mercoledì, 25 Maggio 2022

ECONOMIE SENZA DENARO, PRESENTIAMO UNA PROPOSTA

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II credit crunch favorisce l’espansione di scambi non monetari come il trading commerciale tra imprese mediante lo scambio di beni e servizi in “compensazione”.

Tenuto conto che la crisi economico-finanziaria mondiale (originata negli USA da errori e malversazioni nel sistema finanziario) dal 2008 a oggi ha messo in ginocchio la nostra economia – rispetto agli altri Paesi europei, ad eccezione della Grecia ha fatto sì che le monete complementari hanno avuto un peso rilevante nelle transazioni commerciali.

Precisiamo che queste scelte hanno avuto un peso maggiore – rispetto all’Italia – in altri Paesi come gli Stati Uniti, il Giappone, la Svizzera e molti altri Paesi europei.

Per uscire dalla stretta creditizia in cui si trovano molte imprese, una lezione ci viene dalla Svizzera che da tanti anni ha creato un modello virtuoso (che ha fatto scuola), cioè la “Banca Wir”, che a oggi supera le 70mila piccole e medie imprese che fanno parte del circuito.

Esistono varie forme di scambi non monetari nei Paesi post-industrializzati, compreso il nostro, che andremo a esaminare in profondità nel seguito di questo nostro contributo.

In queste pagine m’interessa sviluppare una riflessione in merito ad alcuni interrogativi sollevati dal ricorso alle monete complementari in un discorso di largo respiro.

Questo lavoro presenta un’ulteriore evoluzione delle nostre idee sulle varie forme di supporto al divenire dell’economia o della così detta “scienza triste”.

Spero di riuscire a dare una risposta a tanti imprenditori che si chiedono dove stia andando la scienza economica. E’ una domanda che di solito ci si chiede o si pone nei momenti di crisi.

Purtroppo nella vita quotidiana riscontriamo, nostro malgrado, che i nostri governanti (più che i “vizi” comportamentali di alcuni economisti) dimenticano o ignorano come funziona il mercato, comportandosi di conseguenza in modo freddo e meccanico, tradendo la fiducia degli operatori economici e non solo, calpestando il dialogo e la fiducia. A questo punto ci viene spontaneo citare William Hazlitt che così tuonava: “L’astuzia è l’arte di celare i nostri difetti e di scoprire le debolezze degli altri”.

Nei prossimi numeri contribuiremo a dare una risposta. Almeno speriamo.

Salvatore G.Blasco
Economista

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