sabato, 14 dicembre 2019
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CERCASI CONTE DISPERATAMENTE

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La Contea di Modica, di cui noi siamo gli ultimi, indegni, eredi, non esiste più come entità giuridica da diversi secoli. Regnum in regno, contendeva ai re di Sicilia il primato sull’isola. Della sua gloria ci facciamo vanto noi modicani, anche se non siamo stati capaci di dedicare a Manfredi Chiaramonte o al conte Mosca o alle famiglie Enriquez e Cabrera neanche un vicolo, magari strappandolo agli imperanti ed onnipresenti Savoia che tanto danno e disdoro hanno portato all’intera nazione.

La Contea aveva Modica per capoluogo, ma si estendeva nel Val di Noto e in larga parte anche negli altri due Valli: a Palermo, in piazza Marina, si erge fiero il Palazzo dei Chiaramonte, lo Steri, e tanti sono i castelli dei conti di Modica sparsi per la Sicilia.

Poco tempo fa è morta la vecchia duchessa d’Alba, la donna più titolata del mondo: tra i tanti blasoni, anche quello di contessa di Modica. Ufficialmente esiste un nuovo conte, nella persona del figlio maggiore di Cayetana Fitz-Roy Stuart, Carlos, attempato elegantissimo gentiluomo sivigliano che, probabilmente, non ha mai messo piede a Modica e che, se va bene, ne conosce appena il nome.

Tutto ciò per dire che, per come stanno andando le cose in Sicilia, e in specifico modo nell’ex Contea, sarebbe bello poter avere un giovane e baldo conte capace di raddrizzare le cose storte che non vanno e di riportare dalle nostre parti almeno un poco dello splendore passato.

Nonostante le tante belle parole, le dicharazioni d’intenti e le roboanti promesse, dai governi tutti – tanto da quelli passati e, spiace dirlo, anche da quello attualmente al potere – siamo stati considerati cittadini di serie C. Un po’ alla volta ci stanno togliendo tutto, non solo beni e servizi ma anche dignità.

Con la scusa del taglio dei “rami secchi” ci hanno privati della ferrovia. Non solo non è stato fatto nulla per rinvigorirla, essendo il mezzo di trasporto di massa più ecologico ed efficiente, ma addirittura oramai chi volesse insistere a prendere il treno, mettiamo da Roma a Siracusa, può andare in Frecciarossa a caro prezzo fino a Napoli, scendere coi bagagli, aspettare l’Intercity che comincia a fermarsi a Salerno, a Sapri e poi, via via, per tutta la lunghissima Calabria a Paola, a Lamezia fino a Villa s.Giovanni dove, a piedi e coi bagagli, potrà prendere il ferribotte fino a Messina Marina, dove prenderà un treno urbano per Messina Centrale; finalmente, a bordo di una littorina antidiluviana, raggiungerà Siracusa in poco meno di dodici ore, se è ancora in vita.

Il giovane conte potrebbe pretendere, lasciando per ora perdere il ponte sullo Stretto, bello e impossibile, almeno il ripristino dei treni a lunga percorrenza, dei quali almeno due rapidi. Il baldo ragazzo saprebbe poi appropriarsi di tutta la rete regionale e recuperare i rami secchi trasformandoli in efficienti collegamenti diretti tra i capoluoghi e, da questi, in metropolitane di superficie: pendolari, merci e turisti se ne avvantaggerebbero con una ricca ricaduta economica e occupazionale.

Chi ha una certa età ricorderà con un po’ di nostalgia la vettura diretta Roma-Vittoria, i confortevoli wagon-lit della Freccia del Sud o le carrozze pullman del Peloritano, il vagone ristorante o almeno il bar… Adesso, alla faccia dell’incremento del turismo quale unica industria non troppo inquinante, chi deve scendere in Sicilia in treno sappia che il servizio sarà degno delle tradotte militari anteguerra: ci aspettiamo quanto prima i vagoni piombati stile Auschwitz, magari con la scusa che tanto in treno ci viaggiano solo i migranti scampati all’annegamento nel Canale di Sicilia che, com’è noto, a stare scomodi ci sono abituati!

Ancora sui trasporti: è di qualche giorno fa la notizia che il raddoppio della Catania-Ragusa non compare più nell’elenco delle infrastrutture previste dal governo. Il comparto degli Iblei, già penalizzato dalla incompiuta autostrada Siracusa-Gela e privo di collegamenti decenti con Palermo, continuerà ad essere mantenuto in isolamento nonostante sia il più produttivo della regione: ma, cari terroncelli, siete o no a sud di Tunisi? Non vi dice niente il fatto che da voi crollano i viadotti appena costruiti e collaudati?

Altro tasto dolente: l’energia. Il nostro sottosuolo viene regolarmente sucato dalle compagnie petrolifere, che pretendono ulteriori sondaggi e altre piattaforme a mare. Loro si fanno i bei soldi, e a noi lasciano mare e terra devastati, scorie di raffinazione e malattie, per non dire della beffa di avere i carburanti alla pompa tra i più cari d’Italia. Le fonti di energie rinnovabili sono state occasione di ulteriori speculazioni, in gran parte anche mafiose, grazie alla politica degli incentivi statali: tutti paghiamo in bolletta un’addizionale a favore delle rinnovabili che però è a vantaggio di pochi. Visto che la Sicilia produce molta più energia elettrica del suo fabbisogno, questa viene esportata in Continente in cambio di… niente! Ricordiamoci che in occasione del grande blackout nazionale, causato qualche anno fa dalla caduta di un albero su una linea alpina, la nostra corrente fu mandata al nord lasciandoci al buio per quasi due giorni. Equità vorrebbe che chi produce un bene a costo di sacrifici e di rischi, fosse almeno compensato con tariffe favorevoli o con servizi migliorati: non solo non godiamo di privilegi economici, ma gli impianti sono vecchi e basta un temporale per mandare in tilt tutta la baracca! Le nostre città, anche quelle che fanno parte del patrimonio dell’umanità, e le nostre pittoresche campagne continuano ad esser bruttate da impianti e tralicci obsoleti che, nonostante le proteste e le petizioni dei residenti, l’ENEL non si cura di togliere, forse pensando che stanno lì da tanto di quel tempo che si potrebbero anche considerate “barocche”, e come tali, da tutelare per i posteri.

Quanto lavoro avrebbe da fare il conte di Modica!

Saprebbe costringere Roma a rispettare il blocco del MUOS. Riuscirebbe a riportare a Modica il Tribunale, che ha un ampio parcheggio e locali nuovi rispetto a quello di Ragusa, e che è costato un sacco di soldi ai contribuenti, o a completare ed aprire completamente l’Ospedale Maggiore, facendone un policlinico di eccellenza a livello interprovinciale. E poi finire tutti i lavori pubblici insabbiati da anni di scartoffie burocratiche… l’elenco potrebbe continuare a lungo.

AAA Cercasi giovane volontario capace tenace determinato carismatico per governare antica Contea. Assicurasi scarso reddito molti nemici molto onore. Astenersi perditempo politici profittatori.

Di tipi così non se ne trovano facilmente. Però un conte in gamba l’abbiamo: consoliamoci tenendoci stretto il giovane olimpionico Giorgio Avola, schermidore d’oro, nominato Conte di Modica honoris causa a furor di popolo nel 2012.

ldnp

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