venerdì, 30 Settembre 2022

IL FANTASMA DEL CASTELLO

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Con un comunicato del 28 marzo il Movimento 5 Stelle lamenta l’attuale situazione del Castello dei Conti, per il quale erano stati stanziati dei fondi a scopo di restauro i cui lavori erano stati ben presto, come accade regolarmente in Italia, abbandonati, pertanto sollecita il sindaco Abbate a intervenire per restituire al più presto il Castello alla Città.

Non potremmo che condividere questa esortazione se non avessimo vissuto, come giornale, questa città fin dal lontano 1988, esortando costantemente, a nome dei cittadini, le tante amministrazioni che l’hanno attraversata a intervenire là dove poi non sono mai intervenute. O, forse ancor peggio, sono intervenute male.

E’ appunto questo il caso del Castello dei Conti.

In passato, e per molto tempo, l’immobile era stato affidato a un’opera pia, il cui consiglio di amministrazione era composto, per statuto, in parte da rappresentanti del clero e in parte da rappresentanti della Pubblica Amministrazione. Aveva ospitato, attraverso gli anni, un asilo, una casa di accoglienza per ragazze madri, un istituto musicale, la Scherma Modica. Ma tutto questo dove era avvenuto? Nei locali costruiti a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento che si erano sovrapposti ai resti originali del Castello, resti che, contrariamente a quanto ufficialmente sostenuto, esistevano ancora, ben rintracciabili solo scavando un po’, perché il terremoto del Seicento non l’aveva completamente raso al suolo. Adesso parlare di restauro pone un interrogativo fondamentale: che cosa vogliamo restaurare? Nel momento in cui i fondi erano stati stanziati si era parlato dei locali attualmente esistenti, anche allo scopo, si era detto, di realizzare un auditorium (un altro!) o di trasferirci gli uffici comunali di rappresentanza. Era dunque evidente che il restauro avrebbe riguardato esclusivamente i locali esistenti (anche perché i fondi stanziati non avrebbero permesso di più) e cioè i brutti stanzoni, chiaramente non medievali e sicuramenti non pertinenti a un castello nobiliare, di costruzione quasi moderna. Aveva un senso tutto questo? Non ci pare proprio!

Il sindaco Ruta, approfittando di un cavillo legale, era riuscito a estromettere l’opera pia dalla gestione dell’antica struttura con l’intento (almeno così ci aveva dichiarato) di recuperare le vestigia dell’antica Contea. Per farlo, ovviamente, occorrevano fondi, tanti fondi, e quelli che arrivarono durante le amministrazioni seguenti non permettevano certo di procedere a un’operazione così importante e complessa, così si accettò il compromesso di una rabberciata delle costruzioni posteriori, che, a dirla tutta, sembrano più delle vecchie stalle che le sale di un qualsiasi castello.

Se vogliamo davvero che il Castello dei Conti ritrovi il suo significato, diventi meta di turisti presentandosi come simbolo dignitoso e fiero di una città antichissima quale Modica è, dobbiamo necessariamente pensare a un restauro vero, che cioè riesca a recuperare le segrete, la stanza della tortura, la sala del consiglio, insomma tutto quello, tanto, che non è andato ancora completamente distrutto e di cui anche questo giornale molti anni fa diede testimonianza pubblicando le foto scattate all’interno.

Già avemmo occasione di dirlo in passato e non possiamo che ripeterlo: rabberciare la struttura più moderna per renderla fruibile al pubblico vorrebbe dire rinunciare per sempre a tutto quello che ha rappresentato il simbolo della Contea, vorrebbe dire rinunciare al simbolo stesso, o meglio dichiarare simbolo della nostra città la decadenza nella quale da tempo è caduta. Non vorremmo mai assistere all’alba di quel giorno!

 

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