mercoledì, 29 Giugno 2022

FISCO E PREVIDENZA: CHIARIMENTI PER IL CITTADINO (a cura di Giovanni Bucchieri)

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E’ del 6 dicembre la notizia che la Standard & Poor’s taglia il rating italiano del debito a lungo termine a BBB, a un passo dal livello spazzatura,  affermando  che  c’è un “aumento del debito ed una crescita debole”.  Fonti del Governo affermano che il giudizio della S & P non è una bocciatura del Jobs act, le riforme vanno bene ma bisogna andare veloci.  Speriamo che sia così.

Un dato allarmante  sulle pensioni in Italia  è che gli assegni sono sempre più poveri. Da un rapporto dell’Istat con dati al 2013 di questi giorni si evince che in Italia diminuisce l’importo delle pensioni e si riduce il numero  dei pensionati ma sale la spesa pensionistica. Infatti i pensionati sono 16,4 milioni (200mila in meno rispetto al 2012) con un assegno medio teorico di 16.638 euro l’anno (323 euro in più del 2012) tenendo conto però anche di  coloro i quali percepiscono più di una pensione. In realtà la pensione media annua è di circa 3mila euro in meno del 2012: più precisamente 13.152 euro contro i precedenti 16.671.

 Per fare un quadro più completo sulle pensioni in Italia si ha:

– 41,3% sono sotto i mille euro al mese,

– 39,4%  sono tra i mille e 2mila euro,

– 13,7% tra i 2mila e 3mila euro,

– 4,3% tra i 3mila e 5mila euro,

– 1,3% sono le pensioni d’oro sopra i 5mila euro.

I due terzi dei pensionati (67,1%) hanno una sola pensione, un quarto (25,1%) percepisce due assegni, mentre il 7,8% è titolare di almeno tre assegni.

Una notizia che non fa tanto clamore come quella delle ruberie in tutta Italia, ultima la città di Roma, è l’aumento di un euro e mezzo in più al mese per i pensionati al minimo. Questo è l’effetto della perequazione automatica delle pensioni, ovvero l’adeguamento degli assegni all’inflazione che per il 2014 è stimata in un  +0,3% .  A prevederlo è il decreto 20 novembre 2014 del Ministero dell’Economia, pubblicato sulla GU n. 280 del 02/12/2014. Il provvedimento fissa anche all’1,1% l’aliquota per la perequazione 2013, stimata in via provvisoria all’1,3%, con il risultato che i pensionati dovranno restituire la differenza all’INPS. E tutto questo a fronte di milioni di euro che si sperperano. Povero cittadino italiano!

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