ma definiti, impropriamente sostanze condimentarie. La chimica oggi ha messo in evidenza che tutte le piante condimentarie sono da classificare officinali.

Gli antichi egizi manifestavano riserve sull’uso alimentare dell’aglio, mentre lo davano agli schiavi, durante la costruzione delle piramidi, ritenendo di mantenere loro l’energia e la salute. Riconoscevano però delle virtù magiche e curative. Ai bambini mettevano al collo una collana di spicchi d’aglio per proteggerli da alcuni parassiti e da altri pericoli. In un papiro di 1.500 anni a.C. si citano ben 22 malattie curabili con l’aglio.

Nell’antica Grecia lo usavano gli atleti durante le Olimpiadi mangiandone uno spicchio prima della gara.

L‘appellativo greco rosa fetida, dà l’idea dell’apprezzamento strano di questa pianta, che pure riceveva consensi anche dai padri della medicina Ippocrate e Galeno. Ippocrate lo riteneva utile nella cura dei tumori cancerosi, nelle polmoniti, nei disturbi digestivi, nella diuresi, nelle infezioni e in molte altre affezioni.

La cultura greca poi passò ai romani che ricobbero tutte le virtù collaudate dai greci e ne fecero una pianta sacra a Marte dio della guerra, per le capacità disinfettanti nelle ferite. I romani lo diffusero in tutta l’Europa e oggi è presente in tutto il mondo, apprezzato per le sue proprietà.

Nel Medioevo Carlo Magno ne rese obbligatoria la coltivazione in tutto il suo impero, per cui l’aglio fu conosciuto e fu molto apprezzato specie nel periodo delle pestilenze e delle fantasiose superstizioni nell’allontanamento di demoni, lupi mannari e vampiri. Forse l’uso, ancora attuale, di appendere i mazzi o le trecce di aglio sui davanzali è nato da queste superstizioni.

Louis Pasteur riconobbe nell’aglio proprietà antisettiche e Albert Schwaitzer ebbe ottimi risultati nella cura della dissenteria.

Fa eccezione a questi apprezzamenti e riconoscimenti, tramandati in millenni di storia, l’ambiente salottiero incolto, anche attuale, sostenuto da una cultura alimentare fasulla e consenziente di alcuni chef raffinati, che usano l’aglio, in piccole dosi, solo per aromatizzare l’olio per certi piatti elaborati, dopo di che lo buttano nella spazzatura. Gli isterismi salottieri non ne consigliano l’uso come segno di distinzione nei confronti col basso ceto.

Questa pianta, quindi, dopo alterne vicende, oggi ha riconquistato il suo ruolo di rimedio naturale a molti malanni.

È pianta officinale o condimentaria?

Esaminando le notizie storiche, si può affermare che l’aglio è stato riconosciuto a fiuto dagli uomini primitivi come una pianta curativa di molti mali e le testimonianze, disseminate in un periodo millenario, sono concrete e numerose. L’homo sapiens del nostro millennio rimane ancora perplesso, sviato dalle scelte alimentari non supportate da cultura scientifica. Si mangia solo ciò che piace e non quello che fa bene e il piacere è soggettivo.

In ogni caso, se si associano le notizie scientifiche con i dati delle esperienze antiche, si può arrivare ad una mediazione utile al benessere dato dai prodotti naturali. A questo proposito colgo l’occasione per chiarire alcuni equivoci sui sistemi di coltura. Oggi si parla di agricoltura biologica, che di biologico ha solo il nome, essendo regolata solo da norme di legge, ma non segue scrupolosamente la linea naturale dei metabolismi vegetali. Giustamente, sorge il divieto dell’uso di pesticidi chimici di qualsiasi genere, spesso confusi anche con i nutrienti prodotti industrialmente, chiamati concimi chimici. Per quanto riguarda l’uso di questi bisogna fare una precisazione: tutte le piante provvedono alla formazione dei loro tessuti in modo autonomo per la parte organica attraverso la funzione clorofilliana ma son dipendenti per l’assunzione di sali minerali, che dovrebbero essere rilasciati dal terreno che li ospita. Purtroppo, il dilavamento dei suoli ha determinato delle carenze del patrimonio salino necessario alla vegetazione, per cui un oculato e bilanciato  arricchimento in sali minerali rientra nella razionale agricoltura. L’agricoltura è una scienza biologica e non deve essere inficiata da filosofie fantasiose dettate da semplicioni infatuati e fanatici. La giusta misura in ogni cosa e la saggezza consentono la realizzazione di prodotti agricoli di gran lunga più rispondenti alla nutrizione e a tutte le esigenze industriali per la conservazione, rispetto ad una agricoltura affidata ad una natura carente e selvaggia che non garantisce le costanti nei contenuti e le rispondenze nutritive ottimali. Inoltre è da prendere in considerazione la presenza di principi attivi che debbono essere mantenuti nelle quantità naturali ordinarie, ma che possono essere potenziati con particolari programmi nutritivi, in cui i nutrienti minerali di qualsiasi provenienza sono rispondenti, L’aridocoltura e la salinità maggiore nel terreno portano incrementi significativi alla dotazione di sostanze essenziali e officinali, quindi una coltivazione innovativa può presentare sul mercato un prodotto più ricco e con contenuti costanti.

Come pianta condimentaria l’aglio assume tre aromi, ben diversi l’uno dall’altro:

– l’aglio in crudo nelle insalate ed altro col suo profumo e sapore naturale, scomodo per le persone sensibili e schizzinose;

– l’aglio cotto come complemento aromatico corposo;

– l’aglio soffritto con suo tipico profumo, che cancella i ricordi dello stato naturale, ma è entrato nella cucina anche raffinata.

Dal punto di vista alimentare è più rispondente l’aglio crudo, che fornisce tutti i principi allo stato naturale, mentre la cottura e le temperature maggiori danneggiano i principi attivi, per cui diventa solo una sostanza condimentaria.

Dal punto di vista officinale è considerato da millenni un rimedio naturale tutto fare ma solo allo stato crudo.

Gli egiziani curavano venti affezioni, fra cui le prestazioni fisiche, le cardiopatie e il cancro. Lo davano agli schiavi per mantenersi in forma.

I sumeri della Mesopotamia hanno lasciato documentazione sull’uso officinale dell’aglio.

I greci e i romani hanno apprezzato questa pianta e hanno scoperto altre applicazioni e lo ricordano come un rimedio contro quasi tutte le malattie, come i tumori, come stimolante della forza fisica, come cicatrizzante delle ferite, per i morsi degli animali, le punture di insetti, le infezioni vescicali, la lebbra, l’asma, la polmonite, i disturbi digestivi, le infezioni cutanee, la diuresi, come regolatore del flusso mestruale, per attutire il riscaldamento del corpo, per la peste ed altre malattie epidemiche, contro il vaiolo, contro la dissenteria, i reumatismi, i vermi intestinali, la pertosse, la cancrena.  La virulenza di tutti questi malanni viene ridotta da una migliorata circolazione del sangue, quindi in ultima analisi, l’aglio è esclusivamente un ottimo cardiocircolatorio e un acceleratore delle endorfine, che sono le autodifese individuali.

Istruzioni per l’uso

Per molti, ancora oggi, esistono dei dubbi sul modo di utilizzare questa pianta di antica conoscenza, ma invece poco conosciuta.

Come si è detto, la migliore rispondenza alimentare è legata all’uso in crudo, accettando quell’aroma e quel profumo che lo caratterizzano. L’uso nelle vivande cotte e nel soffritto ne riducono le proprietà officinali, ma sono entrate nel gusto culinario.

Il pesto alla genovese è una soluzione intermedia molto apprezzata e conosciuta in tutto il mondo.

Si aggiunge alle olive in salamoia, anche come antisettico.

Nel pesce arrosto completa assieme al prezzemolo e al limone un sapore e profumo apprezzabile.

Gli spezzatini sono pure delle pietanze appetitose, come anche tantissimi piatti tradizionali.

Da un po’ di tempo l’erboristeria si è sviluppata e l’aglio si trova sotto forma di estratti, tinture e preparati secchi, che trovano anche consensi.

In sintesi, alla fine del racconto, l’aglio può definirsi un rimedio per tutte le cardiopatie, determinando sia il mantenimento di un tono cardiaco sostenuto, che un’azione fluidificante nella circolazione sanguigna. Se il sangue e il cuore vanno a gonfie vele, si acquista coraggio e si ha la sicurezza in tutti i movimenti, anche esasperati, quindi è da considerare un caccia-mali naturale anche di imprevedibili applicazioni.

L’aglio è una pianta amica e, come si fa con gli amici, bisogna perdonare alcuni difetti.

Abel

 

 

 

 




L’ammalato ha preso un brodo…




FISCO E PREVIDENZA: CHIARIMENTI PER IL CITTADINO (a cura di Giovanni Bucchieri)

Nonostante i buoni propositi del Presidente del Consiglio Renzi la ripresa non decolla e la disoccupazione è stagnate. Infatti la Banca d’Italia in un suo comunicato taglia da 0,7% a 0,2%  le stime sul Pil 2014.  La crescita è incerta e ci sono rischi di nuovi ribassi delle stime.  Il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi afferma “i dati sono impietosi ma dobbiamo credere in un rilancio”.  Il Jobs Act  è la prima  vittima dell’ingorgo parlamentare, infatti slitta a settembre prossimo. Lo stesso ministro Padoan in una recente intervista  parla  del ritardo della crescita del Paese che rende più stretti i margini d’azione del Governo  ma afferma “non c’è nessuna manovra in arrivo. Per la crescita non ci sono scorciatoie, bisogna puntare in maniera decisa sul mercato, sulle riforme e sugli investimenti.” Secondo una recente fotografia dell’Istat e dalla Caritas “l’auspicata crescita può ridurre il tasso di povertà ma non riportarlo ai livelli pre-crisi: infatti l’indebolimento è strutturale”.  Purtroppo durante la crisi i poveri assoluti sono passati da 2,4 a 6 milioni  e sempre più li si ritrova anche in quelle parti della società che eravamo abituati a considerare invulnerabili. Oggi un italiano su dieci vive nella povertà.  Ecco perché gli operatori economici ancora oggi continuano a chiudere o a licenziare personale.

Sul fronte delle notizie fiscali e contributive si ricordano alcune scadenze:

– entro il prossimo 31 luglio, da non dimenticare la richiesta di esenzione dal canone Rai per i soggetti che hanno compiuto 75 anni  di età e abbiano un reddito complessivo non superiore a 6.713,97 euro.

– interessante la sentenza della Corte di Cassazione n. 20777 del 20 maggio 2014 la quale afferma: “niente dolo nell’omesso versamento per difficoltà  finanziarie”.  Nella sentenza si sottolinea che l’elemento soggettivo del reato (art. 10 del dlgs. 10 marzo 2000 n. 74) si esclude se il soggetto dimostra che le difficoltà  finanziarie della società non possono essere ricondotte alla sua persona e che non possono essere gestite e risolte con altre  misure, anche sfavorevoli per il suo patrimonio personale.

– per quanto riguarda Equitalia, scade il 31 luglio 2014 la possibilità di  presentare istanza per le dilazioni scadute il 22 giugno 2013. Il nuovo piano di rientro non può superare le 72  tranche mensili.  Si tratta di una facoltà straordinaria concessa dall’art. 11 bis, decreto legge n. 66/2014.