lunedì, 18 novembre 2019
migranti

SCONVOLTI NELLE EMOZIONI ANNICHILITI NELLA RAGIONE

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Ci sono avvenimenti, come la recente catastrofe d’immigrati, che sconvolgono le emozioni, che generano identificazione e lasciano annichiliti. Ci sono poi, subito dopo, dichiarazioni e prese di posizione da parte di politici e governatori che sconvolgono la ragione, che, oltre a fare annichilire per la sfacciataggine, offendono per la pochezza culturale e assumono il potere di sconfortare e far disperare per il futuro dell’umanità.

Già sappiamo che la vita sulla terra è in serio pericolo perché consumiamo più di quanto la terra produce, già fa tremare i polsi l’immobilismo dei politici verso l’inversione di rotta da questa china fallimentare.

Sappiamo, perché lo predicano gli scienziati, che il modo in cui l’economia viene condotta, sotto l’egida del capitalismo e del liberismo deregolarizzato, rischia di far surriscaldare il pianeta mettendo a rischio l’esistenza del pianeta e della vita su di esso in tutte le sue forme, già temiamo perché non vediamo compiere un minimo passo verso una messa in discussione di questa rotta folle.

Vediamo cinismo, indifferenza, sordità o forse impotenza verso le catastrofi umane di proporzioni bibliche, come quella dell’immigrazione che si riversa sul Mediterraneo, dove una parte d’umanità decisamente criminale fa affari con la merce umana in forma più atroce della tratta degli schiavi dei tempi medioevali.

Nella modesta posizione di semplici cittadini all’oscuro degli elementi di realtà presenti nelle zone dell’esodo non ci sentiamo di condurre analisi esaustive sulle strategie da seguire per evitare che esseri umani, certamente sofferenti, certamente sconvolti nella loro esistenza, facciano questa misera fine.

Tuttavia non meritiamo di essere presi per i fondelli dai vari apparenti saputelli che balbettano soluzioni semplici per un problema complesso, trascurato da tutti, da troppo tempo, tanto da essersi trasformato in cronico ed endemico.

Soprattutto non meritiamo di veder prospettare soluzioni ai problemi confacenti alla campagna elettorale sulla pelle di vite innocenti sacrificate sull’altare del cinismo.

Una forma di elementare buonsenso ci dice che la soluzione non si trova perché neanche la si cerca, perché la si pretende semplice ed economica, cioè la moglie ubriaca e la botte piena.

Un’elementare forma di sfiducia e di diffidenza verso chi oggi dovrebbe occuparsi del destino del mondo e dell’umanità ci porta a pensare che in fondo sacrificare l’umanità che giace alla base della piramide venga vista come una pratica di disinfestazione.

Questo pensiero malevolo purtroppo ci viene confermato dal fatto che quando i fenomeni diventano inarrestabili si risponde sempre allo stesso modo: con la guerra. Con la più imbecille e la più inutile delle risposte di fronte alle difficoltà. La guerra è come il diserbante, uccide l’infestante per un po’, poi le erbacce ricompaiono.

Il problema è complesso e complessa e sfaccettata dovrà essere la soluzione. Tutti quelli privi di potere capiamo che per sottrarre gli innocenti ai criminali che lucrano sulla disperazione bisogna organizzare, a livello di Nazioni Unite, dei cordoni umanitari che individuino in loco quelli che hanno diritto allo status di rifugiato politico ed attivare una via di fuga legale e protetta. Insomma ai trafficanti bisogna togliere la materia prima.

Questa umanità perseguitata, se ancora vogliamo dirci civili, va tutelata, accolta dignitosamente dal punto di vista materiale e poi piano piano va integrata. Perché ciò possa realizzarsi bisogna pianificare, investire, e, cosa non secondaria, bisogna organizzare.

Non può essere solo il paese costiero degli sbarchi a farsi carico di questo esito di proporzioni bibliche, bisogna farsene una ragione, il fenomeno è inarrestabile, la Comunità Europea la deve smettere di essere una contraddizione in termini, deve comportarsi da comunità, deve smetterla col gioco infantile degli egoismi nazionali, altrimenti il fenomeno finisce col ritorcersi contro le singole nazioni.

Non è possibile lasciare i sindaci da soli ad affrontare la questione, non è tollerabile che alcuni comuni vengano stravolti dal peso eccessivo della presenza di sfollati ed altri se ne lavino le mani. La densità di presenza deve avere un’incidenza percentuale sostenibile ed essere equamente distribuita. Altrimenti è fallimento per chi accoglie e per chi è accolto. Il Governo centrale italiano deve intervenire fissando criteri. Basta propaganda, basta passerelle per esibire muscoli, piuttosto umiltà ed umanità, materia prima che ai politici proprio manca.

Un’altra cosa è colpire la criminalità che lucra sulla sofferenza e sulla morte. Alcuni studiosi conoscitori del problema dicono trattarsi di una forma di commercio criminale secondo per ampiezza solo a quello della droga, organizzato, fatto di gente capace, lucida, cinica, con senso spiccato degli affari e senza scrupoli.

Se si vuole combattere su questo fronte si devono cercare gli organizzatori e non gli scafisti che, se pur complici, sono solo pesci piccoli. Su questo versante ci vogliono idee strategiche, risorse, pianificazione internazionale in strategie giudiziarie, insomma volontà politica, tempo, leggi e risorse umane specializzate.

Se poi si vuole aiutare questi miserabili a rimanere a casa propria come afferma l’esponente della lega Salvini, allora bisogna dirgli che non basta la sua arroganza da bullo capace solo di fare propaganda elettorale, e neanche basta la guerra guerreggiata che generebbe il suo ipotetico agire, sempre che sia consapevole di quello che dice.

Per raggiungere l’obiettivo di aiutare questi poveracci a non emigrare bisogna cambiare le regole del gioco del capitalismo, bisogna cambiare modello di sviluppo, bisogna estromettere dall’Africa le multinazionali che sfruttano il continente e non permettono che i poveri del mondo possano sfamarsi coltivando la terra perché l’hanno occupata per i propri fini che non sono certo quelli dello sviluppo locale.

Il fenomeno immigrazione è un fenomeno di proporzioni epocali ed è inarrestabile, è il risvolto delle diseguaglianze sociali sempre crescenti, è il risvolto della globalizzazione non governata pensando agli individui ma organizzata esclusivamente per accumulare profitti. L’immigrazione massiccia è una forma inedita di rivoluzione che purtroppo si riversa solo su altri poveri

L’umanità nel suo misero abbandono non sopporta più la disparità di misura usata tra le merci e l’uomo, non sopporta più di vedere l’attenzione massima verso le merci e il denaro che ha generato il mercato mondiale. Non sopporta più la globalizzazione a scapito dell’indifferenza totale verso gli esseri umani a cui viene negata anche la transnazionalità.

Non appare tollerabile che si curino con scrupolo i trattati commerciali e si ignorino totalmente le ragioni di elementare sussistenza degli individui inermi.

L’immigrazione di massa è un sintomo, è la febbre di una malattia che affligge il pianeta, è una metastasi di un male che si chiama cupidigia, è una forma di crescita esponenziale delle cellule cancerogene generate dal dio denaro. Si manifesta sotto forma di indifferenza verso il destino dell’umanità, per questo l’unica terapia che si pensa di praticare è la guerra, una sorta di chemioterapia che conduce inesorabilmente a morte ma fa fare profitti agli azionisti delle multinazionali che fabbricano armi.

Stiamo vivendo (per così dire) come se fossimo l’ultima generazione sulla terra, dobbiamo accaparrare il più possibile (per farne cosa poi?). Non ne abbiamo nessun diritto, abbiamo invece il dovere di lasciare un pianeta vivibile alle generazioni future e una terra capace di perpetuarsi nel suo prodigio.

Carmela Giannì

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