mercoledì, 29 Giugno 2022

OMBRE SULLA CONTEA

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Nel lessico della mia famiglia si ricorda l’affermazione categorica, spero ironica, del bisnonno Filippo: Modica è la capitale morale d’Italia!

Vivo a Modica da una trentina d’anni e credo senza tema di poter smentire l’avo, dato che anche qui se ne sono viste e se ne vedono di tutti i colori; tuttavia, venendo da Roma che, a quanto si è scoperto con grande ipocrita clamore in questi giorni, è in balìa di un coacervo di malavitosi fascio-mafiosi collusi con gente di sinistra, oltre che con i soliti nani&ballerine del gossip capitolino, è meglio se mi vado a nascondere.

Ben due volte nel corso della settimana passata Modica è scesa ai disonori della cronaca in trasmissioni della TV di Stato come esempio di abusivismo edilizio criminale e come inquinatrice somma. Nel primo caso veniva citata l’arbitraria deviazione del corso della Fiumara per l’edificazione di un complesso di villette su terreno alluvionale, operata da un privato; nel secondo, a Report, nell’ambito della mappatura europea dei siti di trattamento dei reflui, si evidenziava la carente efficienza dei depuratori soprattutto nel meridione d’Italia e si portava ad esempio il caso di quello di Modica che da anni inquina le falde acquifere di Scicli.

Non è la prima volta che da questa Pagina denunciamo la stupidità criminale con cui la città e il territorio sono stati massacrati dalla miope avidità di denaro e di potere che ha deturpato senza vergogna uno dei siti più belli e storicamente più importanti della Sicilia. Il cattivo esempio di chi, sulla spinta del boom degli anni ’60, osò distruggere l’armonia e la proporzione dell’antropizzazione dell’invaso delle cave, abbattendo edifici antichi per erigere orrendi condominii in Corso Umberto, è stato seguito poi da una gran quantità di persone che hanno ritenuto lecito farsi gli affari propri in barba agli interessi della comunità. Nel più grande disordine urbanistico – e mentale… – sono nate la Sorda e Marina di Modica, talmente malfatte da essere praticamente irrecuperabili alla decenza del vivere civile. Viabilità tortuosa, assenza di marciapiedi, impossibilità di parcheggio, latitanza di rete fognante, acquedotto a colabrodo, verde pubblico cementificato… per carità di patria, chiudiamola qui. Sono passati tanti anni, la mentalità si è un poco evoluta, ma, nonostante la certezza (?) che non ci saranno più condoni edilizi, nell’interesse privato l’abusivismo continua a far danno, supportato da una legislazione farraginosa e volutamente oscura gestita da una burocrazia aggrappata ai suoi privilegi di corrotta inefficienza.

Se vogliamo che Modica sopravviva e la smetta di costringere all’emigrazione i suoi figli migliori, dobbiamo tutti correggere un gravissimo atavico difetto: la mancanza di senso civico. Questa città, assai più antica di Roma e che è stata “regno nel regno” ai tempi della Contea, deve liberarsi di abitudini paesane come le invidie, le sparlatine, il ficcare il naso negli affari altrui, la strenua difesa di presunti diritti accampati a scapito del prossimo. Litigare per un parcheggio o per un bucato che sgocciola, fermarsi con l’auto dove capita, anche in terza fila, buttare la spazzatura dove fa comodo, imbrattare i muri con inutili tags, spaccare per noia lampioni e panchine, sono abitudini in sé solamente moleste ma che, assommate, producono un malessere sociale che può arrivare al teppismo, al razzismo e al crimine, nell’indifferenza generale.

Se è vero che l’unione fa la forza, e che la sola possibilità che ha questa città per risorgere è appoggiarsi all’unica risorsa che ci è rimasta, il turismo di qualità, cerchiamo di guardare più lontano della punta del nostro naso e operiamo compatti per il bene di tutta la comunità. Facciamo che le doti ancestrali che singolarmente quasi tutti possediamo, come il senso dell’ospitalità, la facilità al sorriso, la gentilezza d’animo e il comportamento educato, abbiano la meglio sulla violenza, sulla cattiveria e sulla maleducazione imperante. Impariamo a collaborare, umilmente consci dei limiti delle nostre conoscenze e capacità: se ognuno fa bene quel poco che sa fare, come in un puzzle tutti i pezzi andranno al posto giusto.

E poi, smettiamo di criticare sempre e comunque senza proporre alternative valide: contestare le luminarie natalizie, e lasciare soprattutto i bambini senza un gioioso segno di festa, non comporta grandi risparmi – i LED consumano pochissimo – vista, tra l’altro, la concomitanza con la kermesse del cioccolato che, piaccia o no, porta in città turisti anche in una stagione non proprio favorevole.

Piuttosto speriamo che quest’anno tutti coloro che avranno a che fare con i forestieri capiscano che debbono farli tornare e che abbiano l’intelligenza di trattarli con equità. Incentivare il passaparola positivo, non spremere i malcapitati come limoni: mai più un marron glaceé a 8 euro!

Lavinia Paola de Naro Papa

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