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ECCO, QUESTO È IL NATALE!

WP_20141215_004WP_20141212_093WP_20141212_063Il Natale è una festa religiosa che celebra la nascita di Gesù Bambino e che unisce famiglie intere, spesso però tendiamo a rendere quest’evento alquanto frivolo e inadeguato, eccedendo e non badando a spese, per cui, anche se si è perso il lavoro e si vive di stenti o si muore per i debiti, durante i giorni che lo precedono corriamo freneticamente per negozi e supermercati, dimenticando il vero significato di questo giorno. Soprattutto, dimenticando il dovere morale di mantenere in vita un diritto che è uguale per tutti, quello di vivere o di far vivere serenamente e dignitosamente quest’evento così importante alle persone che più hanno bisogno, ai più poveri, che vivono la solitudine della sofferenza accuditi da parenti ai quali è stata tolta ormai ogni speranza. E’ così che questo giorno di festa, che dovrebbe essere serenamente bello per tutti, diventa angosciosamente brutto e triste per tanti.

Ed è per questo che oggi desidero augurare ai nostri lettori un buon Natale parlando di qualcosa e di qualcuno che riesce a rendere sereno non solo questo giorno di festa ma tutti i giorni dell’anno in cui c’è più bisogno di aiuto, tutelando in primis la dignità e l’angosciosa paura della sofferenza umana. E’ l’Hospice di Modica e tutte le figure empaticamente professionali che vi operano all’interno con un grande senso di solidale umanità.

L’Hospice, inaugurato nel settembre del 2010, è uno dei circa 10 centri che si trovano nella nostra regione a carico del Servizio Sanitario Nazionale. E’ diverso da tutti gli altri reparti ospedalieri, sia strutturalmente che umanamente. E’ situato all’interno dell’Ospedale Maggiore, nell’ala nuova (che però di nuovo ha solo l’interno, perché l’esterno sembra quasi un’oasi di foresta abbandonata) e, grazie alla legge 38/2010 che sancisce il diritto a tutti di non soffrire e tutela e garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, contribuisce, con un’équipe multidisciplinare composta da medici, infermieri, operatori socio-assistenziali specificamente preparati, coadiuvati da psicologo, assistente sociale e fisioterapista, a un piano di cura che, pur non combattendo direttamente la causa della malattia, garantisce la migliore qualità di vita possibile alle persone malate, attenuandone il dolore e tutti i sintomi, mirando nel contempo al benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale dell’ammalato e dei suoi cari.

E’ un reparto molto accogliente già a prima vista, soprattutto in questi giorni natalizi, perché addobbato con alberi e stelle di Natale che lo rendono caldo e festoso esattamente come un ambiente familiare. La struttura è in grado di accogliere dieci pazienti, ricoverati in camere singole, ciascuna dotata di bagno per i diversamente abili, mentre un singolo familiare può pernottare con l’ammalato nella stessa camera, dotata di una poltrona-letto. Il servizio vitto viene effettuato dalla cucina dell’ospedale e garantisce ai degenti ogni giorno varie possibilità di scelta tra diverse portate. Nella sala da pranzo, il malato assieme ai familiari può pranzare e cenare. Inoltre, a disposizione degli utenti vi è un locale cucina adibito a preparazione/riscaldamento alimenti. Il soggiorno è il principale spazio di socializzazione ed è dotato di TV e di una piccola biblioteca. I volontari LILT, che affiancano da poco tempo il personale medico del centro, col loro operato e i loro sorrisi allietano le giornate ai pazienti e ai familiari tutti, preparando e offrendo caffè e cioccolata calda per tutti, insieme a torte dolci e salate, sia per colazione  che per merenda.  Essi infatti, sono presenti nel reparto dal mese di settembre 2014 come tirocinanti, grazie all’Azienda Sanitaria di Ragusa che li ha selezionati dopo che gli stessi hanno partecipato prima al bando di un corso formativo gratuito chiuso il 02/05/2014,  a un colloquio con un psicologo per verificare l’idoneità e l’attitudine a fare volontariato, insieme ad un percorso di base di 20 ore e infine, per quelli ritenuti idonei, un tirocinio pratico presso l’Hospice di Modica della durata di 20 ore.

E proprio il 12 dicembre, a partire dalle ore 17,30 presso l’Hospice di Modica, per iniziativa della poetessa e volontaria  Enza Giurdanella e di tutti coloro che come lei hanno praticato il tirocinio di volontari LILT del reparto, si è tenuta una grande festa organizzata da loro stessi anticipando di qualche giorno la festa del Natale nel reparto. Festa durante la quale sono stati consegnati loro gli attestati, rendendoli così, alla presenza di una grande platea,  ufficialmente volontari della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e il loro compito è quello di affiancare l’équipe medica del reparto per sostenere col sorriso e la loro manualità nel coinvolgere i pazienti e i loro familiari stessi. I volontari LILT, hanno voluto ringraziare con una grande cerimonia anche la consegna dei quadri donati all’Hospice da parte di artisti modicani e della provincia iblea che hanno reso, coi loro dipinti, il reparto ancora più accogliente e sereno. Tanti gli artisti presenti all’evento, ne cito alcuni: il maestro Salvatore Fratantonio, Emanuela Iemmolo, Marica Occhipinti, Anna Ottaviano, GiEffe Giuseppe Fratantonio, Rosanna Criscione, Silvana Boccadifuoco, Guido Cicero che, in chiusura, ha ringraziato per il loro operato tutti i componenti del centro che lui stesso ignorava esistesse. Presenti anche l’artista modicano Piero Pisana, che ha letto alcune poesie di Carmelo Assenza, fra cui “U presepi“, e i componenti del gruppo modicano “Muorica Mia“ Carmelo Spadaro, Carmela Migliore, Marcello Bruno e Carmelo Cavallo alla fisarmonica, che  hanno cantato e suonato canzoni prettamente dialettali sul Natale. Non è mancata la presenza del primario del reparto, dottor Vittorio Cataldo, che ha ringraziato subito tutti indistintamente e poi si è seduto tra i malati presenti per lo spettacolo, parte del personale medico e infermieristico del reparto, lo psicologo dottor Michele Cappello, l’assistente sociale Marilena Lao, la psicologa della LILT di Ragusa dottoressa Rosalinda Arena. Una grande festa insomma, con anche un abbondante rinfresco finale che è stato distribuito in tutte le stanze del reparto ai degenti e ai parenti che non hanno potuto partecipare all’evento. Tombolata, regali e cena, sempre organizzati dai volontari in collaborazione coi parenti dei degenti, il 23 dicembre per celebrare la Vigilia in famiglia, questa grande famiglia che è l’Hospice.

“Esiste anche un tempo di attesa che merita di essere vissuto con le migliori cure, sia per il malato che per la persona che lo assiste. All’Hospice, infatti, non ci si prende cura solo del malato ma anche del suo entourage familiare che forma con il primo un tutt’uno da accudire nell’atroce situazione creata dalla malattia. E’ quindi prima di tutto il luogo della non-solitudine familiare, della condivisione del dolore, della socializzazione e della solidarietà ma soprattutto un luogo dove la vita diventa durata e il tempo si percepisce solo nella dimensione di quest’ultima che raccoglie e unisce insieme, come in un piccolo scrigno, ogni istante vissuto accanto ai propri cari che stanno per lasciarci. Per l’esperienza che ho vissuto, è il luogo dove questo conflitto si spezza e viene meno ogni umana rabbia, dove ci si abitua a soffrire non da soli, ma amorevolmente accuditi da tutto lo staff di infermieri e di operatori socio-sanitari che ci lavorano con dedizione sotto la guida sicura e rassicurante del dottor Vittorio Cataldo, degna personificazione del giuramento di Ippocrate. Le mie non vogliono essere parole lusinghiere da parte di chi sta prendendo commiato, almeno finché la vita vorrà, da un luogo che lo ha servito in tutti i sensi negli ultimi mesi di vita di una persona cara, ma aspirano a diventare un messaggio di forza a non arrendersi anche quando la malattia meschina e brutale bussa alla nostra porta. La mia lettera vuole essere un sentito ringraziamento a tutto il personale di questa struttura che ha contribuito con la sua professionalità e umanità e rendere meno pesanti e tristi i mesi vissuti al suo interno”. Queste parole sono tratte da una lettera scritta il 20 settembre 2011 da Manuela Pitino, figlia di un paziente. La lettera, insieme a tante altre, si trova all’interno di un libro blu, blu come il colore del cielo e di tutte  le porte delle stanze del reparto. Un libro che parla da solo a chi entrando nella saletta d’attesa del reparto, come calamitato va a sfogliarlo soffermandosi a leggere e con serenità sorride dignitosamente al dolore, perché tra le pagine di questo libro, come pure in tutto ciò che lo circonda, il Natale lo si respira tutti i giorni e tutte le volte che un sorriso donato col cuore riesce ad alleviare il dolore della sofferenza a chi ne ha più bisogno. Ecco, questo è il Natale!

Sofia Ruta